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La «mafia Capitale» che fa affari anche in Abruzzo

Il caso delle ditte che hanno vinto l’appalto dei rifiuti a Chieti

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La «mafia Capitale» che fa affari anche in Abruzzo

Campidoglio

ROMA. La mafia a Roma tra la criminalità e la politica. La mega inchiesta di ieri ha scoperchiato una vera e propria cupola del malaffare sotto il Cupolone. E tra gli arrestati figurano anche gli amministratori di due società che lavorano a Chieti nel campo dei rifiuti e che da pochi giorni sono al centro di alcune inchieste di PrimaDaNoi.it per aver incassato 2,4mln in più che il Comune gli ha versato per «imprevisti».  Secondo la procura di Roma si tratta di un’associazione di stampo mafioso che domina la città e avrebbe fatto affari con imprenditori collusi, con dirigenti di municipalizzate ed esponenti politici, per il controllo delle attività economiche in città e per la conquista degli appalti pubblici.

Ne sono convinti i magistrati della Dda della procura e i carabinieri del Ros: l’operazione ‘ Terra di Mezzo’ ha portato all’arresto di 37 persone (28 in carcere e 9 ai domiciliari) ai quali vengono contestati a vario titolo i reati di estorsione, corruzione, usura, riciclaggio, turbativa d'asta e trasferimento fraudolento di valori.
Il sistema di corruzione riguarderebbe l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati.
A capo di questa organizzazione, secondo gli investigatori, ci sarebbe stato Massimo Carminati, definito proprio «dominus della cupola»: ex terrorista dei Nar ( i Nuclei armati rivoluzionari) e già esponente di spicco della Banda della Magliana.
Carminati avrebbe messo le mani sulla maggioranza degli appalti del Comune di Roma e delle società controllate. Sarebbe anche responsabile di attività estorsive nei confronti di commercianti e imprenditori sul territorio romano
La procura sostiene infatti che fosse lui «ad impartire le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti».

IL MONDO DI MEZZO
C'è un'intercettazione che spiega il senso dell'organizzazione mafiosa messa su da Massimo Carminati e ha dato il nome all'indagine.
«L'intercettazione per noi più significativa è questa - ha spiegato ieri il procuratore Giuseppe Pignatone - quando Carminati parlando con il suo braccio destro militare, Riccardo Brugia, gli dice 'E' la teoria del mondo di mezzo, ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico...'. Carminati parla col 'mondo di sopra', quello della politica e col 'mondo di sotto', quello criminale, e si mette al servizio del primo avvalendosi del secondo al servizio del primo. La caratteristica principale di questa organizzazione sta nei suoi rapporti con la politica e nel fatto che alterna la corruzione alla violenza, preferendo la prima perché fa meno clamore».

ALEMANNO
Tra gli indagati a piede libero anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ieri ha subito anche una perquisizione domiciliare e respinge ogni accusa: «dimostrero' la mia totale estraneita' a ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne usciro' a testa alta. Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza.
In un'affollata conferenza stampa, il procuratore Giuseppe Pignatone ha detto che quella di Alemanno «è una posizione ancora da vagliare». Quello che piu' conta e' che dalle indagini e' emersa «un'organizzazione mafiosa che a Roma presenta carattere di originalita' perche' non ha collegamenti con le classiche organizzazioni criminali con le quali pero' si confronta alla pari. Non ha una struttura precisa ma ha la capacita' essenziale di creare equilibri tra mondo diversissimi tra loro».
Tra gli indagati anche l'ex capo di Ama, Franco Panzironi e l'ex amministratore delegato di Ente Eur, Riccardo Mancini, soggetti che per i pm hanno fatto dal 2008 al 2013 da garante o da tramite «dei rapporti del sodalizio con l'amministrazione comunale».
La lunga lista di personaggi coinvolti comprende anche il manager Fabrizio Franco Testa accusato di «coordinare le attivita' corruttive dell'associazione» e di «occuparsi della nomina di persone gradite all'organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione».
 Tra gli indagati a piede libero (almeno 100), ci sono anche il commercialista Marco Iannilli, l'uomo d'affari Gennaro Mokbel e il consigliere regionale del Pdl Luca Gramazio.
E' indagato, e ha preferito dimettersi per non creare danni all'amministrazione della citta', l'assessore alla Casa del Comune di Roma, Daniele Ozzimo, che si e' comunque detto estraneo alle indagini.

GLI APPALTI
La procura contesta decine di milioni di euro a società collegate a Massimo Carminati in cambio di tangenti per centinaia di migliaia di euro. E' il "patto corruttivo-collusivo", secondo il pm della Direzione antimafia (Dda) di Roma Michele Prestipino: «in cambio di appalti a imprese amiche - ha detto il magistrato - venivano pagate tangenti fino a 15 mila euro al mese per anni. Ma anche centinaia di migliaia di euro in un solo colpo, fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana».
E tra queste «anche la fondazione creata da Alemanno».
Tra gli appalti pubblici Prestipino ha citato quello del 2011 per la raccolta differenziata dei rifiuti del Comune di Roma e quello per la raccolta delle foglie. Su altri appalti dell'Ama - municipalizzata romana dei rifiuti - per altri 5 milioni di euro sono in corso approfondimenti d'indagine.

LE SOCIETA’ CHE LAVORANO A CHIETI
E tra i 28 arrestati ci sono anche i componenti del cda di Formula Ambiente una mega società di Cesena dell’universo delle Coop con un bilancio da 82mln di euro di proprietà di un nugolo di società e cooperative sociali.
Tra gli arrestati figurano Salvatore Buzzi, gestore di una rete di cooperative che spaziano dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione del verde pubblico, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati. Buzzi è socio di Formula Ambiente la cui proprietà è detenuta dalla sua Cooperativa 29 giugno. Nella rete della procura sono finiti anche Alessandra Garrone (presente nel Cda), Paolo Di Ninno (sindaco della società),  Carlo Maria Guarany (consigliere di amministrazione).
Come riporta L’Espresso la carriera di Salvatore Buzzi ha dell'incredibile.
«Arrestato per omicidio, condannato a trent'anni, nel 1980 decide di mettersi a studiare e di laurearsi. Tre anni più tardi  diventa dottore in Lettere Moderne, con una tesi sull'attività giornalistica dell'economista Pareto. Un lavoro eccellente: Buzzi prende 110 e lode, è il primo a laurearsi all'interno delle mura di Rebibbia».
Uscito dal carcere fonda con altri soci la cooperativa «Rebibbia 29 giugno» e comincia a rifarsi una vita. Partecipa nel 1986 a un convegno sugli anni di piombo a Roma a cui partecipano ex terroristi dissociati che hanno aperto cooperative, e racconta di aver ottenuto - con la sua - alcuni lavori di ristrutturazione sulla Tiberina, persino quelli per la ristrutturazione di una caserma dei carabinieri.
La procura non sa quando Buzzi incontri l’altro dominus della cupola, Carminati, con cui costituirà l'associazione mafiosa che - ha spiegato Giuseppe Pignatone - «da lustri domina Roma attraverso tangenti, intimidazioni, usura, riciclaggio e corruzione». Ma soldi, alla sua cooperativa, ne arriveranno a bizzeffe. «Grazie, soprattutto», scrive ancora L’Espresso, «agli accordi con la politica: spulciando il bilancio 2013, si scopre che i ricavi della galassia presieduta da Buzzi hanno sfiorato i 59 milioni di euro, mentre il patrimonio di gruppo ha superato i 16,4 milioni».

FORMULA AMBIENTE E CONSORZIO NAZIONALE RIFIUTI (CNS)
Formula Ambiente (estranea all’indagine romana) –si legge sul sito internet- nasce da una serie di trasformazioni societarie che hanno accompagnato la crescita e lo sviluppo dell’Azienda fino alla sua definizione attuale di Consorzio Formula Ambiente Società Cooperativa Sociale aderente al Gruppo Formula.

Partecipano al Consorzio, Formula Servizi (Forlì), 29 Giugno Coop Sociale (Roma), CNS (Bologna), C.I.C.L.A.T. Trasporti (Ravenna), Formula Sociale (Roma), CILS (Cesena), Co.For.Pol. (Forlì), CCILS (Cesenatico) e CSIPM (Meldola), Gulliver Coop. Sociale (Forlì).

Attualmente i dipendenti sono 673 e a dicembre 2013 Formula Ambiente ha acquistato dalla azienda abruzzese, Mantini srl, un ramo d’azienda per 93mila euro subentrando a quest’ultima nell’Ati che ha vinto l’appalto a Chieti. Proprio la Mantini ha partecipato all’appalto per la raccolta differenziata insieme alla Cns, Consorzio nazionale rifiuti, altra coop dove figura ancora una volta Buzzi tra i consiglieri. L’appalto  sta evidenziando alcuni onerosi imprevisti non ancora chiariti dalla amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Umberto Di Primio.   Il nome di Buzzi saltò fuori nel 2012 anche tra gli indagati di una incheista della procura antimafia de L'Aquila che accusava una serie di amministratori di ditte che lavorano in Abruzzo di traffico illecito di rifiuti. L'inchiesta venne archiviata sei mesi dopo le ultime perquisizioni.

Tutte le ditte citate, finora, risultano estranee a qualunque coinvolgimento nell’inchiesta romana; non così invece gli amministratori citati.

SOLDI GARANTITI AD ALEMANNO
Ma di soldi, dicono le carte dell’inchiesta, sarebbero arrivati anche all’ex sindaco Alemanno da parte del clan, i tre maniere diverse: «soldi per le cene elettorali, claque per la campagna e “ricerca di consenso elettorale” in vista delle elezioni europee», ricostruisce Il Fatto.  Parlando con un altro indagato, Buzzi riferisce di «un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno» fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente, si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini. È ancora Buzzi a recuperare «50 uomini per formare una claque elettorale da utilizzare nel corso della campagna elettorale di Alemanno». Sempre Buzzi parla di una ricerca di consenso elettorale per la candidatura di Alemanno alle elezioni europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti «amici del sud». Ma alla fine Alemanno non conquistò il seggio.
La «remunerazione per gli imprenditori o altri referenti della pubblica amministrazione  – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino– andava dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana». Dagli accertamenti effettuati sui conti correnti delle cooperative riconducibili a Buzzi gli investigatori hanno accertato che risultava effettivamente, il 15 novembre del 2012, bonificata la somma di 30 mila euro in favore della “Fondazione per la Pace e Cooperazione Internazionale Alcide De Gasperi”. Il 6 dicembre 2012, poi, «a poche settimane dall’approvazione del successivo assestamento di bilancio che prevedeva lo stanziamento di ulteriori fondi in favore dei minori immigrati e del campo nomadi, ed in concomitanza con la cena elettorale a favore di Alemanno e con l’aggiudicazione della gara Ama, venivano disposti altri bonifici dai conti delle società di Buzzi in favore della Fondazione Nuova Italia, per l’importo complessivo di ulteriori 30.000,00 euro».
Con la giunta Alemanno, ricostruisce la procura, il controllo dell’Ama è totale. Quando arriva Marino però c’è bisogno di riorganizzarsi e in vista della gara per la raccolta del Multimateriale Buzzi appare sicuro, come emerge da alcune intercettazioni telefoniche: «I nostri assi nella manica per farci vince la gara dovrebbero essere la Cesaretti per conto di Sel, Coratti che venerdì ce vado a prende un bel caffè e metto in campo anche Cosentino». Parlando del presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, Buzzi dice «me lo so’ comprato, ormai gioca con me», e il 23 gennaio 2014 racconta di avergli «promesso 150 mila euro se fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale». L’8 aprile invia un sms a Mattia Stella: «Sono da Coratti». Lui lo chiama immediatamente: «Oh Salvato’ io sto giù da me». Buzzi è pronto: «Appena finisco da Coratti, scendo giù da te». Del resto con i collaboratori più stretti era stato esplicito: «Sto’ Mattia lo dobbiamo valorizzare, lo dobbiamo lega’ di più a noi».

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI
In carcere sono finiti l’ex Nar Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi,  Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Riccardo Mancini, Franco Panzironi, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo,
Luca Odevaine.

Agli arresti domiciliari, invece, Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina.

I 100 INDAGATI
Lorenzo Alibrandi per associazione di tipo mafioso;
Stefano Andrini per associazione di tipo mafioso;
Giovanna Anelli per corruzione aggravata e turbativa d’asta;
Angelo Botti per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento;
Stefano Bravo per ricettazione;
Alessandro Cacciotti per trasferimento fraudolento di valori;
Marco Clemenzi ,per false fatturazioni;
Marco Commissari per turbativa d’asta, corruzione aggravata e illecito finanziamento;
Mirko Coratti (attuale presidente del Consiglio di Roma Capitale) per corruzione aggravata e illecito finanziamento;
Italo Walter Politano per associazione di tipo mafioso;
Giovanni Quarzo per associazione di tipo mafioso;
Gianmario Baruchello per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento;
Giuseppe Berti per associazione di tipo mafioso;
 Francesco De Vincenti per trasferimento fraudolento di valori;
Antonio Esposito per frode fiscale;
Franco Figurelli per corruzione aggravata e illecito finanziamento;

Michelangelo Curtiper associazione di tipo mafioso;
Pierpaolo Dell’Anno per associazione di tipo mafioso;
Giampaolo Cosimo De Pascali per corruzione aggravata;
Salvatore Forlenza per turbativa d’asta;
Luca Gramazio per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento;
Marco Iannilli per trasferimento fraudolento di valori;
Luigi Lausi per associazione di tipo mafioso;
Domenico Leto per associazione di tipo mafioso;
Angelo Scozzafava per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata;
Fabio Stefoni per corruzione aggravata e illecito finanziamento;
Fabio Tancredi per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata
 Giovanni Tinozzi per corruzione aggravata
Lorenzo De Vincenti per trasferimento fraudolento di valori;
Serena Di Cesare per trasferimento fraudolento di valori;

Emiliano Limiti per associazione di tipo mafioso;
Antonio Lucarelli per associazione di tipo mafioso;
Tommaso Luzzi per associazione di tipo mafioso;
Eugenio Patanè per turbativa d’asta e illecito finanziamento;
Fabio Russo per trasferimento fraudolento di valori;

Giancarlo Mastropaolo, per false fatturazioni;
Gennaro Mokbel per estorsione;
Daniele Ozzimo, per corruzione aggravata;

La mafia della Capitale che fa affari anche in Abruzzo

Il caso delle ditte che hanno vinto l’appalto dei rifiuti a Chieti

 

ROMA. La mafia a Roma tra la criminalità e la politica. La mega inchiesta di ieri ha scoperchiato una vera e propria cupola del malaffare sotto il Cupolone. E tra gli arrestati figurano anche gli amministratori di due società che lavorano a Chieti nel campo dei rifiuti e che da pochi giorni è al centro di alcune inchieste di PrimaDaNoi.it per aver incassato 2,4mln in più che il Comune gli ha versato per «imprevisti»

 

Secondo la procura di Roma si tratta di un’associazione di stampo mafioso che domina la città e avrebbe fatto affari con imprenditori collusi, con dirigenti di municipalizzate ed esponenti politici, per il controllo delle attività economiche in città e per la conquista degli appalti pubblici. 

 

Ne sono convinti i magistrati della Dda della procura e i carabinieri del Ros: l’operazione ‘ Terra di Mezzo’ ha portato all’arresto di 37 persone (28 in carcere e 9 ai domiciliari) ai quali vengono contestati a vario titolo i reati di estorsione, corruzione, usura, riciclaggio, turbativa d'asta e trasferimento fraudolento di valori.

Il sistema di corruzione riguarderebbe l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati.

A capo di questa organizzazione, secondo gli investigatori, ci sarebbe stato Massimo Carminati, definito proprio «dominus della cupola»: ex terrorista dei Nar ( i Nuclei armati rivoluzionari) e già esponente di spicco della Banda della Magliana.

Carminati avrebbe messo le mani sulla maggioranza degli appalti del Comune di Roma e delle società controllate. Sarebbe anche responsabile di attività estorsive nei confronti di commercianti e imprenditori sul territorio romano

La procura sostiene infatti che fosse lui «ad impartire le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti».

 

IL MONDO DI MEZZO

C'è un'intercettazione che spiega il senso dell'organizzazione mafiosa messa su da Massimo Carminati e ha dato il nome all'indagine. 

«L'intercettazione per noi più significativa è questa - ha spiegato ieri il procuratore Giuseppe Pignatone - quando Carminati parlando con il suo braccio destro militare, Riccardo Brugia, gli dice 'E' la teoria del mondo di mezzo, ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico...'. Carminati parla col 'mondo di sopra', quello della politica e col 'mondo di sotto', quello criminale, e si mette al servizio del primo avvalendosi del secondo al servizio del primo. La caratteristica principale di questa organizzazione sta nei suoi rapporti con la politica e nel fatto che alterna la corruzione alla violenza, preferendo la prima perché fa meno clamore».

 

ALEMANNO 

Tra gli indagati a piede libero anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ieri ha subito anche una perquisizione domiciliare e respinge ogni accusa: «dimostrero' la mia totale estraneita' a ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne usciro' a testa alta. Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza.

In un'affollata conferenza stampa, il procuratore Giuseppe Pignatone ha detto che quella di Alemanno «è una posizione ancora da vagliare». Quello che piu' conta e' che dalle indagini e' emersa «un'organizzazione mafiosa che a Roma presenta carattere di originalita' perche' non ha collegamenti con le classiche organizzazioni criminali con le quali pero' si confronta alla pari. Non ha una struttura precisa ma ha la capacita' essenziale di creare equilibri tra mondo diversissimi tra loro».

Tra gli indagati anche l'ex capo di Ama, Franco Panzironi e l'ex amministratore delegato di Ente Eur, Riccardo Mancini, soggetti che per i pm hanno fatto dal 2008 al 2013 da garante o da tramite «dei rapporti del sodalizio con l'amministrazione comunale».

La lunga lista di personaggi coinvolti comprende anche il manager Fabrizio Franco Testa accusato di «coordinare le attivita' corruttive dell'associazione» e di «occuparsi della nomina di persone gradite all'organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione».

 Tra gli indagati a piede libero (almeno 100), ci sono anche il commercialista Marco Iannilli, l'uomo d'affari Gennaro Mokbel e il consigliere regionale del Pdl Luca Gramazio.

E' indagato, e ha preferito dimettersi per non creare danni all'amministrazione della citta', l'assessore alla Casa del Comune di Roma, Daniele Ozzimo, che si e' comunque detto estraneo alle indagini. 

 

GLI APPALTI

La procura contesta decine di milioni di euro a società collegate a Massimo Carminati in cambio di tangenti per centinaia di migliaia di euro. E' il "patto corruttivo-collusivo", secondo il pm della Direzione antimafia (Dda) di Roma Michele Prestipino: «in cambio di appalti a imprese amiche - ha detto il magistrato - venivano pagate tangenti fino a 15 mila euro al mese per anni. Ma anche centinaia di migliaia di euro in un solo colpo, fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana». 

E tra queste «anche la fondazione creata da Alemanno». 

Tra gli appalti pubblici Prestipino ha citato quello del 2011 per la raccolta differenziata dei rifiuti del Comune di Roma e quello per la raccolta delle foglie. Su altri appalti dell'Ama - municipalizzata romana dei rifiuti - per altri 5 milioni di euro sono in corso approfondimenti d'indagine.

 

 

LE SOCIETA’ CHE LAVORANO A CHIETI

 

E tra i 28 arrestati ci sono anche i componenti del cda di Formula Ambiente una mega società di Cesena dell’universo delle Coop con un bilancio da 82mln di euro di proprietà di un nugolo di società e cooperative sociali.

Tra gli arrestati figurano Salvatore Buzzi, gestore di una rete di cooperative che spaziano dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione del verde pubblico, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati. Buzzi è socio di Formula Ambiente la cui proprietà è detenuta dalla sua Cooperativa 29 giugno. Nella rete della procura sono finiti anche Alessandra Garrone (presente nel Cda), Paolo Di Ninno (sindaco della società),  Carlo Maria Guarany (consigliere di amministrazione).

Come riporta L’Espresso la carriera di Salvatore Buzzi ha dell'incredibile.

«Arrestato per omicidio, condannato a trent'anni, nel 1980 decide di mettersi a studiare e di laurearsi. Tre anni più tardi  diventa dottore in Lettere Moderne, con una tesi sull'attività giornalistica dell'economista Pareto. Un lavoro eccellente: Buzzi prende 110 e lode, è il primo a laurearsi all'interno delle mura di Rebibbia».

Uscito dal carcere fonda con altri soci la cooperativa «Rebibbia 29 giugno» e comincia a rifarsi una vita. Partecipa nel 1986 a un convegno sugli anni di piombo a Roma a cui partecipano ex terroristi dissociati che hanno aperto cooperative, e racconta di aver ottenuto - con la sua - alcuni lavori di ristrutturazione sulla Tiberina, persino quelli per la ristrutturazione di una caserma dei carabinieri.

La procura non sa quando Buzzi incontri l’altro dominus della cupola, Carminati, con cui costituirà l'associazione mafiosa che - ha spiegato Giuseppe Pignatone - «da lustri domina Roma attraverso tangenti, intimidazioni, usura, riciclaggio e corruzione». Ma soldi, alla sua cooperativa, ne arriveranno a bizzeffe. «Grazie, soprattutto», scrive ancora L’Espresso, «agli accordi con la politica: spulciando il bilancio 2013, si scopre che i ricavi della galassia presieduta da Buzzi hanno sfiorato i 59 milioni di euro, mentre il patrimonio di gruppo ha superato i 16,4 milioni».

 

FORMULA AMBIENTE E CONSORZIO NAZIONALE RIFIUTI (CNS)

Formula Ambiente (estranea all’indagine) –si legge sul sito internet- nasce da una serie di trasformazioni societarie che hanno accompagnato la crescita e lo sviluppo dell’Azienda fino alla sua definizione attuale di Consorzio Formula Ambiente Società Cooperativa Sociale aderente al Gruppo Formula.

Partecipano al Consorzio, Formula Servizi (Forlì), 29 Giugno Coop Sociale (Roma), CNS (Bologna), C.I.C.L.A.T. Trasporti (Ravenna), Formula Sociale (Roma), CILS (Cesena), Co.For.Pol. (Forlì), CCILS (Cesenatico) e CSIPM (Meldola), Gulliver Coop. Sociale (Forlì).

Attualmente i dipendenti sono 673 e a dicembre 2013 Formula Ambiente ha acquistato dalla azienda abruzzese, Mantini srl, un ramo d’azienda per 93mila euro subentrando a quest’ultima nell’Ati che ha vinto l’appalto a Chieti. Proprio la Mantini ha partecipato all’appalto per la raccolta differenziata insieme alla Cns, Consorzio nazionale rifiuti, altra coop dove figura ancora una volta Buzzi tra i consiglieri. L’appalto  sta evidenziando alcuni onerosi imprevisti non ancora chiariti dalla amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Umberto Di Primio.   Tutte le ditte finora risultano estranee a qualunque coinvolgimento nell’inchiesta romana non così invece gli amministratori citati.

SOLDI GARANTITI AD ALEMANNO

Ma di soldi, dicono le carte dell’inchiesta, sarebbero arrivati anche all’ex sindaco Alemanno da parte del clan, i tre maniere diverse: «soldi per le cene elettorali, claque per la campagna e “ricerca di consenso elettorale” in vista delle elezioni europee», ricostruisce Il Fatto.  Parlando con un altro indagato, Buzzi riferisce di «un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno» fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente, si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini. È ancora Buzzi a recuperare «50 uomini per formare una claque elettorale da utilizzare nel corso della campagna elettorale di Alemanno». Sempre Buzzi parla di una ricerca di consenso elettorale per la candidatura di Alemanno alle elezioni europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti «amici del sud». Ma alla fine Alemanno non conquistò il seggio.

La «remunerazione per gli imprenditori o altri referenti della pubblica amministrazione  – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino– andava dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana». Dagli accertamenti effettuati sui conti correnti delle cooperative riconducibili a Buzzi gli investigatori hanno accertato che risultava effettivamente, il 15 novembre del 2012, bonificata la somma di 30 mila euro in favore della “Fondazione per la Pace e Cooperazione Internazionale Alcide De Gasperi”. Il 6 dicembre 2012, poi, «a poche settimane dall’approvazione del successivo assestamento di bilancio che prevedeva lo stanziamento di ulteriori fondi in favore dei minori immigrati e del campo nomadi, ed in concomitanza con la cena elettorale a favore di Alemanno e con l’aggiudicazione della gara Ama, venivano disposti altri bonifici dai conti delle società di Buzzi in favore della Fondazione Nuova Italia, per l’importo complessivo di ulteriori 30.000,00 euro».

Con la giunta Alemanno, ricostruisce la procura, il controllo dell’Ama è totale. Quando arriva Marino però c’è bisogno di riorganizzarsi e in vista della gara per la raccolta del Multimateriale Buzzi appare sicuro, come emerge da alcune intercettazioni telefoniche: «I nostri assi nella manica per farci vince la gara dovrebbero essere la Cesaretti per conto di Sel, Coratti che venerdì ce vado a prende un bel caffè e metto in campo anche Cosentino». Parlando del presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, Buzzi dice «me lo so’ comprato, ormai gioca con me», e il 23 gennaio 2014 racconta di avergli «promesso 150 mila euro se fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale». L’8 aprile invia un sms a Mattia Stella: «Sono da Coratti». Lui lo chiama immediatamente: «Oh Salvato’ io sto giù da me». Buzzi è pronto: «Appena finisco da Coratti, scendo giù da te». Del resto con i collaboratori più stretti era stato esplicito: «Sto’ Mattia lo dobbiamo valorizzare, lo dobbiamo lega’ di più a noi».

 

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

In carcere sono finiti l’ex Nar Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi,  Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Riccardo Mancini, Franco Panzironi, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo, 

Luca Odevaine.

 

Agli arresti domiciliari, invece, Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina. 

 

I 100 INDAGATI

Lorenzo Alibrandi per associazione di tipo mafioso; 

Stefano Andrini per associazione di tipo mafioso; 

Giovanna Anelli per corruzione aggravata e turbativa d’asta; 

Angelo Botti per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento; 

Stefano Bravo per ricettazione; 

Alessandro Cacciotti per trasferimento fraudolento di valori; 

Marco Clemenzi ,per false fatturazioni; 

Marco Commissari per turbativa d’asta, corruzione aggravata e illecito finanziamento; 

Mirko Coratti (attuale presidente del Consiglio di Roma Capitale) per corruzione aggravata e illecito finanziamento; 

Italo Walter Politano per associazione di tipo mafioso; 

Giovanni Quarzo per associazione di tipo mafioso; 

Gianmario Baruchello per corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento; 

Giuseppe Berti per associazione di tipo mafioso; 

 Francesco De Vincenti per trasferimento fraudolento di valori; 

Antonio Esposito per frode fiscale; 

Franco Figurelli per corruzione aggravata e illecito finanziamento; 

 

Michelangelo Curtiper associazione di tipo mafioso; 

Pierpaolo Dell’Anno per associazione di tipo mafioso; 

Giampaolo Cosimo De Pascali per corruzione aggravata;

Salvatore Forlenza per turbativa d’asta; 

Luca Gramazio per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento; 

Marco Iannilli per trasferimento fraudolento di valori;

Luigi Lausi per associazione di tipo mafioso; 

Domenico Leto per associazione di tipo mafioso; 

Angelo Scozzafava per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 

Fabio Stefoni per corruzione aggravata e illecito finanziamento; 

Fabio Tancredi per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata 

 Giovanni Tinozzi per corruzione aggravata

Lorenzo De Vincenti per trasferimento fraudolento di valori; 

Serena Di Cesare per trasferimento fraudolento di valori; 

 

Emiliano Limiti per associazione di tipo mafioso; 

Antonio Lucarelli per associazione di tipo mafioso; 

Tommaso Luzzi per associazione di tipo mafioso; 

Eugenio Patanè per turbativa d’asta e illecito finanziamento; 

Fabio Russo per trasferimento fraudolento di valori; 

 

Giancarlo Mastropaolo, per false fatturazioni; 

Gennaro Mokbel per estorsione; 

Daniele Ozzimo, per corruzione aggravata;