FRUGANDO TRA LE CARTE

Carichieti, l’errore Bankitalia e i nuovi dubbi sul commissariamento

Pronte le controdeduzioni alla relazione ispettiva, con qualche sorpresa

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Carichieti, l’errore Bankitalia e i nuovi dubbi sul commissariamento




CHIETI. L’errore rilevato nella documentazione allegata al decreto di commissariamento della Carichieti – e cioè l’ammissione da parte della Vigilanza di aver sbagliato nel contestare al direttore della Cassa di essere stato amministratore delegato di Flash Bank - ha provocato a cascata diversi dubbi su questa operazione della Banca d’Italia. E di fatto ha rafforzato l’impressione iniziale su questo provvedimento e cioè che sembrava un’operazione affrettata perché prendeva spunto da fatti importanti e veri mettendoli insieme ad episodi al limite del chiacchiericcio. Insomma le lettere anonime non relazionate o le mancate comunicazioni Chieti-Roma, passando per L’Aquila, non sembrano avere dignità di contestazioni formali, ma forse sono utilizzate solo per fare massa critica.
In sostanza questo “scambio di persona” ha sollecitato una rilettura della relazione ispettiva che giustificava la richiesta di commissariamento al ministro Pier Carlo Padoan. Un provvedimento che ora appare sostanzialmente viziato tanto che le interrogazioni del Movimento 5 Stelle chiedono un «ravvedimento operoso».

Basterà questo per annullare tutto? Non sembra.
Il comportamento di Bankitalia è di solito molto autoreferenziale e quindi Via Nazionale non gradisce fornire spiegazioni. Infatti l’informazione del “clamoroso errore” (come lo ha definito il senatore Gianluca Castaldi, Movimento 5 Stelle) è stata data non al Mef, ma al commissario Riccardo Sora (come si legge nel documento che PrimaDaNoi.it ha pubblicato), quasi che si trattasse di un fatto interno che interessa solo il commissario Sora. Ma la questione tanto interna non è, visto che su questo specifico errore è in preparazione un ricorso al Tar, come ha preannunciato il direttore Roberto Sbrolli all’indomani del suo licenziamento improvviso (anche questo oggetto di un’altra vertenza giudiziaria presso il giudice del lavoro).

IN EVIDENZA ALCUNE PERPLESSITÀ SULLA RELAZIONE ISPETTIVA DI BANKITALIA
Senza dire che sono ormai in fase di ultimazione - a cura del CdA e dei Revisori dei conti - le controdeduzioni alle contestazioni degli ispettori Bankitalia. Da quel poco che filtra, si tratta di un documento con oltre 30 allegati (di cui molti in più punti: a, b ecc.) che risponde alle contestazioni «sull’area di governo e controllo», sul mancato rafforzamento dei «profili di trasparenza e coerenza dei processi decisionali» per evitare «influenze esterne al consesso», sul trattamento in conflitto di interesse «per le parti correlate» (i finanziamenti e gli scoperti concessi a personaggi che fanno parte della famiglia Carichieti) e sui «rischi di credito».
 Questa scansione delle irregolarità indicate da Bankitalia suscita però qualche perplessità: infatti all’ultimo posto c’è il rischio maggiore (che è quello creditizio) e prima vengono le assunzioni ritenute irregolari di un autista e di altri tre dipendenti (tra l’altro decise con un accordo sindacale interno), la liquidazione concessa al presidente dimissionario ed al vice direttore uscito da tempo e alla mancata azione di responsabilità contro l’ex dg Francesco Di Tizio.
Cioè fatti marginali e secondari precedono i rischi sostanziali che forse avrebbero meritato un approfondimento maggiore, fatti salvi comunque eventuali sanzioni per i possibili favoritismi (da dimostrare). Tutto ciò rilancia la prima impressione sulla superficialità del commissariamento se la relazione ispettiva è evasiva e generica.

I LEGALI AVEVANO SCONSIGLIATO L’AZIONE DI RESPONSABILITÀ CONTRO L’EX DG
Ad esempio, una delle contestazioni della relazione ispettiva sostiene che il CdA «non ha accuratamente vagliato la sussistenza dei presupposti per l’avvio di un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex direttore, deliberando di soprassedervi sulla scorta di pareri legali che indicavano la mancanza di danni per l’azienda».
 Il tutto senza valutare la possibile perdita di 739 mila euro sulla sofferenza di un’azienda «affidata su proposta dell’ex dirigente».
 Troppo superficiale il CdA? Pareri legali all’acqua di rose? Oppure ispezione distratta? Da quello che se ne sa, il CdA si difende con il supporto proprio di quei pareri legali contestati, formulati dagli avvocati Antonio De Feo nel 2012 e Giancarlo Tittaferrante nel 2013.
Dal che risulta che l’azione di responsabilità non è stata avviata perché quell’operazione attenzionata e addebitata all’ex dg Di Tizio non si risolveva in un danno per la Carichieti. Infatti 7-8 anni fa, un’azienda milanese aveva ottenuto un credito su proposta dell’ex dg e l’operazione rischiava di provocare una perdita alla Cassa. Eppure gli ispettori oggi contestano non quell’operazione, ma una successiva, decisa dal CdA in carica e che non era un’erogazione creditizia. Si trattava infatti del consolidamento del debito attraverso l’erogazione di un mutuo da 1,5 mln, il cui netto ricavo era servito proprio a sanare quella posizione debitoria.
E l’operazione era stata possibile solo perché intervenute garanzie di terzi, cioè ipoteche sui loro beni immobili il cui valore era sensibilmente più alto del mutuo concesso. «Dov’è il danno?» si chiedevano gli avvocati, esprimendo parere negativo all’azione di responsabilità.
«Dov’è il danno?» chiede ora il CdA sanzionato da Bankitalia.

Sebastiano Calella