LA SENTENZA

«Assunzioni clientelari»: Cassazione conferma assoluzione ex vertici Aca

L’inchiesta riguardava Bartolomeo Di Giovanni e Bruno Catena

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«Assunzioni clientelari»: Cassazione conferma assoluzione ex vertici Aca

Bruno Catena




PESCARA. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro l'assoluzione piena emessa due anni fa dal Tribunale collegiale di Pescara a carico dell'ex direttore dell'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) Bartolomeo Di Giovanni e dell'ex presidente Bruno Catena.
I due erano accusati di abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta su 83 presunte assunzioni clientelari all'Aca, nata in seguito ad alcuni esposti dell'associazione a tutela dei consumatori Codici, fin dal 2005.
Nello specifico, Catena e Di Giovanni erano accusati di aver assunto persone «violando la procedura del concorso pubblico per il reclutamento». La Suprema Corte però ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dal pm Paolo Pompa e ha quindi confermato integralmente la sentenza di primo grado.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Catena (difeso dagli avvocati Ugo Di Silvestre e Daniela Rocchi) e Di Giovanni (difeso dall'avvocato Fabrizio Di Carlo) avevano violato le disposizione sancite dalla Costituzione che prevedono che per l’accesso ai posti di lavoro enti pubblici (e l’Aca è una società pubblica) bisogna superare un concorso pubblico.
L’accusa -che aveva verificato caso per caso- contestava assunzioni clientelari anche di amici e parenti di politici locali in assenza di una pianta organica.
Gli imputati invece si sono difesi cercando di dimostrare che l’Aca non è ente pubblico e che dunque non potevano applicarsi le norme per le assunzioni imposte a questi.

Erano state contestate a Di Giovanni anche le violazioni alle norme che prevedono «la chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento».
«Attraverso tali atti illegittimi», scriveva il pm D'Agostino, «adottati in violazione di legge ed in totale carenza di pianta organica dell'ente e con notevole aggravio di costi nei bilanci dell'Aca, arrecava un ingiusto vantaggio patrimoniale ai privati illegittimamente assunti, in molti casi soggetti legati da rapporti di parentela o amicizia ad esponenti politici locali».
La stessa formula si era ripetuta pressochè identica anche per il capo di imputazione di Catena.
Nel 2003 i dipendenti dell'Aca erano 106, appena 12 mesi dopo erano diventati 160 (di cui 4 dirigenti, 4 quadri, 46 impiegati e 106 operai).
Sempre negli anni d'oro del partito dell'acqua, tra il 2002 ed il 2004, fu speso oltre un milione in consulenze esterne.
A novembre 2012 i due erano stati già assolti «perché il fatto non sussiste» dal tribunale collegiale di Pescara guidato dal giudice Massimo De Cesare.

ACERBO: «AMARO IN BOCCA MA NON SI CANCELLA RESPONSABILITA’ POLITICA»
«Il fatto che la Cassazione abbia confermato l'assoluzione di alcuni tra i responsabili del cosiddetto "partito dell'acqua" non cancella la gravità dei comportamenti del ceto politico che per anni ha occupato l'azienda acquedottistica», commenta l’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo. «Il ceto politico che ha occupato l'ACA Spa dunque si è fatto scudo di questa ambiguità dell'ordinamento (introdotta nel 2000 per preparare la privatizzazione) per procedere ad assunzioni dirette con contratti a tempo indeterminato. Il costo di questa cattiva gestione clientelare pesa ora sui cittadini con un gigantesco debito».
«Come abbiamo sempre sostenuto come Rifondazione Comunista e Forum dei movimenti per l'acqua le SPA pubbliche vanno abolite», continua Acerbo. «Il fatto che penalmente se la siano scampata non cancella il nostro giudizio politico negativo sull'uso spregiudicato di un'azienda pubblica. Tutti sanno che tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato dell'Aca figurano esponenti politici del PD e satelliti vari, loro parenti e clientes. La sentenza del Tribunale di Pescara confermata dalla Cassazione lascia l'amaro in bocca ma è stata anticipata dal consenso elettorale raccolto da esponenti politici del PD che quel sistema hanno creato e anche dalla solidarietà che questo partito ha dimostrato nei confronti persino di chi è accusato di aver intascato tangenti».