TERREMOTO GIUDIZIARIO

Tangenti post sisma: vacanze, soldi e automobili per i lavori di puntellamento

Prima inchiesta Procura L'Aquila su messa in sicurezza edifici

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5692

puntellamenti

L’AQUILA. Tangenti nell'affidamento diretto di lavori di puntellamento dei danni post-sisma del valore di un milione di euro, con vacanze e auto messe a disposizione di funzionari pubblici da imprenditori in cambio della commessa e liste di ditte "amiche" a cui affidare opere milionarie.
Nel registro degli indagati della Procura della Repubblica dell’Aquila sono finite undici persone tra imprenditori, funzionari comunali e un tecnico valutatore dei danni: Antonio Leoncini, Luigi Finazzi, Claudio D’Alessandro, Carmine D’Alessandro, Walter D’Alessandro, Vittorio Fabrizi, Mario Di Gregorio, Renzo Parisse, Luca Pelliccione, Giuseppe Galassi, Carlo Cafaggi.
L'inchiesta è la prima che va a toccare la complessa operazione di assegnazione delle cosiddette "opere provvisionali", i puntellamenti che in deroga alla normativa sui lavori pubblici vennero affidati a chiamata diretta e senza appalto, vista l'urgenza di mettere in sicurezza gli edifici.
Un affare, secondo alcune stime, da circa 500 milioni di euro, 200 dei quali gestiti dal solo Comune capoluogo.
Venerdì scorso sono stati recapitati gli avvisi di conclusione delle indagine a tutti gli indagati, al momento del deposito delle intercettazioni telefoniche. Le ipotesi di reato si riferiscono a fatti seguenti al terremoto dell'aprile 2009 e sono, a vario titolo, corruzione, turbativa d'asta e falso. L'indagine è stata coordinata dai sostituti procuratori Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli e curata dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale (Ros) diretti dal maggiore Giancarlo Santagata.
Dalle intercettazioni telefoniche emerge che Leoncini, geometra del settore Emergenza sisma e ricostruzione del Comune dell’Aquila, avrebbe ricevuto in “regalo” una vacanza a Tenerife, una Mercedes Glk e una Mini Cooper.
Tutte tangenti, è l’ipotesi accusatoria, per assegnare all’imprenditore aquilano Walter D’Alessandro dei lavori per opere provvisionali nella frazione di Coppito, per i marciapiedi di Sassa e per l’edificio dell’ex Banco di Napoli in piazza Duomo. Cafaggi, Pelliccione e Parisse, avrebbero «attestato falsamente l’esistenza di un verbale di sorteggio» relativo a una estrazione in realtà mai svolta.
Al  dirigente comunale Di Gregorio viene invece contestato di aver ricevuto da Claudio D’Alessandro un elenco di società fiduciarie «per ottenere in via preconcertata gli inviti di gara e quindi preconfezionare il contenuto delle offerte, solo simulatamente riconducibili a terzi soggetti giuridici».
D’Alessandro avrebbe poi ottenuto «l’aggiudicazione della gara in favore proprio o di suoi parenti o di ditte con le quali i D’Alessandro avevano stretto rapporti di collaborazione».
«Spero che anche stavolta venga fatta chiarezza ma se qualcuno sbaglia è giusto che paghi a cominciare dal sindaco», ha commentato il primo cittadino, Massimo Cialente.
«Provo grosso rammarico e preoccupazione, anche perché mi sembra che, giustamente, il Comune dell'Aquila sia il più assoggettato - dice Cialente - Ho grande fiducia nella magistratura e ripeto quello che dissi quando arrivò l'avviso di Garanzia al mio ex assessore Ermanno Lisi, dissi che avevo fiducia ed è notizia di oggi che è stato assolto».
L'importante, per Cialente, «è che sia fatta chiarezza su tutto e su tutti e non esistano sacche che se la cavano meglio». Sullo strapotere dei dirigenti nelle amministrazioni pubbliche, il sindaco del capoluogo si lamenta perché «nessun italiano ha letto il Testo unico degli enti locali anche se ha 12 anni: sindaco e assessori possono dire di voler fare qualcosa, ma se il dirigente non vuole non si fa».

L’ASSOLUZIONE DI LISI
Lisi, sotto inchiesta per falso, come ha ricordato Cialente, nei giorni scorsi è stato assolto insieme ai due costruttori Riccardo e Alberto Catena, il progettista e direttore dei lavori Pio Ciccone (questi ultimi tre chiamati a rispondere per i reati di falso e abuso edilizio). La vicenda risale al 2010 ed era scaturita dalla richiesta della famiglia Catena di edificare dei manufatti provvisori, per esigenze abitative, nonostante alla data del sisma non risultasse più residente all’Aquila. A quel punto, secondo quanto sostenuto dall’accusa, con l’aiuto di Lisi, i Catena avrebbero dichiarato di risiedere a Coppito ottenendo in tal modo il titolo per la realizzazione di tali lavori in un’area, a Sassa, con destinazione urbanistica agricola di rispetto ambientale. Lavori per i quali era stato realizzato anche il disboscamento di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Lisi, difeso dall’avvvocato Francesco Valentini, è stato assolto così come gli altri tre imputati difesi dai legali Sonia Giallonardo e Alberto Baiocco.