SANITA'

Ospedale Chieti e cemento impoverito: «costruire un nuovo edificio»

Summit tecnico al SS. Annunziata per trovare una soluzione

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Ospedale Chieti e cemento impoverito: «costruire un nuovo edificio»


CHIETI. Crolla, non crolla. Forse crolla. Allora è meglio costruire un altro edificio all’interno del SS. Annunziata in sostituzione dei due corpi C ed F a rischio stabilità. Il trasloco ipotizzato precedentemente costava 30 mln, adesso con 50 mln si riesce a costruire il nuovo che serve.
Nel summit di tecnici Asl e regionali che si è tenuto sabato mattina alla direzione generale della Asl di Chieti, presenti anche Luciano D’Alfonso ed il manager Francesco Zavattaro, è stato molto difficile sfogliare la margherita sui rischi che corrono questi due edifici del SS. Annunziata, per i pilastri costruiti con cemento impoverito. E proprio per accelerare i tempi di una soluzione, per mettere in sicurezza malati ed operatori e per dare tranquillità anche ai vertici Asl e regionali, si è deciso che la soluzione del problema è la costruzione di un nuovo edificio per consentire lo svuotamento dei corpi di fabbrica a rischio ed il proseguimento dell’attività assistenziale.
Un nuovo ospedale a fianco di quello esistente?
 Quel “nuovo ospedale” di cui si è già parlato ed il cui plastico era in bella mostra nella sala riunioni, durante il summit?

E’ presto per dirlo. Ma poiché «la conoscenza di un rischio equivale ad una responsabilità diretta in caso di disastro - ha segnalato Pierluigi Caputi, direttore regionale dei lavori pubblici della Regione - è bene decidere subito».
«E non solo per le sentenze aquilane – è stato il commento unanime dei circa 15 tecnici presenti - ma anche per un certo rito ambrosiano che in queste vicende mette sotto pressione i dirigenti Asl e regionali».


Questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo al manager di Chieti ed al direttore sanitario Asl Tonino Flacco che fino ad oggi avevano portato da soli il peso di questa emergenza nota ormai da qualche anno e che finalmente ora è condivisa. Sabato mattina D’Alfonso ha chiesto ai tecnici presenti («in una tempesta di cervelli») di illustrare nei dettagli le criticità rilevate e le possibili soluzioni che ciascuno riteneva valide per mettere in sicurezza l’ospedale: «debbo arrivare in tempi brevi ad una decisione che spetta alla Regione, ma che deve appoggiarsi su precise conoscenze tecniche» ha spiegato il presidente in apertura dell’incontro.
E dopo le sintesi degli ingegneri Filippo Manci (Asl Chieti) e Camillo Nuti (della Stin, la società che ha effettuato i sondaggi sui pilastri mal costruiti) sulle criticità esistenti, sono intervenuti i tecnici Pasqualino De Flaviis (servizio investimenti Asl della Regione), Vittorio Di Biase (dirigente Genio Civile dell’Aquila), Enrico De Acetis (il consulente tecnico della Procura di Chieti che aveva effettuato una perizia e di cui è stato letto un lungo sms) ed altri.

 Ed è emerso che i due corpi C ed F che sono a rischio – come evidenziato dai sondaggi Stin – misurano complessivamente 14 mila mq (7 mila mq ciascuno, sviluppati in 10 piani), il che rappresenta un quarto dell’intera superficie del SS. Annunziata. Le criticità evidenziate riguardano soprattutto i carichi statici e verticali, a cui temporaneamente si è ovviato diminuendo il peso sui solai svuotando alcuni piani.
Si è decisa poi anche l’istituzione di un tavolo tecnico molto più ristretto per valutare la fattibilità di quella che è sembrata la decisione finale condivisa, cioè la costruzione di un nuovo edificio, lo svuotamento dei corpi a rischio C ed F e una diversa disposizione dei reparti coinvolti per consentire il proseguimento dell’attività sanitaria.
Insomma un passo avanti rispetto alle precedenti e molto onerose ipotesi di trasloco con una spesa di poco superiore per una soluzione radicale del rischio. Anche se – non tanto a sorpresa – è emerso che potrebbero esserci criticità anche in altri edifici non sottoposti a sondaggi e verifiche, come già ipotizzato dalla Stin.

L’adeguamento antisismico è invece costosissimo e quasi impraticabile e comunque dovrebbe riguardare tutti gli edifici pubblici esistenti – non solo l’ospedale - e costruiti quando Chieti non era zona sismica. E poiché spendere per sanare i carichi verticali senza intervenire sull’antisismicità è come buttare i soldi, la scelta quasi obbligata è quella di costruire una nuova struttura che sarà un investimento e non una spesa inutile. In realtà qualcuno ha ipotizzato anche la costruzione di un nuovo ospedale unico per l’area metropolitana, visto che i due esistenti – si, anche Pescara piange - presentano problemi di vario tipo perché ormai troppo datati. Ma al momento questa è sembrata una fuga in avanti. D’Alfonso però ha ascoltato con interesse da presidente, più che da commissario alla sanità.

Sebastiano Calella