SEGRETI BANCARI

Carichieti, iniziate le audizioni in Bankitalia: ascoltato anche ex direttore Sbrolli

Ogni giorno che passa il commissariamento diventa più fragile

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Carichieti, iniziate le audizioni in Bankitalia: ascoltato anche ex direttore Sbrolli

CHIETI. Quale impatto su Bankitalia dalle due audizioni dell’avvocato Giuseppe Martino (componente del CdA) e del direttore Roberto Sbrolli, “interrogati” la scorsa settimana su Carichieti?
«Non si saprà mai» è la risposta sicura degli addetti ai lavori che conoscono i riti e la riservatezza di Via Nazionale. Ma da quello che filtra, queste audizioni hanno messo sotto pressione Bankitalia perché già prefiguravano il contenuto della richiesta al Tar Lazio per annullare il provvedimento, così come anticipavano le controdeduzioni di CdA e Collegio dei revisori, il ricorso al Presidente della Repubblica e le interrogazioni parlamentari del Movimento 5 Stelle.
E a Bankitalia è scattata la caccia alla “manina” che ha inserito nella relazione ispettiva le false accuse – e le successive precipitose rettifiche - che hanno influenzato il commissariamento.
Intanto diventa ogni giorno di più evidente la disparità di trattamento tra Carichieti e il “mostruoso” caso di Monte Paschi di Siena che, con un debito accertato di oltre 500mln di euro, una serie di reati finanziari anche già condannati, non è stata commissariata. Differenze troppo eclatanti e stridenti per rimanere senza conseguenze ed investire chi oggi è chiamato a tutti i livelli a controllare l’operato delle banche in maniera rigida, oggettiva e trasparente.  

IL CONTENUTO DELLE DUE AUDIZIONI DELLA SCORSA SETTIMANA
Infatti - a domanda - gli “interrogati” hanno risposto così sulla questione oggetto della contestazione più importante: la percentuale di copertura delle deteriorate (coverage ratio) che a fine 2011 si attestava al 22,85% a giugno scorso era il 41,32%. Numeri che certificano che Carichieti ha posto grande attenzione nel presidiare questi crediti e nello stesso tempo evidenzia che la Cassa ha recepito le richieste sulle perdite da questi crediti per importi addirittura maggiori di quelli precedentemente indicati da Bankitalia.
Infatti nell’esercizio 2012 sono state contabilizzate perdite per 43,1 mln (gli ispettori avevano chiesto 28 mln di rettifiche al termine della precedente ispezione terminata a giugno 2012), mentre nell’esercizio 2013 le perdite da rettifiche sono state 83,1 mln ed altrettanti circa sono stati effettuati nella prima parte del 2014 (anche in corso di ispezione).
In sostanza in tre anni sono stati rettificati oltre 200 mln, mentre nei dieci anni precedenti sono stati 120 mln (di cui solo 40 mln per l’operazione Merker). E senza commissariamento.
Così ad altre domande le risposte sono state che è migliorato nettamente l’indice di patrimonializzazione (il core tier one è passato dal 6,90% all’8,50%), mentre con la riorganizzazione della rete e con i nuovi corsi di formazione, circa il 60% delle succursali risulta a budget (cioè hanno superato gli obiettivi) e sono stati chiusi molti sportelli improduttivi.
Insomma c’è un filo conduttore in tutte le contestazioni al commissariamento di Bankitalia: si tratta del tentativo comune di dimostrare che il provvedimento sembra precipitoso rispetto alle evidenze documentali (vedi i corposi allegati prodotti dagli avvocati) che dipingono una Cassa di risparmio diversa da quella degli ispettori che l’hanno giudicata – secondo gli avvocati - in chiave sproporzionatamente punitiva. Pur non negando alcune criticità - di cui Bankitalia da tempo chiedeva il superamento - è come se “l’indisciplina” o “il ritardo” con cui il management della Cassa ha adempiuto alle precedenti prescrizioni – cioè un fallo non da espulsione - abbia prodotto un cartellino rosso (il commissariamento) invece di quello giallo.
Da una parte l'audizione sembra poter tranquillizzare sullo stato di salute reale dei conti Carichieti, ma spiega anche bene perché tante reazioni contro Bankitalia. La solita polemica contro gli arbitri che penalizzano le squadre più piccole e favoriscono quelle che guidano la classifica? O c’è di più?

LA RICHIESTA DI TUTTI: NON CANCELLARE LA TERRITORIALITÀ DI CARICHIETI
A fronte del miglioramento dei conti, il di più per Carichieti è il timore diffuso che la banca perda il suo requisito di territorialità, che non è un fatto psicologico o culturale soltanto, ma ha riflessi sul credito all’economia locale in primis e su quella abruzzese in generale. La Cassa di risparmio di Chieti è, infatti, l’unica cassa sopravvissuta alla morìa degli altri Istituti di credito locali. Per questo forse il filo conduttore comune delle contestazioni a Bankitalia è sempre lo stesso e richiama una nota pubblicità di un orologio: “toglietemi tutto, ma non la mia Cassa”.
Sia gli addetti ai lavori che il mondo economico locale partono da una valutazione oggettiva: le operazioni contestate non sono come quelle che hanno spolpato la Tercas, distruggendola insieme alla Caripe (come meglio di tutti sa proprio l’attuale commissario Riccardo Sora che viene proprio dal “salvataggio” Tercas). Né si tratta dell’arrivo della Bper che ha sostituito Bls e Carispaq, acquistando progressivamente le loro azioni fino a diventarne di fatto proprietaria.
Partendo da questa differenza non di poco conto, tutti hanno chiesto una fine rapida del commissariamento (o il ritiro del provvedimento in autotutela) ed il ritorno di Carichieti alla sua autonomia gestionale, per esorcizzare lo spauracchio della vendita ad un gruppo bancario più forte interessato a fare shopping in Abruzzo.
In altre parole: ben venga la Vigilanza di Via Nazionale a risanare ulteriormente il bilancio, ma “non toglieteci la Cassa.” Perché da quello che emerge dai documenti noti, i problemi di Carichieti hanno una connotazione diversa rispetto ad altri commissariamenti: qui ci sono errori nella policy interna, qualche leggerezza nel Risk management, effetti collaterali imprevisti dovuti ai riflessi della crisi economica e/o ritardi nell’applicazione delle nuove regole di controllo del credito dovuti anche all’accavallarsi della normativa. Insomma alla Cassa di risparmio forse serviva solo un tagliando. O al massimo una revisione programmata. Ma non la sostituzione del motore.

Sebastiano Calella