MISTERI INURBANI

Vigili Urbani Pescara, il mistero delle divise nuove mai utilizzate. M5S: «serve chiarezza»

Oltre mille capi d’abbigliamento in magazzino, ditta produttrice pronta a decreto ingiuntivo

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Carlo Maggitti

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PESCARA. Continua la battaglia del Movimento Cinque Stelle sulla trasparenza. Nel mirino dei pentastellati ancora una volta la nebulosa questione delle divise dei vigili di Pescara.
Chiamati in audizione all’interno della Commissione Controllo e Garanzia tutti i soggetti coinvolti nella vicenda: il comandante Carlo Maggitti, il maggiore Matteo Silvestris,il responsabile del servizio del settore dell'Economato Antonio Mattioli e il direttore dell'avvocatura del Comune, Paola Di Marco.
Il caso delle divise dei vigili urbani di Pescara, che giacciono in magazzino ancora incellophanate da oltre due anni, è stato già oggetto di un’interrogazione comunale presentata il 7 agosto 2014 dai consiglieri del Movimento 5 stelle di Pescara e va ad aggiungersi all’esposto inviato alla procura della Repubblica e alla procura generale della Corte dei conti dalle organizzazioni autonome Diccap e Csa, già il 9 aprile scorso.
Attraverso l’interrogazione comunale, presentata ad agosto dai pentastellati, ma discussa in Consiglio comunale solo ad ottobre scorso, i consiglieri del M5S hanno chiesto informazioni al fine di comprendere i dettagli di questa vicenda, chiedendo nello specifico, se la polizia municipale di Pescara abbia richiesto una fornitura completa di uniformi per gli agenti (giacca, pantaloni, giacconi, cravatta e scarpe) per un importo di circa 104 mila euro, se tale fornitura risulti depositata all'interno di scatoloni in un locale della caserma dei vigili urbani (privando così gli stessi agenti dal 2012 di poter disporre delle necessarie e previste uniformi) e se la merce sia stata consegnata solo parzialmente a fronte di una firma che attesterebbe, invece, la consegna dell’intera fornitura.
«L’aspetto più nebuloso e che maggiormente ci allarma di questa vicenda», spiega la capogruppo Enrica Sabatini, «è proprio la firma che un ufficiale della municipale ha apposto per attestare la ricezione dell’intera merce. Una firma che andrebbe a legittimare la richiesta da parte della ditta appaltatrice del pagamento dell’intera fornitura a fronte invece di una consegna solo parziale della merce».
«Il Comune a causa di questa firma si troverebbe quindi pagare un’intera fornitura avendone ricevuta invece solo una parte con un possibile danno erariale per l'Ente», sottolinea la capogruppo del M5S.

IL DUBBIO SUL QUANTITATIVO
Al centro della questione vi è appunto il dubbio circa il quantitativo di merce effettivamente consegnata.
Se, infatti, la firma di un ufficiale municipale su un documento di trasporto datato 19 ottobre 2012 alle ore 9:39 attesterebbe la ricezione completa dell’intera fornitura (composta da oltre 1134 pezzi tra giacche e pantaloni per divise invernali, camicie, cravatte 100% seta, giacconi e scarpe invernali), emerge, invece, un dato totalmente contrastante in due documenti successivi inviati, quasi un anno dopo, dalla polizia municipale al Comune.
Il 30 agosto 2013, infatti, il responsabile dl servizio della municipale invia una comunicazione al dirigente della ragioneria Economato del Comune di Pescara per segnalare che la ditta Cantoni Fernanda s.r.l. aggiudicataria dell’appalto, non ha completato la fornitura e, pochi giorni dopo, il 17 settembre 2013, il dirigente, comandante della polizia municipale, Carlo Maggitti scrive al responsabile del Servizio Economato e Provveditorato del Comune di Pescara che «la fornitura a tutt'oggi risulta incompleta».
Una dichiarazione, quella del comandante Maggitti, che avrebbe dovuto determinare l’applicazione di una penale verso la ditta appaltatrice pari allo 0,50% del valore di gara non consegnato per ogni giorno di ritardo. Il Comune quindi, nel caso in cui non fossero stati consegnati i capi di vestiario entro termini fissati come segnalato dal comandante Maggitti, avrebbe dovuto, secondo il contratto, applicare una penale, la cui mancata applicazione da parte dell’amministrazione di quest'ultima rappresenterebbe un danno erariale per l’Ente.

«INCONGRUENZE EVIDENTI»
«I documenti che abbiamo a disposizione mostrano incongruenze evidenti», prosegue la capogruppo a 5 stelle Enrica Sabatini, «prima viene firmata la ricezione dell’intera fornitura e, un anno dopo, la polizia municipale dichiara che questa stessa fornitura non è in realtà completa. Nel momento in cui si fosse verificata questa seconda opzione, l’amministrazione avrebbe dovuto applicare alla ditta appaltatrice la penale prevista da contratto per ogni giorno di ritardo e stiamo parlando di quasi un anno di ritardo».
La penale, in questione, infatti secondo il contratto si sarebbe dovuta detrarre dall'importo della relativa fattura che sarebbe rimasto quindi nelle casse del Comune.

LA RISPOSTA DELL’ASSESSORE
Nel rispondere all' interrogazione presentata ad ottobre dai consiglieri a 5 stelle, l’assessore Adelchi Sulplizio ha dichiarato, durante il Consiglio comunale, che in base a quanto a lui comunicato «la merce è stata fornita nella sua interezza» e che le problematiche relative ai questa merce sono legate al solo materiale non conforme al capitolato.
L’assessore ha inoltre aggiunto che «non vi sono decreti ingiuntivi con cui la ditta richiede il pagamento».

RISCHIO DECRETO INGIUNTIVO
In realtà, però, I 5 Stelle hanno scoperto che una corrispondenza legale tra ditta fornitrice e il Comune di Pescara esisterebbe dal momento che la ditta appaltatrice ha comunicato che la merce è stata consegnata entro e non oltre i termini stabiliti e sta provvedendo alla presentazione del ricorso per decreto ingiuntivo con l’aggravio di spese, oneri e disagi a meno di un pronto pagamento da parte del Comune di euro 108.680,02.
«Vogliamo fare chiarezza su questa vicenda ascoltando tutti i soggetti coinvolti», conclude la Sabatini, «e vogliamo far emergere le responsabilità individuali dal momento che è in gioco il denaro della collettività».
«I vigili urbani stanno aspettando questo vestiario da oltre due anni», conclude la Sabatini «e sono loro le vere vittime di questa vicenda alle quali dobbiamo fornire una risposta chiara e trasparente».