TECNICI E ORATORI

Abruzzo. Punti nascita, ecco i contenuti tecnici della decisione del Comitato regionale

Le critiche (solo) politiche evidenziano il calibro della classe dirigente abruzzese

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4638

Abruzzo. Punti nascita, ecco i contenuti tecnici della decisione del Comitato regionale

ABRUZZO. Sono 23 i componenti del Comitato tecnico che ha deciso quali sono gli 8 Punti nascita che rimangono aperti in Abruzzo. Di questi 4 erano assenti al momento della votazione (Sandra Di Fabio, Angelo Muraglia, Gaspare Carta e Gianna Tollis) mentre non hanno firmato il verbale Loredana Di Marcello, Ivana Nepomuceno e Bruna Iavicoli che hanno fatto sapere di aver votato no. Questo si legge nel documento-verbale di 14 pagine in cui sono evidenziate tutte le motivazioni tecniche che hanno portato alla scelta finale.
Dopo l’anticipazione di PrimaDaNoi.it, la prevista chiusura dei Punti nascita di Ortona, Penne, Atri e Sulmona ha provocato molte reazioni dei “delusi”, ma le motivazioni di chi protesta sono più politiche che sanitarie.
Va all’attacco di D’Alfonso e Paolucci (peraltro estranei alla decisione del Comitato) il centrodestra, che pure sotto Chiodi e con un altri tecnici (ginecologi, pediatri, ostetriche, anestesisti ecc.) aveva raggiunto gli stessi risultati e cioè gli stessi 8 Punti salvati (con l’aggiunta di Sulmona, per merito del sub commissario Giuseppe Zuccatelli). Però l’allora presidente-commissario non aveva voluto firmare questo provvedimento per la fiera opposizione dell’ex assessore Mauro Febbo alla chiusura di Ortona. E per questo il Tavolo di monitoraggio romano aveva considerato inadempiente l’Abruzzo, sollecitando l’attuale commissario a provvedere. Ha protestato il centrosinistra, che ha vissuto la scelta come un tradimento politico di alcuni territori.

IL CONTENUTO DEI LAVORI DEL COMITATO TECNICO
In realtà la discussione riportata nel documento della Direzione della salute racconta un’altra realtà di cui si insiste a non tener conto e cioè che non c’è stata nessuna contrapposizione e/o tradimento di questo o di quell’ospedale e tanto meno una discussione politico-amministrativa sui territori da tutelare o da colpire. Si è trattato solo di una valutazione dei dati e delle realtà in cui operano (e dovranno operare) i Punti nascita abruzzesi.
E’ vero che una decisione solo tecnocratica non può e non deve sostituire la politica, ma una scelta che non accetta i criteri tecnici adottati per realizzare il parto in sicurezza (per il bambino) se non viene condivisa dovrebbe almeno essere spiegata con motivazioni tecniche, lasciando da parte la difesa a prescindere di questo o quell’ospedale. Si tratta cioè non di chiedere le dimissioni di questo o quel politico o di votare solo no e basta: si dovrebbe dire se si è d’accordo di far nascere un bambino in un ospedale dove non ci sono attrezzature, turni dei medici H24, rianimazione intensiva neo-natale e così via.
Il Comitato, infatti, ha deciso sulla base dei criteri nazionali ai quali l’Abruzzo non può sottrarsi, «la fase di razionalizzazione  e di riduzione progressiva dei Punti nascita con numero di parti/anno inferiore a 500/1000» sarà garantita tutta l’assistenza sanitaria per consentire il parto in sicurezza, anche attraverso il miglioramento del servizio Stam (trasporto delle mamme) e Sten (trasporto di emergenza dei neonati) dagli ospedali senza punti nascita a quelli più attrezzati.
La discussione su questo punto è stata accesa, anche perché alcuni tecnici si sentivano più portatori di istanze del territorio di provenienza che delle loro esperienze professionali (per le quali erano stati chiamati a far parte dei 23). Ma qualcuno ha fatto notare che se una donna che sta per partorire si presenta in un ospedale in cui il ginecologo non è in servizio, ma solo reperibile, deve aspettare il suo arrivo almeno mezz’ora. Tanto vale caricarla in macchina o in ambulanza ed arrivare all’ospedale dove c’è un Punto nascita in cui la presenza del ginecologo è H24 e tutto è pronto per il parto.

I NUMERI
Successivamente è stato eseguito lo screening di tutti i posti letto dei Punti nascita, di tutti i reparti in funzione, dei parti/anno (in quelli da chiudere: Sulmona 328, Ortona 488, Penne 311, Atri 467) e della percentuale (altissima) dei parti cesarei, con la decisione finale di far restare aperti 3 Punti nascita di secondo livello, cioè più attrezzati (L’Aquila, Chieti e Pescara) e 5 di primo livello (Avezzano, Lanciano, Vasto, Teramo e Sant’Omero). In tutti questi ospedali dovranno esserci sale operatorie specifiche, sale travaglio e personale formato specificatamente.

LA POLITICA OMETTE I CONTENUTI TECNICI DELLA DECISIONE
Nelle contestazioni alla scelta finale del Comitato, di questi argomenti non c’è traccia. Che insomma la maggior parte delle critiche sia strumentale lo dimostra un fatto storico che riguarda proprio la chiusura di un Punto nascita. A Guardiagrele, manager Mario Maresca nominato dal centrosinistra, fu chiuso il reparto del professor Renzo Gaglione che effettuava addirittura più parti che ad Ortona (oltre 500/anno): infatti in ospedale non c’era la banca del sangue ed in caso di necessità o di emorragia la donna doveva essere trasportata a Chieti.
Allora nessuno ad Ortona protestò né tanto meno i politici del centrosinistra si schierarono al fianco di Gaglione e del suo reparto, perché la scelta era motivata dal punto di vista della sicurezza. Ora evidentemente questo criterio non viene più condiviso, se si insiste a difendere alcuni reparti solo perché la loro chiusura sarebbe un attentato all’ospedale, senza pensare che un parto difficoltoso può creare danni irreparabili al bambino e per tutta la vita. Altro dato che si rileva dal lavoro del comitato è che in Abruzzo c’è una media di parti cesarei (quasi il 40%) che è doppia di quella nazionale.
Segno inequivocabile che spesso questa scelta può dipendere dal fatto che non essendoci il ginecologo in turno di notte o presentandosi il parto un pò difficile, si sceglie la via breve del cesareo. Su questi aspetti le polemiche glissano e mentre per ogni malattia si cercano reparti ed ospedali di eccellenza – anche fuori Abruzzo, vedi l’alta mobilità passiva che secondo l’ultimo dato disponibile è costata 70 mln/anno solo per i ricoveri – per il parto si dovrebbe nascere dove capita, meglio e soprattutto sotto casa. Ma le mamme ed i padri sono d’accordo nel rifiutare per i loro figli reparti attrezzati?
Sebastiano Calella