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Condannata e arrestata senza aver mai ricevuto gli atti. Tribunale Teramo: «sentenza non valida»

Imprenditrice bulgara torna in libertà

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Condannata e arrestata senza aver mai ricevuto gli atti. Tribunale Teramo: «sentenza non valida»



TERAMO. Era stata processata e condannata senza aver mai avuto notizia del giudizio a suo carico.
Per questo il giudice del Tribunale di Teramo, Roberto Veneziano, ha sospeso l’esecuzione della pena (tre anni e tre mesi di reclusione) passata in giudicato a luglio del 2013.
La donna, una imprenditrice bulgara di 45 anni, scoprì del procedimento a suo carico e della relativa condanna, solo al momento dell’arresto per l’espiazione della pena, eseguito mentre soggiornava presso un lussuoso albergo di Firenze. Il difensore d’ufficio non aveva proposto appello.
Il tribunale di Teramo ha invece accolto il ricorso proposto dagli avvocati  Vincenzo di Nanna del foro di Teramo e Maria Netzova del foro di Sofia. I due legali, ritenuta la negazione d’ogni possibilità di difesa all’accusata, hanno ipotizzato una chiara violazione dell’articolo 6  della convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (diritto ad un equo processo) e definito Kafkiana la procedura seguita  dall’Ufficio della Procura della Repubblica de  L’Aquila (competente).
«Per eseguire la notifica dell’ avviso di conclusione delle indagini preliminari e di ogni successivo atto, compresa la sentenza contumaciale», spiegano gli avvocati, l’ufficio aquilano aveva ritenuto di poter “riutilizzare”, non si comprende a qual titolo, una dichiarazione resa  nell’ottobre del 2009, relativa ad altro processo penale».
Un errore definito  «inspiegabile» dai difensori per la ragione che, l’Ufficio della Procura della Repubblica, pur “riutilizzata” l’elezione di domicilio resa in altro processo, non aveva poi ritenuto valida la nomina del difensore di fiducia operata in quel processo.
«Il risultato di tali gravi violazioni di legge», hanno concluso i difensori Vincenzo di Nanna e Maria Netzova  «è la creazione di un mostro processuale posto che, con i provvedimenti adottati, l’Ufficio della Procura ha realizzato la “metamorfosi” del difensore di fiducia trasformato in mero domiciliatario e così azzerato ogni possibilità di concreta ed effettiva difesa dell’accusata».
Interpretazione condivisa dal Giudice del Tribunale di Teramo secondo cui, le notifiche relative al processo non avrebbero dovuto esser effettuate presso il domicilio eletto nell’ambito di un diverso ed autonomo procedimento ed ha quindi dichiarato la nullità, quale titolo esecutivo, della sentenza di condanna, ordinato la scarcerazione della donna e disposto che gli atti vengano rimessi al pm presso la Procura della Repubblica de L’Aquila affinché provveda al rinnovo della notifica degli atti ritenuti affetti da nullità per non esser mai portati a conoscenza.
L’imprenditrice, tratta in arresto il giorno 8 ottobre 2014, mentre soggiornava a Firenze  dopo esseri regolarmente registrata in albergo, il 5 dicembre scorso ha lasciato il carcere di Sollicciano (Firenze) e, dopo la sfortunata vacanza, è subito tornata a Sofia.