PICCOLO RISCHIO

Grandi Rischi bis, ancora in piedi posizione Bertolaso

L’ex capo della protezione Civile è accusato di omicidio colposo

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Grandi Rischi bis, ancora in piedi posizione Bertolaso





L'AQUILA. Sulle conseguenze processuali riferite al terremoto che colpì L'Aquila alle 3.32 del 6 aprile 2009 rimane ancora in piedi la posizione di Guido Bertolaso, all'epoca dei fatti capo della Protezione civile nazionale.
Per lui l'accusa è di omicidio colposo. L'inchiesta, ribattezzata Grandi Rischi 2, fu avviata dalla polizia giudiziaria dopo la denuncia presentata dall'avvocato aquilano Antonio Valentini (che nel processo appena concluso assiste numerose parti civili).
Ciò dopo la diffusione di una telefonata intercettata tra Bertolaso e l'ex assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo Daniela Stati, uscita, invece, dall'inchiesta. A volere la riunione della Commissione Grandi Rischi fu proprio Bertolaso, dopo che il 30 marzo 2009 in città si registrò un terremoto di magnitudo 4.1.
Dopo due richieste di archiviazione avanzate dalla Procura della Repubblica dell'Aquila e respinte dal giudice delle indagini preliminari, il fascicolo è passato alla Procura Generale e l'indagine è gestita proprio dal pg Romolo Como che dovrà decidere se scagionarlo e chiederne il rinvio a giudizio.
La telefonata tra Bertolaso e Stati avviene il 30 marzo e l'ex numero uno della Protezione civile informa l'assessore che il giorno dopo aveva organizzato una riunione della Commissione dicendole di mettersi d'accordo con il suo vice, Bernardo De Bernardinis. Una riunione necessaria per fare il punto «su questa vicenda dello sciame sismico che continua (era iniziato tra dicembre e gennaio 2014, ndr), in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni ecc».
Bertolaso, poi, rimprovera la Stati per un comunicato stampa diffuso dalla Regione che rassicurava gli aquilani spaventati dopo la scossa di magnitudo 4.1 nel quale, sostanzialmente, si diceva che non sono previste altre scosse di terremoto. Bertolaso va su tutte le furie: «Non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti, neanche sotto tortura, perchè se tra due ore c'è una scossa che cosa dicono i tuoi? Bisogna essere prudentissimi», aggiunge.
«Faro venire a L'Aquila i massimi esperti di terremoto e loro diranno che è una situazione normale, sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano cento scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perchè cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male. Hai capito? Ora parla con De Bernardinis, decidete dove fare questa riunione domani. Poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione che non è perchè siamo spaventati o preoccupati ma è perchè vogliamo tranquillizzare la gente e invece che parlare io e te facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia. Io non vengo - prosegue la conversazione -. Li faccio venire da te a L'Aquila, o da te o in prefettura, decidete voi a me non frega niente, di modo che e' piu' un'operazione mediatica. Hai capito»

IL VERBALE
La riunione, dai cui esiti nasce il processo principale, venne verbalizzata con la data 31 marzo ma, come disse nell'ottobre 2011 l'ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, quel verbale «lo considero irrilevante perché fatto dopo il sisma» e quindi firmato dai presenti in data successiva.
Nel verbale si legge che Boschi riteneva «improbabile a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta». Franco Barberi a sua volta spiegava come fosse «estremamente difficile fare previsioni temporali sull'evoluzione dei fenomeni sismici», e se da un lato Claudio Eva precisa che «ovviamente essendo la zona di L'Aquila sismica, non è possibile affermare che non ci saranno terremoti», nel documento si legge anche come «la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore» (Boschi) e che «non c'é nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento» (Barberi). Ma al di là del verbale, a fornire materiale per il processo sono state le dichiarazioni, le interviste a caldo rilasciate dopo quella riunione del 31 marzo 2009.
«Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l'Abruzzo non sono tali da preoccupare», spiegò Bertolaso.
«La comunità scientifica conferma che non c'é pericolo - aggiunse De Bernardinis, l'unico condannato oggi in appello - perché c'é uno scarico continuo di energia, la situazione è favorevole, ci sono eventi piuttosto intensi, ma non intensissimi che hanno provocato pochi danni». Chiuse il cerchio l'assessore Stati la quale, al termine della riunione 'mediatica', volle rassicurare gli aquilani incitando «i cittadini a cercare di essere sereni e soprattutto a non dare credito alle informazioni false sulla previsione dei terremoti che purtroppo in questi giorni stanno andando in giro. I terremoti non si possono prevedere, quando faranno lo sa solo il padreterno».