L'INCHIESTA

Frode alcolici, evasione internazionale da 82mln. Arresti anche in Abruzzo

Finti depositi trovati a L’Aquila e Pescara

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FINANZA

BOLOGNA. La Guardia di Finanza di Bologna ha scoperto un'evasione in Italia di 82 milioni di euro per 142 milioni di litri di bevande alcoliche consumati in frode, in grande maggioranza approdati sul mercato inglese.
L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Marco Forte, ha visto l'esecuzione di 23 ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere, nei confronti di un'organizzazione criminale in 7 regione d’Italia, tra le quali Abruzzo, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, per complessive 25 province.
La maxi indagine è stata coordinata dalla Procura del capoluogo emiliano, in collaborazione con Eurojust.
Al centro dell’operazione un traffico internazionale di alcolici, operato tramite una fitta rete di depositi fittizi, riconducibili ad altrettante società fantasma, create ad hoc per figurare come destinatarie di carichi di alcolici.
Merce spedita da Francia, Inghilterra, Germania, Belgio e Olanda, che veniva recapitata solo sulla carta. La frode consisteva infatti nello sfruttare la norma che consente di sospendere il pagamento delle accise sull’alcol.
Circa 3 mila le spedizioni fittizie, accompagnate da bolle contraffate, che erano virtualmente destinate al deposito doganale di Bologna. L’operazione delle Fiamme Gialle, scattata stamattina in 25 province d’Italia, ha consentito di smantellare un’organizzazione criminale operativa in 9 Paesi europei.
Oltre 200 gli uomini della Finanza impegnati nell’esecuzione delle misure predisposte dal Gip.
Nello specifico, sono state eseguite 12 custodie in carcere (di cui 5 in Italia e 7 all’estero), 10 arresti domiciliari, tutti in Italia, con uso del braccialetto elettronico e un’ordinanza di obbligo di firma. Le misure sono state disposte dal Gip di Bologna Bruno Perla su richiesta del pm Manuela Cavallo.
A capo dell’organizzazione un italiano residente in Inghilterra. Nel corso dell’indagine, partita nel 2012, sono stati sequestrati beni, mezzi e quote societarie per circa 10 milioni di euro.

Sono in tutto 11 i depositi fiscali, risultati fasulli, presenti in Italia, tra questi un magazzino a San Giovanni in Persiceto, alle porte di Bologna, e altri 34 finti depositi sparsi tra Pescara, Bari, L’Aquila, Frosinone, Siena, Cremona e Roma. Complessivamente, tra Italia ed estero, sono 46 le società coinvolte.
I reati contestati sono: frode fiscale, violazione delle norme sulle accise, falso, bancarotta fraudolenta, simulazione di reato, violazioni al testo unico bancario, corruzione e minacce.
L’organizzazione era strutturata come una sorta di network multilivello in cui ognuno aveva il suo specifico ruolo.
Si andava dai corrieri, ai responsabili dei contatti, dagli addetti informatici che dovevano rubare password e falsificare i documenti di viaggio della merce, fino a coloro che dovevano procurare le tessere telefoniche intestate a utenti inesistenti da utilizzare all’interno per gruppo criminale, per ovviare i controlli e le intercettazioni delle forze dell’ordine.
Il sodalizio, inoltre, si è avvalso, per movimentare parte dei proventi derivanti dalla frode, di un illegale sistema di trasferimento di denaro, costituito, in una prima fase, da corrieri di valuta, e, in un secondo momento, da un più sofisticato sistema parallelo a quello bancario posto in essere tra i diversi Paesi europei (in quest’ambito, è emerso che in soli due mesi, peraltro con riferimento soltanto ad uno dei vari soggetti coinvolti, sono stati movimentati, quale compenso per l’illecita attività svolta, circa 600.000 euro per 10 transazioni.
Le indagini non sono concluse: sono in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali altre condotte fraudolente o soggetti responsabili.