DOPO LA SENTENZA

Grandi Rischi: risarcimento lontano e spunta il nodo delle provvisionali

Sentenza Corte d'appello apre nuovi scenari

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Grandi Rischi: risarcimento lontano e spunta il nodo delle provvisionali




L'AQUILA. Il dispositivo della sentenza stilato dalla Corte d'Appello dell'Aquila, lunedì scorso, per il processo alla Grandi Rischi, non prevede direttamente alcun risarcimento ai parenti delle vittime con riferimento alla condanna a due anni (pena sospesa) per l'ex vicecapo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis.
Nel dispositivo si prevede solo la condanna dell'imputato, in solido con il responsabile civile-Presidenza del Consiglio dei ministri, a «rifondere alle parti civili le spese di patrocinio», quantificate complessivamente in circa 40 mila euro.
Le parti civili però si sono mosse in modo differente sul fronte del risarcimento del danno: c'è chi non ha atteso neanche la sentenza di primo grado per avviare l'istanza in sede civile e chi, invece, ha deciso di attendere la conclusione dell'iter giudiziario penale per iniziare il percorso.
Per questi ultimi solo al termine dell'ultimo grado di giudizio, e quando la sentenza diventerà definitiva, sarà possibile avviare le cause in sede civile per il risarcimento dei danni. La sentenza di primo grado, però, ha già previsto alcune provvisionali per i familiari delle vittime, anche se al momento non è possibile fare una stima del denaro percepito, anche perché non tutti i parenti o eredi hanno voluto incassare la somma che gli è stata assegnata.
Tra chi ha percepito la provvisionale, con somme variabili tra i 100 mila e i 200 mila euro a parente, ci sono però anche gli eredi di vittime per le quali De Bernardinis è stato assolto per insufficienza di prove.
In questo caso teoricamente lo Stato, in caso di sentenza definitiva positiva per l'ex vice capo della protezione civile, potrebbe richiedere indietro la somma, ma alcuni legali spiegano che proprio la formula dell'assoluzione, cioè l'insufficienza di prove, consentirebbe giuridicamente di evitare la restituzione del denaro.
Intanto Massimo Cinque, presidente dell'Associazione 309 Martiri - nata dopo il sisma del 2009 all'Aquila, chiede di sapere quali sono le responsabilità, «altrimenti perché sono volati in cielo questi angeli?».
Cinque, pediatra, la notte del 6 aprile 2009 perse la moglie e due figli nel crollo di uno stabile in via Campo di Fossa. Oggi, dell'unico tra i membri della Commissione condannato a due anni dalla Corte d'Appello dell'Aquila, l'ex capo della Protezione Civile e presidente dell'Ispra, Bernardo De Bernardinis, dice: «hanno incastrato uno che ha pagato per tutti. Spero possa dire quello che sa, la città è indignata e attende giustizia». «C'é qualcosa che non va nel processo - dice ancora - perché come si possono dare sei anni in primo grado e poi cancellare tutto, escluso un caso. O qualcuno ha sbagliato prima o qualcuno dopo. Delle due l'una. Credo che qualcuno la mattina si debba guardare allo specchio e mettersi la mano sulla coscienza perché queste persone hanno sulla coscienza 309 morti».