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Operazione “legno finto”: fatture false per oltre 20 milioni

Nei guai anche aziende del Teramano

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Operazione “legno finto”: fatture false per oltre 20 milioni




PESARO. Dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e distruzione di documenti contabili sono i reati contestati dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Pesaro nell’ambito dell’operazione “Legno finto”.
L’indagine trae origine da due verifiche fiscali eseguite dai militari della Compagnia di Urbino nei confronti di altrettante imprese con sede a Auditore (PU) operanti nel settore della lavorazione del legno finalizzata alla produzione di semilavorati e imballaggi.
L’attività ispettiva ha permesso di accertare che le stesse svolgevano, di fatto, attività prevalentemente di “cartiere”, ovvero dedite all’emissione di fatture per operazioni commerciali mai avvenute. L’esito della preliminare analisi documentale delle fiamme gialle di Urbino ha portato alla successiva esecuzione di numerosi accertamenti patrimoniali, indagini bancarie e controlli incrociati, che hanno svelato non solo la falsità della maggior parte delle transazioni commerciali, ma anche le disponibilità economiche dei due indagati pesaresi. 

In particolare, gli sviluppi investigativi, diretti dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino Irene Lilliu, hanno permesso di individuare un’articolata e complessa “frode fiscale” che ha visto il coinvolgimento dei rappresentanti legali delle due società di Auditore (PU), Roberto Albertini di 47 anni e Ulisse Arcangeli di 55 anni, i quali, attraverso le rispettive aziende costituite ad hoc, hanno simulato operazioni di compravendita di prodotti derivati del legno (bancali, componenti in legno per l’arredamento navale) emettendo fatture fittizie per un importo totale di oltre 20 milioni di euro nei confronti di 48 imprese operanti nel settore della cantieristica navale, meccanica, elettronica, arredamento ed imballaggi, con sede nelle province di Pesaro, Vercelli, Treviso, Ancona, Rimini, Ragusa, Pistoia e Teramo.
Queste ultime hanno così potuto abbattere fraudolentemente il loro reddito imponibile.
Le evidenze investigative accertate nel corso delle indagini hanno portato all’emissione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Urbino, Egidio de Leone, di un decreto di sequestro preventivo dei beni intestati ai 2 indagati di Auditore (PU).
Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri della Compagnia di Urbino che hanno rinvenuto e sequestrato 2 autovetture (una delle quali di lusso), 4 unità immobiliari (tra cui una villa), quote di 3 società e diversi rapporti bancari e postali, per un valore complessivo di 300.000 euro.