LA SENTENZA

PROCESSO BUSSI: TUTTI ASSOLTI I 19 IMPUTATI. PRESCRITTI PER DISASTRO COLPOSO

Redazione Pdn

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PROCESSO BUSSI: TUTTI ASSOLTI I 19 IMPUTATI. PRESCRITTI PER DISASTRO COLPOSO
CHIETI. Tutti assolti dal reato di avvelenamento perchè il fatto non sussiste. Reato di disastro ambientale derubricato in disastro colposo e quindi non doversi procedere per intervenuta prescrizione. E' la sentenza emessa, venerdì pomeriggio, dalla Corte d'Assise di Chieti, presieduta dal giudice Camillo Romandini (giudice a latere Paolo Di Geronimo), riguardante la mega discarica di Bussi. I 19 imputati erano quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison.
I pm del tribunale di Pescara Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini avevano chiesto 18 condanne e un'assoluzione e pene da 4 a 12 anni e otto mesi per un totale di 180 anni complessivi. I 19 imputati sono stati assolti dal reato di avvelenamento delle acque e, per quanto riguarda l'altro capo di imputazione, il disastro ambientale, la Corte ha derubricato il reato in disastro colposo e gli imputati sono stati dunque giudicati non colpevoli per sopraggiunta prescrizione.

IL DISPOSITIVO
La Camera di Consiglio della Corte d'Assise di Chieti che ha emesso la sentenza sulla megadiscarica di Bussi è durata cinque ore e ha emesso un dispositivo di sei righe. Nel dispositivo siglato dal presidente Camillo Romandini si legge: "Visti gli articoli 442 e 530 CPP assolve gli imputati dal reato loro ascritto A 'avvelenamento acque' perché il fatto non sussiste. Visti gli articoli 521 e 531 CPP previa derubricazione del reato contestato B (disastro ambientale doloso) in quello di disastro colposo ex art.449 CP dichiara di non doversi procedere nei confronti degli imputati per intervenuta prescrizione".
Le motivazioni verranno depositate entro 45 giorni.

CHE SIGNIFICA LA SENTENZA

Le sei righe del dispositivo ora apriranno un nuovo mondo che si sta già trasformando in un vero e proprio “universo parallelo giudiziario” dove la verità storica potrebbe anche non coincidere con quella scritta nell’aula di tribunale.
Semplificando per quanto riguarda il capo A dell’imputazione molti degli imputati erano accusati di aver avvelenato le acque, dunque i pozzi dell'acquedotto che  ha distribuito il liquido a oltre 500mila persone per decine di anni, e i fiumi.
Scrivendo le parole “il fatto non sussiste” i giudici hanno detto che l’avvelenamento delle acque non c’è stato, in altre parole i pozzi non sono stati avvelenati.
Dunque una affermazione netta e precisa quella della Corte che va decisamente in senso opposto rispetto a quanto detto e provato finora, persino dall’Istituto superiore della Sanità.
Eppure una strada “mediana” c’era pur volendo assolvere gli imputati bastava scrivere “per non aver commesso il fatto”, in questo caso l’inquinamento sarebbe rimasto anche nella realtà virtuale giudiziaria ma gli imputati non avevano commesso il reato di avvelenamento.
Per quanto riguarda il capo B, invece, per effetto della “derubricazione” dal dolo (la volontà di inquinare) alla colpa (non averlo impedito) il reato di disastro ambientale colposo manda tutti i 19 imputati prescritti e per assurdo anche per l'unico per il quale i pm aveva chiesto l’assoluzione. Questo potrebbe significare anche che il disastro c'è stato ma non ha provocato l'avvelenamnto delle acque.

Altra conseguenza potrebbe essere che proprio grazie a questa formula del capo B le parti civili potranno chiedere il risarcimento danni attraverso un separato giudizio civile.  
Questo al momento è possibile dire con certezza ma sarà nelle motivazioni che i giudici spiegheranno tutto nel dettaglio.

LE RICHIESTE DI CONDANNA

Dodici anni erano stati chiesti per Guido Angiolini, amministratore delegato di Montedison dal 2001 al 2003, e per Luigi Guarracino. E ancora, fra le pene più alte, 11 anni erano stati chiesti per Leonardo Capogrosso, coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano; Salvatore Boncoraglio, responsabile protezione ambientale e sicurezza della sede centrale di Milano; Carlo Vassallo, direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997; Nazzareno Santini, direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992; Maurizio Aguggia e Giuseppe Quaglia.
Le altre richieste di condanna erano: 10 anni e 4 mesi per Camillo Di Paolo, Vincenzo Santamato, Giancarlo Morelli, Angelo Domenico Alleva e Mauro Molinari. Chiesti 7 anni per Luigi Furlani, Alessandro Masotti e Bruno Parodi. Le richieste di condanna riguardano 18 dei 19 imputati.
L'assoluzione per non aver commesso il fatto era stata chiesta per Maurizio Piazzardi, mentre per Nicola Sabatini l'accusa aveva chiesto 4 anni per il disastro ambientale e l'assoluzione per l'avvelenamento dell'acqua.
Invece la Corte d'Assise ha deciso: tutti assolti e prescritti.