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Mafia. Greco, «serve 416 bis anche per corruzione». E la proposta dei 5 Stelle resta in attesa

Roberti (Antimafia): «migliori provvedimenti dei grillini che quelli di Renzi

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L’AQUILA. «L'inchiesta su Mafia Capitale conferma quello che da tempo chiediamo, molti da tempo chiedono che venga esteso il 416 bis anche alla corruzione».
Ne è certo il procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Milano, Francesco Greco, che ha ribadito la sua posizione questa mattina a L'Aquila dove ha partecipato alla tavola rotonda organizzata dall'Agenzia delle Entrate sul tema "Noi contro la corruzione".
Greco ha fatto riferimento all'indagine di Roma, in riferimento all'estensione alla corruzione dell'articolo del codice penale che norma il reato di Associazione di tipo mafioso. «La corruzione non è solo di oggi, ce ne occupiamo da più di vent'anni. Il problema è che si sono fatte poche leggi per contrastare la corruzione e molte leggi per rallentare il processo penale», ha aggiunto Greco.
«Ci troviamo con un sistema imballato, nel quale non è facile avviare e portare a termine un'indagine sulla corruzione - ha proseguito - anche per il problema della prescrizione». Difficoltà dunque oggettive che legherebbero le mani agli inquirenti.

«Sono sempre contrario ad affrontare problemi come la corruzione con misure emergenziali», ha continuato il magistrato, «perché la storia d'Italia è caratterizzata da legislazioni di emergenza che sono spesso farraginose, macchinose e non risolvono tempestivamente il problema, ma tappano qualche buco. Avrei auspicato un ragionamento più particolare su questa materia - ha aggiunto - anche perché applichiamo una legislazione emergenziale a due anni da una precedente legge sulla corruzione. Mi sembra che sia eccessivo, anzi, paradossale».
Questo perché, secondo Greco, tra le attività tipiche si sta notando uno spostamento dall'attività intimidatoria a quella corruttiva.
Quanto all'inchiesta romana, Greco ha detto che «c'è tanta corruzione nel capo di imputazione e da quello che si legge sui giornali. Non mi stupisce, ci siamo abituati».
Secondo il magistrato uno dei problemi per la prevenzione della corruzione è ridurre, controllare e rendere trasparenti le stazioni di spesa: «in Italia ce ne sono troppi - ha fatto presente -. Con l'implementazione delle Regioni c'è stata una progressiva delocalizzazione dei centri di spesa e anche la necessità di mandare maggiori controlli che non ci sono, basta vedere gli scandali regionali. L'altro problema è l'esternalizzazione dei centri di spesa nelle municipalizzate e nelle partecipate e lì la necessità è di rafforzare il reato di corruzione privata».

LE NORME PIU’ SEVERE DI RENZI
Intanto nei giorni scorsi il procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ha bocciato i provvedimenti anti corruzione introdotti in una proposta di legge dal governo guidato da Matteo Renzi proprio a seguito della maxi inchiesta della Capitale.
In particolare, si vogliono inasprire le pene del delitto di corruzione propria (pena minima 6 anni, pena massima 10 anni) anche per aumentare i tempi di prescrizione del reato. Con l’aumento della pena minima, inoltre, si tende ad evitare che il processo possa concludersi, scegliendo il patteggiamento, con l’applicazione di pene talmente modeste da non apparire adeguate alla gravità del fatto.
Si stabilisce, poi, che l’imputato, per chiedere il patteggiamento o l’emissione di condanna a pena predeterminata, debba restituire l’integrale ammontare del prezzo o del profitto del reato contestatogli.
Ma come detto per Roberti queste misure non sarebbero sufficiente: «credo che l'iniziativa del Governo sia apprezzabile ma ancora troppo timidi gli interventi normativi nel contrasto alla corruzione. Anche perchè questi interventi, apprezzabili ma minimali, potevano essere affidati a un decreto legge. Se si è scelta la strada del disegno di legge, con tempi più distesi, allora si può fare di più».
«La principale novità - continua Roberti in una intervista rilasciata a Il Messaggero- mi pare legata al fatto che non sarà più possibile accedere al patteggiamento se non restituisci i beni ottenuti con la corruzione».
L'aumento delle pena? «Va bene, ma non è un grande risultato. Passare una pena edittale dagli attuali 4 anni di minima e 8 di massima a 6/10 è qualcosa. L'intervento che blocca la prescrizione tra un grado e l'altro di giudizio ricalca un progetto del Pd su cui sono stato audito».

«PREFERIVO LA PROPOSTA DEI 5 STELLE»
Roberti ha spiegato che preferiva il progetto presentato dai Cinque stelle che prevede la cessazione della prescrizione una volta che viene esercitata l'azione penale.
Ma proprio quella proposta si è arenata da mesi in Parlamento. Il 13 maggio il Senato, su proposta M5S, votò la calendarizzazione urgente delle norme anti-corruzione e Grasso annunciò che la discussione sarebbe iniziata il 10 giugno, ma il Patto del Nazareno avrebbe poi bloccato tutto.
Tra le novità della loro proposta di legge: riforma della prescrizione, innalzamento delle pene per lo scambio politico mafioso per il 416ter, pene più severe per i reati amministrativi, una proposta di legge sul whistleblowing, che aiuta a denunciare la corruzione sia nel settore pubblico e privato, reintroduzione del reato di falso in bilancio. «Queste sono leggi che se votate, sarebbero la vera difesa dei cittadini contro la corruzione e le mafie», dicono i grillini.
Anche il presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, che ha partecipato in collegamento video da Roma alla conferenza aquilana, oggi sembra dare manforte all’iniziativa dei 5 stelle ribadendo che per prevenire la corruzione «bisogna attuare le norme per il wistleblower previsto dal testo unico dei dipendenti pubblici per consentire a chi vuole denunciare illeciti di farlo in modo tutelato. Non e' delazione ma assunzione di responsabilità».

CORRUZIONE. LA PROPOSTA ARENATA DEL MOVIMENTO 5 STELLE