LA CANCELLAZIONE FARSA

Province d’Abruzzo, 725 dipendenti di troppo. «Si spendono 32 milioni oltre il necessario»

Venerdì mobilitazione dei lavoratori. Sindacati sul piede di guerra

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Province d’Abruzzo, 725 dipendenti di troppo. «Si spendono 32 milioni oltre il necessario»

Fonte: Sole24ore

ABRUZZO. Province d’Abruzzo: 725 dipendenti di troppo da ricollocare e un’eccedenza di spesa per personale pari a 31,7 milioni.
E’ quanto emerge da una analisi del Sole 24 Ore che ricostruisce, sulla base di dati UPI, la mappa dei possibili ‘esuberi’ di personale delle nuove Province alla luce della riforma Del Rio. Riforma che, incrociandosi con i tagli di risorse finanziarie inseriti nella legge di stabilità attualmente in votazione in Parlamento, esplica ora i suoi primi concreti effetti.
In verità, non si tratta di esuberi in senso tecnico, ma di personale a tempo indeterminato da ricollocare in altre amministrazioni (Comuni, Regioni, amministrazioni periferiche dello Stato), in virtù del trasferimento di quelle funzioni che non saranno più esercitate dagli enti di area vasta ‘riformati’.
Il maggior numero di esuberi si trova nella Provincia di L’Aquila: 263 dipendenti a tempo indeterminato di troppo (per una spesa di 10,2 milioni). A seguire la Provincia di Teramo con 160 esuberi (7,9 milioni), Chieti con 152 (7,3 milioni) e Pescara con 150 esuberi (6,3 milioni).
«Venerdì 19 occuperemo tutte le sedi provinciali per scongiurare questa sciagura, con sit-in
davanti alle Regioni affinché difendano i servizi ai cittadini», annunciano Rossana Dettori, Giovanni Faverin e Giovanni Torluccio, Segretari Generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil- Fpl.
I sindacati parlano di «Governo arrogante», e «insopportabile atteggiamento indisponente. Nessuna risposta sul caos generato da scelte inconcludenti. Abbiamo persino sentito negare l'esistenza di tagli lineari. Perderemo ancora
preziose professionalità e quindi occupazione, i cittadini pagheranno con lo smantellamento dei servizi».

Ieri intanto il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, unico rappresentante delle Province d’Abruzzo, ha preso parte all’assemblea del direttivo dell’Anci a Roma, al tavolo attivato dal Senato per studiare una strada che permetta di modificare il maxiemendamento sul futuro delle Province.
«Ad oggi è indubbio che se c’era un ente da accorpare e ridimensionare questo doveva essere la Regione e non certo le Province», ha detto Di Marco, «che negli anni hanno svolto, e potrebbero continuare a volgere, se la riforma non ce lo impedisse, un ruolo fondamentale per la vita delle istituzioni italiane. Il dramma del bilancio del nostro Paese non è certo Palazzo dei Marmi, o i suoi affini, e al tavolo ho ribadito la mia forte e netta contrarietà alla campagna che si è fatta in questi anni contro gli sprechi dell’ente. I veri sprechi, infatti, sono altrove. Per quanto riguarda, poi, il personale della struttura che rappresento, voglio dire ai dipendenti che farò di tutto per tutelarli e che sto già studiando ed elaborando con i tecnici approfondimenti per non intervenire sull’organico».
Ieri a L’Aquila si è tenuto invece un Consiglio provinciale straordinario come «grido di allarme», ha spiegato il presidente Del Corvo, «che si aggiunge ai segnali che vengono da tutte le amministrazioni provinciali, regionali e comunali d'Italia».
Del Corvo ha ribadito il suo giudizio negativo sulla legge Delrio 56/2014: «è ua riforma frettolosa che risulta inattuabile sotto il punto di vista tecnico».
«Mette in disaccordo tutti - dice - e fa tremare non solo le amministrazioni provinciali e i suoi dipendenti ma anche le Regioni e i Comuni, che non hanno alcuna intenzione di farsi carico delle funzioni provinciali. Una riforma frettolosa che risulta inattuabile sotto il punto di vista tecnico, considerato il termine previsto per il 31 dicembre entro il quale, gli osservatori regionali non saranno, di certo, in grado di raccogliere i dati finanziari e organizzativi delle province e sotto il punto di vista economico, considerato che, con i nuovi tagli alle Regioni previsti dalla legge di Stabilità, sarà impossibile, per quest'ultime, sobbarcarsi i costi dei servizi delle province. Ma la legge flop di Graziano Delrio, definita impossibile da attuare anche dall'Anci e dall'Upi, rischia di mettere in ginocchio, in primis i cittadini che non usufruiranno più delle attività essenziali come la viabilità, l'edilizia scolastica e il genio civile, poiché le Province dovranno, comunque, continuare a gestirle, anche senza risorse».
Quello che sarà a rischio paralisi - sostiene il presidente della Provincia - non saranno solo gli Enti e il reddito del personale dipendente, ma i servizi essenziali che non potranno più essere garantiti.

ANCHE DIPENDENTI TERAMO PROTESTANO
Intanto a Teramo giovedì i dipendenti parteciperanno al Consiglio provinciale. E' la prima delle iniziative concordate nel corso di un'assemblea del personale che si è conclusa mercoledì pomeriggio. A far discutere sono i tempi e le modalità previsti dall'emendamento in discussione in queste ore al Senato che contempla, da gennaio, il taglio del 50% delle spese del personale delle Province, rinvia a decisioni che devono assumere le Regioni rispetto al personale da ricollocare (entro marzo) senza però prevedere alcuna risorsa, non fanno cenno a incentivi al prepensionamento.
Il "peso" di queste decisioni è stato sintetizzato, oltre che dai sindacalisti e dai dirigenti, anche dal presidente Di Sabatino: «meno 5 milioni di euro sui servizi, meno 7 milioni e mezzo per il personale. In queste settimane abbiamo sensibilizzato i nostri parlamentari ma temo che dal Governo non arriverà alcun aiuto perchè questa riforma approssimativa l'hanno concepita loro, perchè c'è la partita delle Prefetture e quella delle Camera di Commercio.  La partita dobbiamo giocarla con la Regione, D'Alfonso ci ha scritto annunciando una legge organica. Io rispondo dicendo facciamo molto presto; nel frattempo stiamo preparando tutta la documentazione che serve: ricognizione puntuale sui servizi che  rimangono e di quelle che non dovremmo avere più per legge; numeri e costi del personale. Intanto stiamo tagliando dappertutto e mettendo mano alle partecipate. In questo momento non voglio aprire un conflitto istituzionale, anzi ho bisogno del contributo di tutti e di tutte le forze politiche per risolvere questo problema che per me non è solo il problema delle vostre trecento famiglie ma anche di quelle dei disabili, degli studenti, di chi va in macchina su strade insicure».
Non ci stanno, i dipendenti provinciali, a far passare l'idea che non vogliono «reinvestire su se stessi cambiando ente o ufficio». Il problema, come sottolineato dagli interventi è che: «non c'è alcuna garanzia di essere ricollocati, nessun obbligo per altri enti e molte poche probabilità che questo avvenga davvero».