LA MAZZATA

Centrale Biomasse Bazzano, Tar boccia la Regione: «grave negligenza e superficialità»

Accolto ricorso di associazioni e cittadini. Ed ora che si fa?

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Centrale Biomasse Bazzano, Tar boccia la Regione: «grave negligenza e superficialità»
 
L’AQUILA. Il Tar de L’Aquila boccia l'operato della Regione in merito all'autorizzazione della centrale a biomasse di Bazzano concessa nel 2010 per il progetto da 30 milioni di euro.
 I giudici amministrativi Bruno Mollica, Paolo Passoni e Maria Abbruzzese, parlano di «grave negligenza istruttoria in cui è incorsa la Regione nell’istruzione autorizzatoria dell’ impianto», ma anche di «particolare superficialità» e mancanza di «vigilanza e controllo» che la Regione avrebbe dovuto attivare sua sponte nel corso delle fasi procedimentali, esecutive e di gestione del delicato insediamento produttivo.
Il ricorso era stato presentato nei mesi scorsi da alcune associazioni e dai cittadini, difesi dall’avvocato Francesco Camerini del foro dell’Aquila. Si impugnava in pratica l’autorizzazione unica del 30 agosto 2010 rilasciata alla società MA&D Power Engineering spa dalla direzione Affari della Presidenza della Regione per la costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da biomasse vegetali solide vergini, nel comune dell’Aquila, precisamente nella frazione di Bazzano.
 Il testimone è poi passato dalla MA&D alla Futuris Aquilana Srl (partecipata all'86% da Futuris SpA e al 14% da MA&D).  
Si tratta di un impianto inceneritore che –invece dei rifiuti solidi urbani- utilizza come combustibile le cosiddette biomasse, ossia la vegetazione ottenuta dai residui della pulizia urbana e dell’agricoltura. Per il progetto aquilano si è poi stabilito che non si sarebbe utilizzato il legno di pioppo, come previsto in una prima fase del progetto, bensì sottoprodotti agricoli

 Il consumo annuo previsto è di circa 50.000 tonnellate.
Proprio l’utilizzo di questi termovalizzatori ha rappresentato fonte di preoccupazione fra la popolazione locale nel timore che la combustione potesse rilasciare nell’aria sostanze pericolose per la salute della collettività di riferimento.
 I giudici hanno accolto i due rilievi mossi da associazioni e cittadini: il primo inerente la progettazione e nello specifico alla presenza di un locale interrato, non consentito dal piano regionale per la difesa dalle alluvioni, in territorio soggetto a precauzione idrogeologica.
 Il secondo rilievo riguarda l’illegittimità dell’atto di proroga dei termini rilasciato dalla Regione per la realizzazione dell’impianto, «proroga intervenuta nonostante un tardivo adempimento della società autorizzata» che avrebbe dovuto piuttosto determinare la decadenza tout court dal rapporto autorizzatorio, per mancato inizio lavori entro il prescritto termine annuale.

 I giudici sottolineano la «grave negligenza istruttoria in cui è incorsa la Regione nell’istruzione autorizzatoria di impianto a biomasse, per di più in un contesto sociale e territoriale di particolare delicatezza acuita dai postumi del sisma».
«Resta evidente», si legge, «in particolare la superficialità con cui l’amministrazione procedente –prima di accordare la proroga per l’inizio lavori e di autorizzare il subentro alla nuova società Futuris aquilana- non ha verificato la data certa dei contratti preliminari di compravendita di beni immobili stipulati a titolo oneroso dalla M&D, al fine della dovuta verifica del rispetto del termine massimo decadenziale di 12 mesi dal rilascio dell’autorizzazione (in scadenza il 30.8.2011) entro cui la medesima società M&D avrebbe dovuto dare prova dell’avvenuta acquisizione della disponibilità delle aree destinate ad ospitare l’impianto».

La difesa di M&D ha sostenuto che la Regione legittimamente avrebbe concesso la proroga senza chiedere elementi integrativi in ordine “ad una data precisa che francamente non è in discussione”, «In realtà», replicano i giudici, «l’autorità era tenuta a garantire che il prerequisito della disponibilità dei terreni  fosse –“quantomeno” verrebbe da dire- accertato mediante un rigoroso scrutinio di tempestività di tale prerequisito, senza fermarsi ad una sorta di presunzione di veridicità delle date di stipula dichiarate dalle parti; tale presunzione si manifesta infatti, non solo incompatibile con la citata normativa tributaria, ma anche del tutto illogica nel doveroso contesto di vigilanza e controllo (ovviamente ad impulso d’ufficio, senza attendere improbabili contestazioni altrui), che la Regione deve attivare sua sponte nel corso delle fasi procedimentali, esecutive e di gestione del delicato insediamento produttivo».
Quanto poi ai presunti e generici ritardi in cui sarebbe incorsa l’Agenzia delle Entrate nella registrazione dei preliminari «trattasi di affermazione del tutto apodittica e poco comprensibile, formulata dalla difesa delle controinteressate, nel tentativo di giustificare una data certa obiettivamente tardiva».