GHOST WORK

Promettevano lavoro all'Università in cambio di denaro: arrestato dirigente dell’Arta con altri 4

Almeno 15 le persone truffate per una cifra complessiva di 80 mila euro

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Promettevano lavoro all'Università in cambio di denaro: arrestato dirigente dell’Arta con altri 4

Filippo Scarcia

CHIETI. Avrebbero promesso posti di lavoro all'università 'D'Annunzio’ in cambio di denaro, millantando conoscenze con elementi di spicco dell'ateneo.
Peccato però che alla fine del lavoro non c’era nemmeno l’ombra e soprattutto l’Università di Chieti-Pescara è risultata totalmente estranea ai fatti.
Sono cinque le persone sono state arrestate dai carabinieri di Chieti con le accuse di truffa, millantato credito, sostituzione di persona e falso in scrittura privata.
Il sistema, così come ricostruito dagli inquirenti, sembrava ben congeniato: almeno 15 le vittime cadute nella trappola per un giro d’affari stimato di 80 mila euro.

GLI ARRESTATI
Ai domiciliari, su ordinanza del gip del Tribunale di Chieti Paolo Di Geronimo sono finiti Patrizia Marino, 45 anni, impiegata della Asl, di Ortona, Pamela Magno, 32 anni, disoccupata e figlia della Marino; Marco Marino, 55 anni, disoccupato di Ortona e fratello di Patrizia, Luciano Di Odorardo 69 anni di Ortona, dirigente dell'Arta di Pescara e Maria Concetta Vadini, 56 anni, disoccupata di Ortona.
Due le persone denunciate per gli stessi reati: Lino Camillo D’Arcangelo, 59 anni, dipendente della Asl, responsabile della mensa dell’Ospedale “SS. Annunziata” di Chieti e Cesare Claudio Di Renzo, 35 anni, disoccupato, figlio della Vadini.
L'inchiesta è coordinata dal pm di Chieti Giuseppe Falasca. Le indagini sono scattate due mesi fa, ma i fatti sarebbero andati avanti per un paio di anni.
I posti di lavoro promessi erano prevalentemente nel dottorato di ricerca e degli incarichi amministrativi in seno alla dirigenza in modo da poter ricorrere a contratti fiduciari. Vittime del meccanismo erano i genitori di giovani neolaureati alla ricerca di un posto: una coppia avrebbe pagato 25 mila euro per i due figli; il giro di denaro accertato è di circa 80 mila euro.
Normalmente la prima di richiesta di denaro alle vittime si aggirava intorno ai tremila euro.
L'operazione è stata ribattezzata 'Ghost Work', perché i posti non sono stati mai dati realmente.

I RUOLI
Secondo la ricostruzione degli inquirenti Patrizia Marino aveva il compito di procacciare le vittime; Pamela Magno, invece assegnava compiti e ruoli agli altri complici, avrebbe redatto di proprio pugno false scritture private, si sarebbe sostituita a persone realmente esistenti o immaginarie, millantando anche conoscenze influenti all’interno dell’ateneo. Anche Marco Marino, come la nipote, aveva lo stesso ruolo.
Figura centrale, secondo gli investigatori, quello di Luciano Di Odoardo: «utilizzava la propria autorevolezza per dare spessore alle promesse, seguiva con attenzione l’evolversi degli eventi, dando consigli e disposizioni direttamente a Patrizia Marino».
Maria Concetta Vadini, invece, si sarebbe sostituita telefonicamente a persone reali o immaginarie, millantando influenti conoscenze all’interno dell’università e recitando, di volta in volta, le parti che le venivano assegnate principalmente dalla figlia dell’impiegata della Asl.
D’Arcancelo partecipava all’opera di convincimento delle vittime, «garantendo il buon fine delle trattative» mentre Di Renzo si sarebbe sostituito telefonicamente a persone reali o immaginarie eseguendo, di volta in volta, le disposizioni impartitegli da Magno.

LA DENUNCIA DI DUE GENITORI: ALMENO 15 LE VITTIME
L’attività investigativa è scaturita dalla denuncia presentata, presso la Stazione Carabinieri di Chieti Scalo, da una coppia di genitori che, in 2 anni, aveva consegnato alla Marino, in più soluzioni, una cifra complessiva di circa 25mila euro necessaria, a detta della donna e dei suoi complici, per remunerare personaggi di spicco dell’Ateneo che avrebbero dovuto seguire le pratiche di assunzione delle loro figlie.
Le indagini svolte dai Carabinieri della Stazione di Chieti Scalo e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Chieti hanno però permesso di individuare altre 15 vittime dell’astuto raggiro che, secondo quanto emerso sino ad ora, avrebbe fruttato ai malviventi un guadagno superiore agli 80mila Euro.
Il sistema ideato per architettare la truffa si basava, fondamentalmente, sul rapporto di fiducia già esistente tra le vittime e i 7 componenti del gruppo d’azione.
Quest’ultimi, dicono gli inquirenti, facendo leva sullo stato di bisogno dei malcapitati promettevano dei posti di lavoro, avvalorando la propria capacità di portare a buon fine le procedure di assunzione millantando la conoscenza di personaggi di spicco dell’Ente.

LE FINTE TELEFONATE CON I ‘PERSONAGGI DI SPICCO’
Oltre a produrre atti, contrassegni e valori contraffatti con i loghi, nominativi e firme dell’ateneo, spesso i truffatori procuravano alle vittime anche contatti telefonici con gli ipotetici “personaggi di spicco” che, in realtà, altro non erano che loro complici.
Nel corso delle indagini sono stati rinvenuti e sequestrati falsi contratti di lavoro, tesserini contraffatti dell’università, falsi assegni di conto corrente riportanti l’intestazione dell’Ente, presumibilmente necessari a creare nelle vittime il convincimento di essere in relazione con soggetti realmente inseriti nell’ambito dirigenziale dell’Università D’Annunzio, luogo fisico dove sono avvenute persino delle cessioni di denaro, percepite dalla Magno che si presentava come dipendente dell’Università con funzioni tali da poter influire sulla dirigenza stessa.

«REATO ABERRANTE»
«Reato aberrante, che sfrutta la disperazione dei genitori per il lavoro che manca ai figli», lo ha definito il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Luciano Calabrò, che ha ringraziato il pm Giuseppe Falasca ed il gip Paolo Di Geronimo, oltre che il capitano Federico Fazio, comandante della Compagnia ed il comandante della Stazione di Chieti scalo Filippo Scarcia (Masups, maresciallo aiutante sostituto ufficiale di pubblica sicurezza) che ha raccolto le prime testimonianze ed ha dato impulso alle indagini.