SEGRETO BANCARIO

Abruzzo. Carichieti, c’è una lettera personale al governatore Bankitalia

Appello a conoscere direttamente la stato di salute della Cassa

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Abruzzo. Carichieti, c’è una lettera personale al governatore Bankitalia



CHIETI. “C’è posta per te”, ma non siamo in Tv. Stavolta il messaggio è per Ignazio Visco, il governatore di Bankitalia, al quale è stato inviato un dossier di 15 pagine firmato da Mario Falconio, ex presidente della Carichieti commissariata, dal direttore generale Roberto Sbrolli (prima lasciato al suo posto e poi licenziato dal commissario Riccardo Sora) e da sei componenti del CdA esautorato: Giuseppe Di Marzio, Ennio Melena, Giuseppe Martino, Nino Silverio, Vincenzo Farina e Sebastiano Nasuti. Questo il frontespizio della lettera, con l’indirizzo: “Alla cortese attenzione personale del Sig. Governatore Ignazio Visco. Oggetto: deduzioni in ordine alla proposta di Amministrazione straordinaria di Carichieti ed agli atti conseguenziali, correlati e comunque connessi».
«Caro governatore – si legge nel messaggio appena inviato – hai firmato la proposta di commissariamento come uno dei tanti provvedimenti che ti propongono, magari inserito in una montagna di carte che erano alla tua firma e quindi potresti non averla letta bene. Perciò ti spieghiamo meglio e direttamente come stanno le cose in realtà: lo facciamo per lealtà istituzionale verso la Banca d’Italia e per consentire una tua personale ed autonoma valutazione sullo stato di salute di Carichieti attraverso i documenti che ti alleghiamo (e che peraltro sono già stati inviati ai tuoi uffici). Naturalmente non abdichiamo dalle difese affidate ai nostri avvocati, ma le osservazioni che ti sottoponiamo intendono attenersi unicamente alla sostanza degli addebiti e degli atti. Poi decidi tu cosa fare. Nel ringraziare per l’attenzione concessa, i sottoscritti porgono deferenti ossequi».

Questa inusuale lettera al Governatore Bankitalia fa salire improvvisamente di livello lo scontro sul commissariamento della Carichieti. E testimonia che con il passare del tempo il CdA esautorato e gli altri due ex (presidente e dg) ritengono sempre più evidenti le forzature della relazione ispettiva e quindi del provvedimento punitivo adottato dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan su proposta di Bankitalia. In grande sintesi, la lettera ripercorre punto per punto gli addebiti che hanno portato al commissariamento, rivendicando e dettagliando i risultati strategici conseguiti da Carichieti in questi ultimi anni.
Fatti che sembrano contrastare con quanto addebitato e cioè «di aver dimostrato una ridotta capacità di indirizzo strategico o di non aver assunto azioni incisive per la risoluzione delle problematiche emerse».
 E sono anche falsi – dicono i firmatari del messaggio personale a Visco – i rilievi «sull’opacità dei processi decisionali, sulle influenze esterne, sui rapporti “incestuosi” con la Fondazione, nonché sulla superficialità dell’intervento sul deterioramento del portafoglio creditizio».

 La ricostruzione “fattuale” ed i documenti allegati dicono tutt’altro - sottolineano gli otto firmatari - così come sono diversi anche i tre casi più pesanti di crediti in sofferenza (i Gruppi Repetto, Paglione e De Nicola, che assommano ad oltre 100 mln) rispetto a quanto riportato nella relazione ispettiva. Si tratta infatti di crediti tutti garantiti da ipoteche.
«Alla luce di quanto rappresentato, i sottoscritti chiedono di assumere le iniziative reputate necessarie, ovvero opportune ed utili, per porre fine all’attuale situazione di Amministrazione straordinaria, mediante l’adozione degli acconci provvedimenti nelle sedi competenti. Sarebbe un atto di giustizia che potrebbe fugare anche il sospetto, diffuso nell’opinione pubblica, che la Carichieti sia stata commissariata nella logica dell’assorbimento delle banche medio-piccole in gruppi bancari rispondenti a finalità di concentrazione e non invece al fine dichiarato del ripristino di una gestione regolare».
 La speranza, come si vede, è l’ultima a morire. E c’è chi pensa ottimisticamente che Bankitalia possa tornare sui suoi passi il che è un’apertura di credito al governatore, nella fiducia che possa essere apprezzato l’aver bene operato per la Cassa. Però c’è un ostacolo: con i suoi silenzi e la sua autoreferenzialità Bankitalia – non il governatore - somiglia sempre più a quelle divinità atzeche che non si muovevano a compassione nemmeno con i sacrifici umani. Ma si potrebbe avvisare Via Nazionale che da allora sono passati diversi secoli.

Sebastiano Calella