LA SENTENZA

Processo Bussi, «veleni della discarica come le presunte armi chimiche di Saddam»

Giudici in camera di Consiglio. Sentenza in serata

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CAMILLO ROMANDINI

Camillo Romandini, il nuovo giudice


CHIETI. E' iniziata con le controrepliche delle difese, durate circa tre ore, l'ultima giornata del processo in Corte d'Assise per la megadiscarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino.
La Corte d'Assise, presieduta da Camillo Romandini, è poi entrata in camera di Consiglio per stilare la sentenza dopo le ultime parole dei difensori dei diciannove imputati, per le quali i pm della Procura di Pescara, Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, hanno chiesto condanne che vanno dai quattro anni ai dodici anni e otto mesi per i reati di disastro ambientale e avvelenamento delle acque.
La condanna piu' pesante e' stata chiesta nei confronti di Carlo Cogliati, 75 anni, all'epoca dei fatti, amministratore delegato pro tempore di Ausimont. Quella piu' lieve, 4 anni, per Nicola Sabatini, 87 anni, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975). Assoluzione solo per Maurizio Piazzardi, 42 anni, perito chimico.
Gli imputati sono 19, quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison, accusati di avvelenamento delle acque e disastro ambientale. Ventisette le parti civili, tra Regione, ministero, presidenza del Consiglio, Comuni, associazioni e ambientalisti. Diciotto le richieste di condanne ed una quella di assoluzione.
Procura e Avvocatura dello Stato sono state durissime nelle loro richieste ma, a quanto trapela dall'aula, le difese, per giustificare il comportamento degli imputati e confermarne l'innocenza, hanno citato anche la guerra in Iraq scatenata da Bush con le illazioni sulle presunte armi chimiche di Saddam.
«Voi dovete tenere la schiena dritta, perché fuori si invoca la forca»: ha chiuso così la sua replica l'avvocato difensore di Guido Angiolini, ex amministrare delegato di Montedison Tullio Padovani, rivolgendosi ai giudici che stavano entrando in Camera di Consiglio.
L'avvocato Padovani ha chiaramente fatto intendere alla Corte d'Assise le aspettative dell'opinione pubblica e la delicatezza della sentenza sul processo per la megadiscarica di Bussi sul Tirino dove a vario titolo dirigenti e tecnici nazionali e di Bussi della Montedison sono alla sbarra per disastro ambientale e avvelenamento acque. 


Il presidente Camillo Romandini nell'aprire la Camera di Consiglio ha dato appuntamento ai legali per un punto sulla situazione attorno alle 17, per vedere a che punto è la discussione e dare tempi certi sulla lettura della sentenza che si prevede prima di cena.
L'avvocato Cristina Gerardis, che rappresenta gli interessi dell'Avvocatura dello Stato, subito dopo l'apertura della Camera di Consiglio ha spiegato che «dall'esito di questa sentenza non dipende per lo Stato alcuna decisione per ottenere il ripristino ambientale dell'area».
«A parte il procedimento del ministero dell'Ambiente nei confronti della Montedison che pende al Consiglio di Stato - ha detto la Gerardis - dove si impone all'azienda lavori urgenti onerosi per la tutela ambientale, è bene chiarire che la Corte d'Assise emette esclusivamente il giudizio penale. Per questo è già pronta da parte dello Stato la citazione civile nei confronti dell'azienda per il ripristino ambientale e per gli eventuali danni economici laddove non fosse possibile fermare l'inquinamento. Noi spettiamo l'esito di questo processo con la serenita' di chi la lavorato con il massimo impegno.
«Qualsiasi cosa decideranno i giudici non cancella il disastro ambientale ormai provato con una marea di dati. Il disastro ambientale esistite, adesso e' oggettivo. I giudici decideranno se ci sono dei responsabili, noi ci scontriamo con la triste realta' di una valle inquinatissima fino alla foce», ha commentato invece Augusto De Sactis, del Forum abruzzese dei Movimenti per l'acqua, al termine dell'udienza relativa al processo Bussi.
«In Italia - ha aggiunto - ci sono molti processi simili a questo. Il nostro Paese e' molto inquinato, ci sono migliaia di siti inquinati. Noi dobbiamo pensare a porre rimedio a questa situazione, sicuramente ottenendo giustizia perche' chi ha inquinato deve pagare fino all'ultimo centesimo". Per quanto riguarda i tempi della prescrizione, De Sanctis ha detto che il disastro ambientale si prescrive tra un paio di anni, mentre per l'avvelenamento delle acque "non sara' un problema».