POLITICA E SENTENZE

Montesilvano, Ciafardini ‘riabilita’ Cantagallo: «non c’era un'associazione a delinquere, ora si guardi al futuro»

«La magistratura ha svolto il proprio lavoro con serenità»

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Montesilvano, Ciafardini ‘riabilita’ Cantagallo: «non c’era un'associazione a delinquere, ora si guardi al futuro»

Francesca Ciafardini


MONTESILVANO. Una settimana fa la sentenza di secondo grado ha assolto l’ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, dall’accusa di associazione a delinquere e molti altri imputati dell’inchiesta Ciclone .
Per la Corte d'appello, dunque,  il ‘sistema Montesilvano’, cioè un patto tra amministratori e imprenditori cementato dalla corruzione e dagli abusi d'ufficio, non sarebbe mai esistito. L’associazione a delinquere è stata chiaramente esclusa dai giudici dell’Appello, così  come sono stati esclusi molti dei reati ipotizzati mentre altri sono andati prescritti (il che non equivale ad innocenza). Inoltre oltre assoluzioni e prescrizioni si contano anche tre condanne che sono una parte più che esigua di tutto il monumentale processo aperto nel 2005 e culminato con gli arresti di fine ottobre 2006.
L'ex sindaco è stato assolto, con la formula “il fatto non sussiste”, per alcuni episodi di corruzione contestati e per il reato di abuso per cui era stato condannato dai giudici delle prime cure.
Altri 7 capi di imputazione sono stati dichiarati estinti per prescrizione.

«La mia assoluzione ridà dignità a tutti quelli che, nel 2004, mi hanno votato, il 69,5 per cento della città: a loro ricordo che hanno fatto bene a votarmi, il loro voto è stato giusto», ha commentato l’ex sindaco. «Questa sentenza non mi lascia alcuna macchia».
Voci contrastanti, però, sono emerse in questi giorni come quella dell’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che ha ricordato che «prescrizione non vuol dire assoluzione».
Per Acerbo «se Cantagallo teneva alla reputazione avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione, cosa che evidentemente non ha fatto e che il suo partito non mi pare gli abbia chiesto. Dunque la sentenza cancella la condanna per corruzione ma non la consapevolezza che quella condanna c’è stata e i fatti per cui l’ex-sindaco era stato condannato in primo grado. Consiglio quindi di evitare festeggiamenti perché non c’è nulla da festeggiare».
Ma la ‘riabilitazione’ di Cantagallo arriva anche dalla segretaria provinciale del Pd, Francesca Ciafardini, secondo cui la sentenza sul processo Ciclone «mette la parola fine su una inchiesta che ha sconvolto la politica di Montesilvano ma, in qualche modo, ha inciso anche sulla politica provinciale e regionale di questi otto anni, e per questo impone necessariamente una analisi e una riflessione su ciò che è stato il centrosinistra e ciò che dovrà essere».

«Posto che la magistratura deve sempre compiere indagini su notizie di reato», continua Ciafardini, «oggi c'è una verità: Montesilvano non era amministrata da un'associazione a delinquere. La prescrizione, infatti, che pure aleggia su alcuni per qualche capo di imputazione, non riguarda questo reato, il più grave, e ciò si aggiunge alla completa assoluzione (perché il fatto non sussiste) di altri esponenti del centrosinistra come Marco Savini e Andrea Diodoro. Ecco perché va dato atto alla magistratura giudicante di aver svolto il proprio lavoro con equilibrio e serenità, riconsegnando l’onore ai singoli, e ridando alla città il diritto a guardare al futuro».
E adesso si ragiona su cosa accadrà nei prossimi mesi: «il diritto al futuro è la chiave di questa sentenza», sostiene Ciafardini, «la partita si sposta proprio nella comunità di Montesilvano e nella capacità della politica e dei partiti di rigenerarsi, essendo però certi di non aver proposto alla comunità un centrosinistra fatto di amministratori corrotti e senza scrupoli. Ora è il tempo del futuro, perché gli otto anni trascorsi, appesantiti da un macigno come questo, non hanno permesso una vera discussione sul cambiamento della politica e sulla proposta da offrire all'opinione pubblica per cambiare anche Montesilvano. Ora è il tempo di dare alla comunità della quarta città d'Abruzzo il pieno diritto a ritrovare la sua strada, a programmare una nuova stagione di sviluppo, a uscire dal torpore e dallo sguardo basso al quale era stata condannata in questi anni. E perché no ad investire definitivamente su una classe dirigente forte, serena e rinnovata».
Rimangono sullo sfondo, dimenticate e svuotate, le confessioni dell’imprenditore Bruno Chiulli che patteggiò 9 mesi di reclusione prima del processo, confessando di aver pagato tangenti per avere i lavori di manutenzione del verde assegnati alla sua ditta, la Green Service.