SOMARI BUROCRATICI

Le imprese agricole aquilane stanno morendo per colpa della burocrazia: «quei bandi ci affossano»

Venti imprese cercano di scuotere l’assessore alla agricoltura prima del tracollo

Redazione Pdn

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ABRUZZO. Le aziende agricole terremotate non riescono a risollevarsi, soffocate dalla crisi economica e soprattutto da una politica disattenta. Ormai a quasi sei anni dal sisma.
Anzi gli allevatori del cratere sono molto più espliciti e chiariscono prima di tutto che loro «amano gli animali perché sono di gran lunga migliori di certi bipedi che ci hanno amministrato e che ignorantemente, irresponsabilmente ed impunemente hanno determinato una condizione per la quale le aziende agricole terremotate dell’aquilano corrono il serio rischio di un fallimento generalizzato».
Che l’agricoltura abruzzese non godesse di ottima salute lo si sapeva da tempo, che il terremoto e quello che è venuto dopo abbia aggiunto un ulteriore carico insostenibile pure è cosa che si sa da tempo.
Gli imprenditori lo chiamano «terremoto amministrativo» ed è un vero cataclisma creato da un fiume di norme tecniche e incomprensibili che si sono stratificate negli anni creando spesso situazioni di disagio o incongruenti a tratti grottesche. Insomma le norme “speciali” che avrebbero dovuto regolare la ricostruzione imprenditoriale ha invece creato ulteriori danni. 

Il risultato che è sotto gli occhi di tutti è che gli anni passano ed il fallimento si avvicina.
  «Ci si chiede dov'erano e, se c'erano, chi rappresentavano le Organizzazioni Professionali Agricole  che avrebbero dovuto difendere e salvaguardare gli interessi della categoria», scrivono una ventina di Aziende agricole terremotate del comprensorio aquilano, «chissà se, oltre alla tutela dei propri interessi e di quelli delle società di servizi  loro  emanazioni, esse hanno sostenuto - con la necessaria indispensabile fermezza che il caso richiedeva – l’esigenza di evitare che venisse posto, a carico delle imprese agricole,  l'impossibile onere di  dover anticipare la totalità dei costi necessari per la ricostruzione.  Inoltre, a differenza di tutti gli altri interventi inerenti la “ricostruzione post sisma”, resta a totale carico delle imprese agricole “beneficiarie” (“beneficiarie” si fa per dire! ) anche l'I.V.A..  Continue quanto inutili sono state le “rimostranze”, rivolte a tutte  le Istituzioni competenti, per un bando che recava evidenti “irregolarità” amministrative e condizioni tali da non consentire, alle aziende agricole, di corrispondere a tutti gli obblighi previsti nella “lex specialis”. Inoltre, con la nota che si allega, le aziende terremotate hanno  chiesto anche di essere ascoltate.  Purtroppo,  invece, si rileva solo  l’assordante   silenzio  della Regione che, dopo  aver “partorito  un  mostro“ a distanza di quasi  due  anni dal sisma, nulla  ha  fatto  per  porre rimedio alla grave situazione  determinata  dall'assessorato  all'Agricoltura  della   medesima Regione Abruzzo»

L’accusa infatti si riferisce al fatto che soltanto per il settore agricolo è stata individuata una procedura amministrativa che non consente minimamente, alle aziende maggiormente danneggiate ubicate nel comprensorio aquilano, di avviare e concludere il difficile percorso della “ricostruzione” delle strutture produttive agricole ed il ripristino delle dotazioni aziendali.
I firmatari, interessati ai bandi pubblicati dalla Regione Abruzzo dal 2011 (“Ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e introduzione di adeguate misure di prevenzione”) in una lettera ai vertici reginali illustrano le varie criticità individuate che bloccherebbero di fatto gli aiuti e la crescita.
Le carenze, la complessità ma soprattutto la inapplicabilità di detti bandi  furono immediatamente osservate  dagli imprenditori interessati.

AIUTATI CHE LA REGIONE TI AIUTA (FORSE)
Tra questi l’assurdo obbligo che sancisce (così come prescritto dalla grande maggioranza di bandi) l’anticipo delle spese degli imprenditori per poter poi ottenere i finanziamenti.
Come dire: se vuoi che ti aiutiamo, prima devi aiutarti da solo trovando i soldi da spendere.
Come se ciò non bastasse il “bando” prevede che, a differenza di tutte le altre categorie produttive interessate dagli eventi sismici,  gli imprenditori agricoli non possono beneficiare della quota relativa all’IVA  poiché non riconosciuta a contributo mentre, alle altre attività produttive, è stato riconosciuto anche specifico indennizzo per il “mancato reddito”.
«Ci si chiede come e dove le aziende agricole, tante e tanto duramente colpite dal sisma», scrivono le aziende, «possano attingere la necessaria liquidità che permetta loro di poter anticipare le ingenti spese per la riparazione dei danni subiti e, più in generale, per poter  riportare “a regime” le attività bruscamente e pesantemente interrotte dall'eccezionale evento calamitoso. Peraltro, nemmeno si può immaginare di poter ricorrere all'istituto del mutuo e/o dell'anticipazione bancaria anche in considerazione della rilevante sofferenza delle aziende determinata dalla lunga e totale o parziale inagibilità delle strutture produttive ed acuita dalla difficile congiuntura economica».
Ed i punto è che queste criticità vennero già evidenziate nel 2011 ma cadute nel vuoto a casusa della «disattenzione della Regione».
Per “sbloccare” l'unico  stato di avanzamento lavori consentito dalla “lex specialis” –sostengono i venti imprenditori aquilani-  gli imprenditori agricoli dovrebbero poter disporre di ingenti somme, certamente non “alla portata” delle aziende agricole dell’entroterra aquilano che già prima del sisma operavano in condizioni socio economiche precarie diventate oggi, addirittura, catastrofiche anche e soprattutto a causa del  permanere, senza modifica alcuna, del bando regionale così concepito.

Porre rimedio ai danni generati da questo ulteriore vero e proprio “ terremoto amministrativo” è «impresa ciclopica per cui si conta nell’impegno della nuova amministrazione/dirigenza regionale per rimuovere tempestivamente tutti quegli ostacoli che potrebbero concorrere a “decretare” la fine di molte imprese agricole aquilane che sono quelle più gravemente danneggiate».
E le proposte non mancano e vengono elencate sinteticamente in calce alla lettera.
Sempre che la Regione legga la missiva.