DIPENDENTI PROVINCE

Provincia Teramo, dipendenti occupano il Consiglio

Preoccupazione per la riorganizzazione e i tagli al personale

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Provincia Teramo, dipendenti occupano il Consiglio

TERAMO. I dipendenti della Provincia di Teramo giovedì pomeriggio hanno occupato simbolicamente la sala consiliare: protestano contro le ipotesi legislative contenute nella Finanziaria in discussione in Parlamento che definiscono la riorganizzazione delle Province e il destino del dipendenti partendo dall’assunto che dal primo gennaio bisogna tagliare il 50% dei costi del personale.
Nell’ente teramano, secondo una recente analisi del Sole 24 ore, conterebbe 160 dipendenti di troppo da ricollocare presso altre realtà pubbliche

Dopo aver ringraziato il presidente Di Sabatino «la cui disponibilità ha consentito il confronto con il Consiglio» (già convocato per le 14) i sindacati Cgil, Cisl e Uil, a nome dei dipendenti, hanno presentato un documento che «richiama la Regione Abruzzo alle proprie responsabilità, quelle di riordinare - entro il 31/12/2014 - la legislazione di propria competenza, mantenendo o delegando ad altri enti le funzioni attualmente svolte dalle province ovvero confermandone a queste l’attribuzione, contestualmente al trasferimento delle risorse finanziarie allo scopo necessarie».
Nel documento inoltre, viene richiesto al Governo di sottoporre direttamente all’Osservatorio nazionale la mappatura dei bilanci delle Province, sulla cui base sono stati operati i tagli previsti nel disegno di legge di stabilità 2015, «al fine di verificare se le risorse che restano disponibili al comparto delle Province e delle Città metropolitane siano sufficienti per lo svolgimento delle funzioni fondamentali loro attribuite». La preoccupazione, molta, si sposterà nei prossimi giorni su altri tavoli istituzionali.
Di Sabatino ha proposto di far votare l’Ordine del giorno al Consiglio per poi sottoporlo alla Regione Abruzzo, insieme alla quale «vanno ricercate soluzioni possibili: intanto bisogna che si arrivi al più presto ad una legge organica regionale di riordino delle funzioni». 

Contestualmente, ha spiegato «stiamo lavorando a quantificare la spesa per per le funzioni che resteranno e stiamo provvedendo a ridurre i costi del personale con l’eliminazione della direzione generale, degli interim, le revisioni delle società partecipate. L’impegno fondamentale e prioritario rimane però quello di rivedere o meglio migliorare l’emendamento del Governo, emendamento che oggi si presenta molto approssimativo. Come amministratori faremo tutto quanto in nostro potere, intanto chiederemo ai parlamentari e ai consiglieri regionali di intervenire all’Assemblea dei Sindaci il prossimo 22 dicembre. Dovremo lavorare molto per riconquistarci la fiducia di tutti e dimostrare che le riforme per camminare devono essere sensate».

«EMERGENZA DA NON IGNORARE»
Fra gli interventi quello del consigliere Franco Fracassa, il quale, dopo aver menzionato tutte le altre «istituzioni già andate via da Teramo» ha sottolineato che «questa emergenza occupazionale anche un’emergenza per i servizi e la qualità dei servizi ai cittadini e che, per questo, coinvolge e deve coinvolgere attivamente tutti i sindaci, le organizzazioni sindacali, le associazioni», poiché «non si può ignorare che se centinaia di persone verranno trasferite anche il commercio e la vita economica e produttiva della città ne risentano».
Vincenzo Di Marco ha posto l’accento sull’importanza di «non sottovalutare il tema della tenuta sociale e quello della qualità dei servizi pubblici»: «occorre un punto di partenza comune nell’ottica della necessità impellente di riformare senza creare disservizi: Se siamo arrivati a questo punto è perché abbiamo perso dieci anni senza fare nulla e oggi ci troviamo a rincorrere i problemi di un Paese che deve cambiare e non riesce a trovare la strada giusta per farlo».
«Stiamo diventando il paravento dei debiti italiani, tutti scaricati sugli enti locali» ha sostenuto Massimo Vagnoni: «mi auguro che la Regione ci ascolti altrimenti restituiremo le deleghe».