CRISI PERPETUA

Abruzzo. Commercio e « allarme sociale»: l’Iper di Pescara annuncia 55 esuberi

Segnali preoccupanti di recessione si scorgono persino nel polo commerciale di Città Sant’Angelo

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Abruzzo. Commercio e « allarme sociale»: l’Iper di Pescara annuncia 55 esuberi

Iper Città Sant'Angelo



PESCARA. Se anche l’Iper di Città Sant’Angelo annuncia 55 licenziamenti vorrà pur dire qualcosa. Si allunga l’elenco preoccupante dei licenziamenti in Abruzzo dove imprese piccole e grandi continuano a rischiare sull’orlo di un precipizio dal quale tutti vorremmo allontanarci.
E se le piccole e medie imprese sono quelle che hanno meno flessibilità e soccombono con maggiore celerità nei confronti di una crisi che ormai dura da troppi anni e non accenna a terminare, i grandi gruppi resistono meglio e più a lungo ma le crepe si intravedono e sono evidenti.
Il primo allarme sul fatto che la crisi ormai colpisce anche i grandi gruppi sono proprio gli esuberi ed i primi licenziamenti: si cerca di risparmiare il più possibile sui costi per mantenere il bilancio in attivo o limitare le perdite ma così facendo si riducono servizi e appeal nei confronti dei clienti. Tutto però parte con il calo vertiginoso dei consumi a tutti i livelli: meno consumi meno guadagni per le imprese e necessità di tagliare i costi.

E l’Abruzzo rischia la desertificazione totale che è già molto evidente nei centri delle città dove gli affitti dei locali commerciali (una delle principali voci di costo) sono più elevati e per questo si scorgono vetrine abbandonate e locali sfitti. Da anni ormai persino a Pescara, la più florida città abruzzese, la crisi del commercio è conclamata e le organizzazioni gridano aiuto verso istituzioni locali che hanno fatto ben poco. Spesso proprio i commercianti si sono scagliati contro i centri commerciali vicini (l’Abruzzo rimane tra le primissime regioni a più alta densità di centri commerciali in Europa) che attraggono la maggior parte della clientela.
Ora però anche i centri commerciali iniziano a soffrire.
Per ora la crisi si avverte nel polo di Città Sant’Angelo, per ironia proprio il primo a nascere negli anni ’90.  
Alcune settimane fa è stata la volta di Brico center mentre domenica scorsa il contestatissimo sciopero promosso dai lavoratori di Mondo convenienza, qui non si parla di licenziamenti ma la tensione è molta.
 Ora tocca all’Iper il primo centro commerciale costruito in assoluto in Abruzzo, uno tra i più grandi, ristrutturato, rinnovato ed ingrandito meno di un anno fa con l’aggiunta di nuovi negozi: un passo coraggioso che forse ora si dimostra più lungo della gamba. Una scelta di rilancio in piena tempesta economica. Si è puntato tutto sulla fine della crisi ma la crisi continua.

Nel corso di un incontro  convocato ieri per la cessazione del terzo anno di mobilita' con le tre organizzazioni sindacali, Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs, rappresentate da Davide Frigelli, Lucio Cipollini e Mario Miccoli, Finiper ha dichiarato così 55 esuberi.
I rappresentanti sindacali hanno bocciato la proposta dell'azienda, dichiarandola irricevibile, e hanno indetto un'assemblea con i lavoratori, che hanno partecipato in massa, decidendo che non sara' accolto un eventuale ammortizzatore sociale piu' elevato del 21 per cento e che l'azienda dovrà rivisitare il numero degli esuberi e aprire la mobilità volontaria incentivata.
Negli ultimi tre anni l'organico dell'Iper Pescara si e' gia' ridotto, dopo una dichiarazione di esubero di 48 unita'. L'obiettivo e' stato raggiunto tra la mobilità volontaria, la fuoriuscita di altre persone, e la solidarieta' al 21 per cento.
Oggi i dipendenti sono 247.

Frigelli definisce «esagerato» il numero dei 55 esuberi, parla della «amarezza dei lavoratori» nell'apprendere la notizia e della loro «delusione nei confronti dell'azienda, a cui hanno dato molto». Sottolinea infine che «siamo in una situazione di vero allarme sociale».
Già, “allarme sociale” palpabile, lo si avverte tra le strade e lo si avverte ormai chiaramente in ogni famiglia costretta a piccole e grandi rinunce.
Nessuna contromisura del governo sembra aver avuto effetti benefici e per ora la fine di questa profonda recessione non si intravede ancora.
E’ un gioco pericoloso che assomiglia tanto al domino: una tessera che cade prima o poi colpirà anche noi.