BANCHE E MISTERI

Carichieti, depositate anche le controdeduzioni di Cda e Revisori

Si infiamma la contestazione al commissariamento. Tempi lunghi per gli esiti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5513

Carichieti, depositate anche le controdeduzioni di Cda e Revisori


CHIETI. L’attenzione per il ricorso al Tar Lazio contro il commissariamento della Carichieti (anticipato da PrimaDaNoi.it) ha fatto rivolgere l’interesse verso la via giudiziaria della vicenda.
Ma Tar (ed eventualmente Consiglio di Stato), magistratura del lavoro (l’impugnazione del licenziamento da parte del dg Roberto Sbrolli) o addirittura il ricorso al Presidente della Repubblica annunciano tempi lunghi ed affrontano più la forma che la sostanza del provvedimento che ha azzerato gli organi amministrativi e di controllo della Cassa di risparmio.
E’ vero che il ricorso al Tar del professor Fabio Merusi contiene una marea di dati che ricostruiscono lo stato di salute di Carichieti (per fortuna soddisfacente), ma la battaglia vera ci sarà attraverso le controdeduzioni ai rilievi di Bankitalia che sono state già consegnate sia da parte del CdA che  separatamente - com’è giusto che sia – dal collegio dei Revisori dei conti. L’organo di controllo ha sottoscritto collegialmente il suo documento e lo ha presentato entro il 10 novembre (come da termine indicato da Bankitalia).
Si tratta di due voluminosi dossier (più pesante quello dei revisori) che vivisezionano i rilievi degli ispettori e contestano in toto le criticità assunte alla base del provvedimento di “pensionamento” anticipato di Presidente, Cda e Collegio dei Revisori proposto al ministro.
 E’ chiaro che trattandosi di ricostruzioni di parte, queste controdeduzioni possono essere ritenute un pò sbilanciate e magari riduttive rispetto alle responsabilità, ma CdA e Revisori non ci stanno a passare per sempliciotti o incapaci, visto che i risultati in termini di “numeri” sono asettici, rappresentano la realtà e non possono essere forzati in senso negativo.
D’altra parte anche i rilievi degli ispettori sono di parte ed un contraddittorio prima e non dopo il commissariamento avrebbe evitato tutta questa guerra che comunque ha esiti molto incerti.

CDA E REVISORI DEI CONTI: «CHI IN PASSATO HA CHIUSO UN OCCHIO?»
In sostanza i punti su cui battono le controdeduzioni – pur separate - sono gli stessi, anche se declinati in modo diverso sia per lo spessore tecnico del Collegio revisori (forse inatteso in Bankitalia) sia per i dati statistici che fanno giustizia – almeno nell’immaginario collettivo – rispetto ad una condanna sembrata intempestiva. Se è vero che ora Carichieti stava risalendo la china, la domanda è perché e chi in passato ha chiuso un occhio su quello che avveniva sul credito e sui controlli.
«A riprova – si legge in una delle controdeduzioni – il rapporto di copertura delle deteriorate a fine 2011 si attestava al 22,85% contro il 41,32% del 2014».
 Cioè quasi il doppio delle vecchie garanzie sui debiti, senza che in passato ci siano stati commissariamenti.
Così come «nell’arco dell’ultimo triennio sono stati effettuati accantonamenti su crediti per oltre 200 mln. Un importo di gran lunga superiore alla sommatoria degli accantonamenti effettuati nel decennio 2000-2010 e pari a 120 mln».
 Senza dire che «nonostante queste ingenti rettifiche effettuate a conto economico, il core tier one (cioè l’indicatore della solidità del patrimonio della banca) è passato dal 6,90% del 2010 all’8,37 % al giugno 2014».
Numeri che soddisfano i più recenti e stretti vincoli imposti dall’Europa che si attestano tra il 7 ed il 9%, pena la ricapitalizzazione (e non il commissariamento). Tralasciando le risposte sui fatti privati dell’ex presidente, sugli incentivi all’esodo di alcuni dipendenti (peraltro tutto alla luce del sole e degli accordi), sulle influenze esterne al CdA per il credito, sulle lettere anonime o sulla mancata azione di responsabilità contro l’ex direttore Di Tizio (giudicata dai legali come del tutto priva di fondamento giuridico), le controdeduzioni affrontano e spiegano il problema degli “incagli”, cioè di quelle situazioni di prestiti che rischiano di non rientrare. E di ciascuna spiegano che a fronte delle sofferenze, la Cassa ha ottenuto ipoteche immobiliari che garantiscono i soldi prestati.
Così come le critiche di mancato raggiungimento del budget da parte delle filiali sono ingenerose perché tutti (e in questo “tutti” viene ricompresa l’intera famiglia della Carichieti) hanno fatto il loro dovere, risalendo quella china del risanamento che il management stava percorrendo senza doparsi con l’epo, cioè senza acrobazie sul bilancio.

Sebastiano Calella