GRANDI IMPRESE

Carmine De Nicola, evasione milionaria tra lobbies, scuole e cliniche

Operati anche sequestri nell’inchiesta di Pescara arrivata con enorme ritardo

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Carmine De Nicola

Carmine De Nicola


ABRUZZO. E’ Carmine De Nicola al centro dell’inchiesta che ieri attraverso perquisizioni e sequestri ha coinvolto oltre 25 persone tra avvocati e commercialisti, tra cui Guerino Testa, ex presidente della Provincia di Pescara, nella sua qualità di commercialista dello studio di via Venezia 4 a Pescara.
Qui avevano riferimento come sede tutte le società che facevano e fanno parte del gruppo societario che fa capo al patron dell’Iri School college (nonché proprietario di due cliniche nelle Marche) che ha avuto un ruolo di primo piano come possibile acquirente di Villa Pini a Chieti. In passato  Guerino Testa è stato anche rappresentante legale di alcune società operanti nella sanità, cariche da cui però si è poi dimesso, mentre il suo collega di studio Andrea Di Prinzio – noto anche per la sua attività nella Fira – è stato direttamente al fianco di De Nicola nel tentativo di scalata alla clinica di Chieti e nell’acquisizione e gestione del Maristella, l’istituto di riabilitazione per disabili che operava all’interno di Villa Pini.

I reati contestati dalla Procura della repubblica di Pescara, che ha lavorato molto anche sull’ipotesi di associazione finalizzata ad evadere le tasse e di riciclaggio, traggono origine dall’evasione fiscale su Iva ed Imposte dirette per un importo accertato di 6 mln di euro a carico di De Nicola, cifra che negli anni con gli interessi e le sanzioni è lievitata fino ad almeno 12-15 mln.
In aggiunta mancano i contributi previdenziali non versati all’Inps per tutti i dipendenti delle varie società e cooperative che operavano in vari settori e che venivano create e poi sciolte rapidamente prima delle verifiche fiscali.
Tutto questo,  sommando tutti gli importi, fa lievitare l’evasione complessiva contestata ad oltre 20 mln di euro per i quali è stato proposto il sequestro per equivalente di beni, partecipazioni, conti correnti e quant’altro nella disponibilità di Carmine De Nicola.

In Via Venezia 4, a Pescara, c’è la sede della nuova società Oran, che è il nome cambiato dell’Iri School (che però ha mantenuto la stessa partita Iva).
La conclusione dell’inchiesta – che parte da molto lontano e cioè dalle verifiche fiscali per gli anni 2004 e 2005 - è stata opera del procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e del sostituto procuratore Anna Rita Mantini che hanno chiesto i provvedimenti al Gip dopo aver lavorato a stretto contatto con la Gdf e con l’Agenzia delle entrate di Pescara.
In sostanza gli inquirenti hanno recuperato e finalizzato monconi di precedenti accertamenti e verifiche che dagli anni dal 2008 in poi erano stati approfonditi a Chieti senza particolari provvedimenti giudiziari, salvo quelli del contenzioso sulle tasse da pagare.
Nel 2010 infatti erano stati contestati all’Iri School i mancati versamenti Iva ed Imposte dirette per gli anni 2004 e 2005, con la contestazione di 400 mila euro più le sanzioni per il 2004 e di 1,8 mln per il 2015, più altrettanti milioni per le sanzioni e gli interessi.

Contro questi accertamenti erano stati presentati ricorsi, ma l’Agenzia delle entrate di Chieti aveva sempre vinto, dopo di che era stata concessa una dilazione del pagamento ed era stato concordato un piano di rateizzazione che però è andato avanti con difficoltà e qualche inadempienza.
Intanto le verifiche della Gdf sono proseguite, con un accertamento di 800 mila euro di imposte non pagate per il 2007 e di 300 mila per il 2008. Ma mentre per i primi accertamenti impugnati, i ricorsi di De Nicola sono stati respinti, per i successivi non ci sono stati ricorsi e quindi sono diventati definitivi insieme ai precedenti.
L’accelerazione, come detto, è avvenuta negli ultimi anni a Pescara dove la Procura ha voluto veder chiaro nelle molteplici attività di De Nicola, anche in seguito ai suoi guai giudiziari marchigiani, dove ha subìto un processo per vicende legate all’acquisizione contestata di quote societarie di una clinica.
Difficilmente la finanza avrà verificato anche tra le carte che riguardano la vicenda dell’acquisto di Villa Pini, poi saltato per mancanza di liquidità e che intanto aveva costretto la Santa Camilla spa (attuale proprietario della Casa di cura) a sborsare 5-6 mln in più del costo di mercato a causa dei forsennati rilanci del Policlinico di De Nicola. 

Si tratta di una vicenda ancora poco chiara, per non dire oscura, perché inizialmente a De Nicola veniva accreditata una disponibilità economica sufficiente – con i suoi soci – per l’acquisto della clinica vinta all’asta.
In quel mese di luglio 2013 la presenza del commercialista Di Prinzio al fianco di De Nicola e degli altri soci era stata continua, sia nelle fasi dell’acquisto e dei rapporti con il curatore sia negli incontri sindacali per il piano industriale e per la riassunzione dei dipendenti. Poi improvvisamente, un pò per dissidi con i suoi soci (che gli hanno intentato causa per danni) un pò perché si sono tirate indietro le banche che lo finanziavano, l’acquisto per De Nicola, ormai senza soldi, è sfumato, anche se per questa sua esclusione dall’atto finale di compravendita lo stesso De Nicola ha intentato contro la curatela una causa per danni, la cui sentenza sarà nota tra marzo ed aprile.

TROPPO TEMPO E’ PASSATO
Tutta l’inchiesta che ieri ha riportato alla ribalta il “preside” dell’Iri School college (come amava farsi chiamare, prima di optare per il titolo di rettore) nasce proprio dalle ispezioni della GdF alla scuola privata di Chieti, che fu identificata come un diplomificio che produceva denaro in cambio di titoli di studio riconosciuti dal Ministero.

All’epoca la decisione di far partire una verifica fiscale nacque durante una riunione del Cles, l’organismo che opera all’interno dell’Ufficio del lavoro ed al quale partecipano i vari settori che seguono il lavoro, la previdenza, le tasse, l’iva e l’Ispettorato del lavoro per la prevenzione degli incidenti. In questa sede, durante lo scambio dei dati e l’incrocio delle rispettive attività per vedere se le società sono in regola, qualcuno si accorse che De Nicola gestiva attività, ma non assumeva i dipendenti né versava imposte ed Iva. 

I docenti erano soci delle cooperative (cosa vietata dal Ministero), non c’erano né registri didattici né elenchi approssimativi degli studenti iscritti, tanto che la deduzione fu che il diploma si poteva prendere da casa senza frequentare. E non c’era nemmeno la contabilità, che fu ricostruita indirettamente attraverso i versamenti in banca.
Allora si verificò anche un dissidio tra la GdF che operava come polizia giudiziaria alle dipendenze della Procura e l’Agenzia delle entrate, perché ufficialmente non era stata aperta nessuna verifica. Anche il Ministero della pubblica istruzione non ha mai sanzionato questa scuola dopo qualche minaccia di ritirare l’autorizzazione alla scuola per le irregolarità nel trattamento degli insegnanti e nella frequenza dei diplomandi.
Ora arriva la procura di Pescara ma il ritardo d’azione si pagherà.

Sebastiano Calella