DOPO LA SENTENZA

Grandi Rischi, dopo la sentenza la città è sconvolta: «inutili processi contro lo Stato»

Organizzate due manifestazioni di protesta da parte dei cittadini

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Grandi Rischi, dopo la sentenza la città è sconvolta: «inutili processi contro lo Stato»

I funerali delle 309 vittime

L'AQUILA. La città è tramortita: dopo la sentenza d’appello che ha assolto tutti i componenti della Grandi Rischi e condannato a due anni Bernardo De Bernardinis della Protezione civile, gli aquilani non riescono a comprendere cosa sia successo.
Sono già due le manifestazioni di piazza organizzate per contestare la sentenza d'Appello.
La prima si svolgerà alla Villa comunale giovedì 13 novembre alle 18.30. «Siamo cittadine e cittadini indignati per la sentenza Grandi rischi. Alcuni di noi hanno perso un familiare, tutte e tutti abbiamo perso degli amici - si legge in una nota- per loro continueremo a chiedere verità e giustizia. Testimoniamo insieme la nostra indignazione per dire no a uno Stato che assolve se stesso».
La nota è firmata da cittadini, esponenti delle associazioni, familiari delle vittime e anche da un avvocato di parte civile del processo Grandi rischi, Simona Giannangeli. L'altra manifestazione, nata su Facebook, è prevista per domenica 23 a piazza Duomo alle 16.
Martedì mattina, il giorno dopo la sentenza, in piazza d’Armi è comparso anche un enorme striscione con la scritta "Grandi Rischi: molte storie ce lo hanno già insegnato... È inutile fare un processo quando è contro lo Stato. Vergogna!". 

Dopo il verdetto ha parlato anche Massimo Cialente, il sindaco del capoluogo abruzzese distrutto dalla scossa delle 3:32 del 6 aprile 2009: «E’ una giornata difficile per tutti gli aquilani, dopo quello che è successo. Non concordo proprio sul fatto che il fatto non sussista, ma poi condannano il solo De Bernardinis».
Dal canto suo la comunità scientifica, attraverso l'ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, uno degli imputati assolti, continua a ripetere: «Non abbiamo rassicurato la popolazione».
Una posizione dalla quale Boschi non si è mai distaccato e già nei mesi scorsi l’ex presidente dell’Ingv aveva spiegato in una intervista quello che era accaduto: «io pensavo di andare a L’Aquila per fare il mio mestiere, per rispondere a delle domande…poi ho capito che la riunione è stata fatta per smentire e dire formalmente che i terremoti non si potevano prevedere. Non sapevo che da quella riunione fosse uscita una rassicurazione ai cittadini. Il termine ‘operazione mediatica’ io l’ho scoperta molti mesi dopo, poco tempo fa. Probabilmente lui (Bertolaso, ndr) lo ha detto anche in buona fede …perché io lo conosco, non è scemo…non è un delinquente. Il responsabile della Protezione Civile è uno che si sente un…Dio».

CITTA’ SONNOLENTA?
Ma oggi la città è tramortita talmente tanto da restare quasi anestetizzata. «Già era sonnolenta di suo, ora con questo nuovo colpo in testa reagirà ancora meno», è il laconico commento dell'avvocato Roberto Madonna, legale di un'associazione cittadina.
Antonio Valentini, uno dei promotori del processo con le sue denunce (anche quella contro Bertolaso) riflette: «manca il nesso di casualità, evidentemente i giudici scriveranno che non è stato dimostrato che con quelle informazioni non c'era motivo di scappare da casa: ma condannare solo De Bernardinis non riusciamo a capirlo». 

Lui, l'ex vice capo della Protezione Civile, è stato condannato a due anni (pena sospesa) dalla Corte d'Appello dell'Aquila, per la morte di 13 persone mentre è stato assolto per la morte di altre 16 vittime del sisma. Proprio De Bernardinis, attuale presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), è intervenuto ieri a Palazzo Chigi, a poche ore dalla sentenza, agli Stati generali contro il dissesto idrogeologico.
«Stamattina avevo qualche dubbio, vado non vado, e invece voglio ringraziare il ministro Galletti che mi ha richiamato all'ordine», sono state le uniche parole pronunciate prima del suo intervento.
Oggi qualcuno definisce De Bernardinis un capro espiatorio. Nel corso del Processo d’Appello la Corte ha deciso anche di acquisire agli atti un video della trasmissione Presa Diretta con la dichiarazione dell'allora vice capo della protezione civile nazionale secondo cui 'non ci si aspetta una crescita della magnitudo rispetto agli eventi'. Questo è stato uno dei tasselli principali dell'impianto accusatorio».
«L'intervista di De Bernardinis – avevano detto gli avvocati dell’accusa in aula -conferma che gli esperti della grandi rischi hanno fornito false rassicurazioni e che la gente si fidò ciecamente».
Oggi gli avvocati che hanno seguito il processo sottolineano che la decisione di ridurre la pena da 6 a 2 anni potrebbe essere dovuta proprio alla scelta del giudice di valutare, come prove a carico di De Bernardinis, le sole testimonianze dei familiari delle vittime in cui si citava direttamente l'ormai famosa intervista a Tv.

GABRIELLI CONTRO COMO
Rispedisce al mittente le critiche il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, il procuratore generale Romolo Como lo aveva attaccato, accusandolo di «fare disinformazione» sulla sentenza di primo grado («è devastante dire che è una sentenza che crea problemi», aveva detto il procuratore) «I giudici giudicano per le prove fornite nel dibattimento», replica oggi Gabrielli, «che spetta alla pubblica accusa portare: evidentemente, se c'è stato un problema, non è dovuto ad un condizionamento esterno ma a quel che è stato portato al giudice» dice il capo della Protezione civile "rimandando al mittente" le critiche.
Su tutto il resto, silenzio assoluto in attesa delle motivazioni della sentenza.
Tutti al Dipartimento sanno inoltre che c'è ancora aperto lo stralcio d'inchiesta che riguarda l'ex capo Guido Bertolaso e «l'operazione mediatica» che avrebbe organizzato per tranquillizzare gli aquilani, che sarebbe emersa dall'intercettazione con l'allora assessore regionale alla protezione Civile Stati.

Lo stesso Como, dopo la sentenza, aveva fatto intendere che il verdetto aggraverebbe la posizione dell'ex capo del Dipartimento.
Bertolaso è indagato per alcune intercettazioni in funzione delle quali si deve stabilire se abbia incaricato in qualche modo lui i rappresentanti dell'organismo a tranquillizzare la popolazione che così non ha preso le precauzioni tradizionali, tra cui quella di uscire di casa dopo le scosse forti.
Per due volte la procura ha chiesto l'archiviazione, ma il gip Giuseppe Romano Gargarella ha disposto prima nuove indagini poi ha comunicato che la procura generale ha accolto un'istanza di alcuni avvocati di parte civile e ha avocato a sé tutto il fascicolo per svolgere nuove indagini e poi decidere sulla posizione di Bertolaso.
Per le parti civili «Bertolaso», come si legge in uno dei ricorsi, «e' il dominus della riunione, non serve che sia presente, egli ha deciso e ordinato in anticipo tutto, sia l'esito che la comunicazione dei risultati. Quello che promana dalla riunione e' un messaggio formato a tavolino e non il precipitato accademico dei massimi esperti in geologia, vulcanologia e terremoti».
Nelle prossime settimane proprio Como dovrà chiedere il proscioglimento o il rinvio a giudizio di Bertolaso. Aspettare questo ulteriore passaggio, dunque, è d'obbligo per il Dipartimento prima di prendere una posizione ufficiale.