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Esche avvelenate a Brittoli: sei cani da tartufi le prime vittime

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Esche avvelenate a Brittoli: sei cani da tartufi le prime vittime

BRITTOLI. Diciassette esche avvelenate sono state individuate da uno dei Nuclei Cinofili Antiveleno nati grazie al progetto Life Antidoto, condotto in questa operazione dal Corpo Forestale dello Stato, in località “Pontone” del Comune di Brittoli (PE) e il ritrovamento, purtroppo, si è accompagnato anche all’individuazione delle prime numerose vittime del veleno, ben sei cani da tartufo.
Le ricerche avevano preso avvio nella zona in seguito al ritrovamento, la settimana scorsa, nel territorio limitrofo del Comune di Corvara, di una volpe morta per sospetto avvelenamento. Un sospetto avvalorato dalle analisi dell’Istituto Zooprofilattico G. Caporale di Teramo, che ha  confermato che la sostanza utilizzata a Brittoli è la stessa ritrovata nella volpe: un prodotto estremamente tossico capace di portare alla morte in pochi minuti.

Si tratta del primo caso  di avvelenamento, dopo oltre un decennio,  nel territorio del Parco Nazionale Gran Sasso Laga,  Ente che ha fatto della concertazione con le comunità locali e del supporto alle attività zootecniche la principale forma di prevenzione  verso l’uso illegale del veleno.  
L’azione dei Nuclei Cinofili Antiveleno del Parco e della Forestale ha permesso di eliminare già numerosi bocconi avvelenati ma si ritiene plausibile che possano essercene altri. Per queste ragioni nei prossimi giorni continueranno gli interventi di ispezione e di bonifica con l’ausilio dei preziosi cani antiveleno, considerando che tutta l’area è intensamente frequentata dai cercatori di tartufi.
Allo scopo sono stati immediatamente interessati i Sindaci dei Comuni di Brittoli, Corvara e Carpineto della Nora, affinché siano messe in atto tutte le misure di prevenzione rese obbligatorie dall’Ordinanza Ministeriale del 18 dicembre 2009 e sue modifiche e integrazioni.  E poiché il veleno colpisce in maniera indiscriminata sia gli animali domestici che quelli selvatici, innescando incontrollabili catene di morte, si rende soprattutto indispensabile una capillare opera di informazione ai cittadini al fine di scongiurare altri casi di avvelenamento.