IL FANTASMA E L'OPERA

«Fantasma Dedalus». Il tecnico: «la politica non ha voluto e saputo varare il progetto»

L’intervista ad uno dei tecnici che ha lavorato per anni al sistema informatico sanitario

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«Fantasma Dedalus». Il tecnico: «la politica non ha voluto e saputo varare il progetto»

ABRUZZO. «Per amore di verità risponderò a tutte le sue domande ma tengo alla mia privacy e non vorrei essere citato nel suo articolo. Risponderò ovviamente a tutte le domande che le istituzioni mi rivolgeranno spiegando e con gli atti alla mano».
A queste condizioni un tecnico molto addentro al progetto Dedalus, e non solo, accetta di rispondere alle domande di PrimaDaNoi.it a patto di non essere citato, un prezzo da pagare se davvero si vuole cercare di capire le logiche che animano la pubblica amministrazione e si vuole venire a capo del Fantasma Dedalus a metà tra un grande progetto all’avanguardia sciupato dalla sciatteria inconcludente della politica e uno scandalo in piena regola.
Martedì in Consiglio regionale il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, dovrebbe rispondere ad una interrogazione proposta dal Movimento 5 Stelle per fare luce sull’investimento di almeno 6-7 mln di euro per avere una macchina potentissima ma inchiodata in garage e mai utilizzata.


Difficile sapere che cosa D’Alfonso è riuscito a sapere di più e se alla fine i dirigenti regionali hanno “liberato le carte” che in un primo momento non si trovavano, una scusa addotta al vertice dell’ente che non poteva reggere a lungo.
I documenti ci sono tutti, anche abbastanza chiari, e si trovano dislocati tra l’Arit, il Crit, la direzione informatica della Regione e l’assessorato competente.
In attesa di scoprire le novità scovate da D’Alfonso a PrimaDaNoi.it ha già spiegato alcune cose l’ad di Dedalus spa, amico e finanziatore di Matteo Renzi, Giorgio Moretti, che assicura che il lavoro è stato portato a termine ma che la politica non si è ancora attivata per ragioni che non conosce.
In pratica si è disinteressata dopo aver messo mano al portafogli. Il nostro ovviamente.
Una tesi che è molto simile a quella esposta dalla fonte che risponde alle nostre domande e che ha avuto un ruolo importante nel progetto Dedalus.

Precisamente di che cosa si è occupato?
«Ho avuto un ruolo importante e centrale nel progetto della Rete di Medici di medicina generale lavorando per la Regione ma anche a stretto contatto con la parte sanitaria del progetto e gomito a gomito con l’Arit. Ho partecipato a molti incontri regionali tenuti anche a Roma ma ho seguito anche la parte tecnica e strumentale avendo avuto un ruolo anche nella parte normativa del progetto».

Che cosa può dirci del progetto Dedalus?
«Il progetto rete mmg è un "figlio tecnologico" del progetto dell'Emilia Romagna e ne è, dal punto di vista strutturale, la sua evoluzione. Relativamente ai costi può tranquillamente verificare quali siano stati quelli sostenuti dell'Emilia Romagna, per comprendere se il progetto rete mmg sia stato costoso o meno. Inoltre sarà sicuramente informato del fatto che il progetto elaborato in Abruzzo è stato fornito in riuso ad altre 4 regioni ed è attualmente in produzione».

Che cosa intende per “figlio tecnologico”?
«”Figlio tecnologico” perché sfruttava tutto il know how dell'esperienza in Emilia Romagna che era durata anni con continui aggiustamenti tecnologici ed infrastrutturali e costi spropositati. Il di più è l'essere nato da un progetto già compiuto e solido sfruttando le nuove tecnologie intervenute nel frattempo».

Può essere più chiaro sul riuso dato in concessione ad altre regioni?
«In riuso è stato concesso l'intero progetto (che non è solo un software ma è, soprattutto, infrastruttura ed ingegneria informatica). Il riuso è una modalità amministrativa attraverso la quale un ente pubblico chiede ad un altro ente pubblico, appunto il riuso di un qualsiasi sistema già in uso. L'ente che riceve la richiesta concede l'uso all'ente richiedente che definisce con l'azienda fornitrice gli eventuali contratti di manutenzione o altro. L'istituto del riuso ha come finalità proprio quella di evitare che si ripetano costi per progetti o servizi già strutturati in altri enti. Il riuso pieno è stato ottenuto da Umbria e Bolzano, altre due regioni hanno avuto uso del sistema attraverso procedure simili ma non formalmente riuso».

lei sa come è avvenuto il collaudo? La simulazione in cosa è consistita?
«Il collaudo era un collaudo infrastrutturale, cioè doveva verificare l'esistenza fisica delle infrastrutture, la loro funzionalità singolare (cioè che ciascun pezzo esistesse e funzionasse), la funzionalità della rete attraverso l'invio di segnali e di risposte, la possibilità di alimentare il sistema con diverse informazioni, quindi la verifica dell'esistenza e della funzionalità puntuale dell'infrastruttura».

Se ho ben capito il sistema prevede la messa in rete di una serie di informazioni. Questo prevede un database che immagino gigantesco. Questo database è già stato formato, esiste, è stato caricato oppure no? I dati sanitari sono già stati strutturati nel database oppure dovrà essere creato in un secondo momento?
«Infatti il database non solo è gigantesco ma anche con obblighi specifici di sicurezza informatica ed infrastrutturale, accessibilità e controllo tali da renderlo sicuro ed attivo 24 ore su 24. Questo database deve essere alimentato dai dati forniti dai medici di Medicina Generale e dai diversi servizi ospedalieri e territoriali. L'alimentazione con i dati implementa una struttura già esistente».

Lei si è adoperato per attivare il sistema e far uscire dal garage la Ferrari?
«Ho lavorato costantemente al sistema ed anche ad altri progetti di informatica sanitaria in collaborazione con Arit. Inoltre conosco molto bene come funziona il Crit. Ci sono decine di verbali relativi alle attività di progresso del progetto anche per necessità di adeguamento normativo, problemi con le ASL per le dislocazione delle strutture (cioè i server) e per i reparti da mettere online e per i rapporti con i medici di medicina generale. Inoltre andava strutturato un sistema di gestione del servizio (chi controllava i funzionamenti? Chi forniva eventuale help? Chi organizzava nuovi collegamenti per nuovi medici o servizi? Ecc.) bisognava anche definire l'interfaccia con il Cup per consentire le prenotazioni in tempo reale ai medici di medicina generale all'atto della prescrizione».

Una macchina complessa che aveva bisogno di una ferrea direzione e soprattutto di un indirizzo politico…
«Già, tutto ciò imponeva scelte strategiche e risorse che dipendevano da commissario, sub commissario e direzione dell'assessorato che non sono mai stati particolarmente sensibili al problema (spero solo per motivi di ignoranza). Il vero problema è che, in sede di assessorato alla Sanità, non si è ritenuto tale progetto fondamentale. Io ero un dirigente in comando ed ho lavorato alla realizzazione del progetto, anche adeguandolo alle diverse disposizioni normative relative al fascicolo sanitario elettronico, che si sono susseguite nel periodo della mia attività (maggio 2009-maggio 2012)».

Dunque anche lei che è tecnico propende per responsabilità politiche…
«L'unica cosa su cui sarebbe necessario realmente indagare è il perchè l'alta dirigenza regionale ed il Commissario non abbiamo ritenuto di attivare il sistema, certamente c'è stata (c'era perlomeno quando io cercavo di attivare il sistema) una certa resistenza da parte dei medici di medicina generale, ma sono mancati determinazione ed alcuni piccoli investimenti indispensabili alla messa in moto (un desk di gestione e controllo del sistema, le integrazioni necessarie tra i diversi sistemi informativi ospedalieri e territoriali e la messa in funzione definitiva delle reti, ricorda Abruzzo Engineering?)».

Grazie per le risposte e speriamo che altri si facciano avanti per contribuire alla “verità”.
Alessandro Biancardi