RITORNO ALLA TERRA

Paganica, dal terremoto alla rinascita: l’azienda agricola che riscopre le vecchie tradizioni

Nei Map torna la civiltà contadina

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Paganica, dal terremoto alla rinascita: l’azienda agricola che riscopre le vecchie tradizioni

L’AQUILA. Una nuova vita dopo il sisma: un giovane dopo il terremoto, cacciato dal centro storico di Paganica con la famiglia, si rifugia in un vecchio casale del nonno.
Disorientato da quanto accaduto abbandona l’università e avvia un’azienda agricola, si inventa “adotta una gallina”, tra le tante colture, c’è anche lo zafferano e i fagioli, che danno motivo alla dinamica nonna Loreta che vive nei Map di ricreare un “barlume di civiltà contadina”. Oggi Matteo sta lavorando con altri giovani imprenditori del settore per istituire un presidio Slow Food per i fagioli di Paganica nel territorio.
«Il terremoto del 6 aprile 2009, ha costretto le persone anziane che abitavano nel centro storico di Paganica, ad abbandonare le proprie case», commenta Raffaele Alloggia che racconta questa incredibile storia di rinascita.
«Nonna Loreta dice che la solitudine è brutta, qualcuna di loro è stata ferita in modo grave dal terremoto e quando ti ritrovi sola, il cervello gira e i brutti ricordi sono i primi a riemergere con tutto il proprio carico di dolore».

Lei, vedova da anni, nonostante la sua età è molto dinamica, instancabile, uno dei suoi nipoti Matteo, disorientato a causa della situazione venutasi a creare dopo il terremoto, abbandona gli studi all’università e nello stesso anno partendo da un vecchio casale di suo nonno, da luogo con suo fratello Michele ad un’azienda agricola, in località La Perola nella piana di Paganica, dove si era rifugiato con tutta la famiglia.
Inizia con un po’ di animali, qualche mucca, delle pecore e sulla scia della più nota, “adotta una pecora”, si inventa “adotta una gallina”, sì proprio così, lo scopo è quello di garantire agli associati un certo numero di uova fresche settimanali, alimentando le galline soltanto con prodotti provenienti dalla coltivazione di ettari di terreni dalla stessa azienda e lasciandole“ruspare”nel prato.
Il territorio dove opera, grazie alle acque delle vicine sorgenti del fiume Vera, tra le tante colture consente di coltivare i famosi fagioli di Paganica, un prodotto assolutamente di nicchia, dove quasi tutte le fasi di lavorazione sono rimaste da sempre le stesse.
E’ proprio in alcune di queste fasi che si ripropone quella tradizione tipica della “Civiltà Contadina” dove tutta la famiglia di Matteo e le vicine di casa di nonna Loreta, danno un contributo concreto e importante, sia nella “battitura” che nella “capatura”, dei fagioli bianchi, detti “a pane” e quelli a “olio”, questi due tipi di legumi, per le loro caratteristiche organolettiche, fanno parte dell’Atlante dei Prodotti Tradizionali d’Abruzzo.

«Dopo la “battitura”», racconta Loreta, «per giorni e giorni la sera dopo cena, ci siamo ritrovati qui a casa nei Map, con Valestina, Bruna, Letizia, Rosetta ecc. (anche i nomi sono di altri tempi) a “capare” (selezionare) i fagioli, questo ci ha dato l’opportunità di ricordare quando queste stesse cose si facevano alle aie e alle nostre case, ci manca il profumo della cantina dove questi prodotti venivano riposti e quello del mosto di questi giorni, ci manca il vicinato, anche se alcune di noi abitavamo alla Via di Sotto (Corso Duca degli Abruzzi) e ci conoscevamo, Valestina aveva un forno pubblico che la sua famiglia gestiva da generazioni, per cui era sempre in contatto con tanta gente, rimasta poi ferita gravemente tra le macere della sua casa in quella notte del 6 aprile. Al mattino, quando a una certa ora non vediamo aperti i portelloni delle finestre di qualcuna di noi, non esitiamo ad andare a suonare il campanello, non si sa mai» dice Loreta, «vecchi siamo e chi ti dice che una si possa sentire male».
Quasi contemporaneamente ai fagioli, si raccoglie lo zafferano, di buonora Matteo con la famiglia e l’aiuto di qualche extracomunitario si recano a prendere i fiori dei bulbi, i quali subito dopo vengono riportati alla casa di nonna Loreta che allerta subito i vicini di casa, non si può aspettare la sera.
Di nuovo tutti intorno al tavolo, con delicatezza separano i preziosi pistilli dal resto del fiore.
Nel 1880 la produzione dello zafferano del comune di Navelli era di 478 Kg su una superficie media di 62 ettari, in quello di Prata D’Ansidonia Kg 320 su 31 ettari, a San Demetrio Kg 80 su 9 ettari, nel comune di Paganica Kg 777 su 63 ettari.