CENE INTERESSATE

Ombrina Mare, anche Chicco Testa alla cena da mille euro di Renzi. «Inopportuno»

Per gli ambientalisti abruzzesi «schiaffo a chi ha detto no al progetto della Medoil»

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Ombrina Mare, anche Chicco Testa alla cena da mille euro di Renzi. «Inopportuno»

Chicco Testa

ABRUZZO. Il patron del progetto petrolifero Ombrina, Chicco Testa (nel cda Medoil), ha partecipato, secondo quanto riportato da vari organi di stampa e testimoniato anche da immagini televisive, alla cena di finanziamento del Pd con il premier Matteo Renzi.
Protesta con forza il Forum del Movimento dell’Acqua abruzzese che parla di «finanziamento inopportuno».
Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi, nonché segretario nazionale del Partito Democratico, ha chiamato a raccolta quasi mille imprenditori (grandi, medi e piccoli), commercialisti, avvocati e consulenti di tutta Italia per una cena di finanziamento del suo partito. Una trovata messa in piedi per tenere i conti del partito a galla dopo l’abolizione del finanziamento pubblico, hanno rivendicato con orgoglio gli esponenti del Pd.
Mille euro a coperto per un risotto allo zafferano, manzo avvolto nello speck, una mousse di cioccolato e vini rossi. Il catering, come riporta l'agenzia Agi, 'Piaceri d'Italia di Oscar Farinetti, amico e sostenitore di Renzi.
Come detto tra gli invitati anche Testa e dall’Abruzzo sale la protesta: «ne consegue che una parte delle spese per sedi locali, iniziative, eventi di questo partito che si svolgeranno anche in Abruzzo saranno in parte sostenute da chi per i propri profitti vuole trasformare la regione in distretto petrolifero, peraltro mantenendo un atteggiamento sprezzante verso le posizioni di tanti abruzzesi che si oppongono alla deriva degli idrocarburi».

Gli ambientalisti hanno pochi dubbi: il finanziamento sarebbe «del tutto inopportuno», uno «schiaffo alla decine di migliaia di persone che hanno manifestato il 13 aprile 2013 nel più grande evento mai realizzato in Abruzzo, tra cui tanti esponenti, anche istituzionali, proprio del Pd».
Anche perché il progetto Ombrina è in fase di valutazione proprio in queste settimane presso il Ministero dell'Ambiente. «L'eventuale decreto dovrà portare la firma anche del Ministro dei Beni Culturali Franceschini, esponente del Pd», sottolinea il Forum.

Tra l'altro pochi giorni fa il Governo Renzi, con il voto di diversi parlamentari del PD abruzzesi, ha votato il famigerato Decreto “Sblocca Italia”.

«Auspichiamo che il Pd restituisca al mittente ogni finanziamento proveniente da chi ha interessi miliardari nei progetti petroliferi abruzzesi, sull'esempio delle amministrazioni pubbliche e della chiesa salentina che ha rifiutato i denari offerti dalla Tap. Siamo certi che si è trattato di scarsa conoscenza degli effetti locali delle dinamiche imprenditoriali e che il PD risponderà positivamente alla nostra richiesta. Ridate indietro i denari prima che si sporchino del petrolio di Ombrina».

E la schiera di imprenditori alla corte di Renzi nelle due serate di autofinanziemento (una a Roma euna a Milano) è veramente lunga. Solo alcuni hanno firmato la liberatoria per la pubblicazione del proprio nome, molti altri sono stati intercettati dai giornalisti all’ingresso o all’uscita dell’evento.
Chi ha accettato di partecipare (e pagare in anticipo il conto), infatti, ha ricevuto un codice Iban per il versamento e contestualmente ha dovuto firmare (o non firmare) l’autorizzazione a rendere pubblico il nome.
Tra gli altri le cronache giornalistiche hanno segnalato Alessandro Perron Cabus, amministratore delegato della Sestrieres (impianti sciistici), Valerio Saffirio della Rokivo (quella dei Google glass), Pietro Colucci di Kinexia (energie alternative), Rosario Rasizza di Openjob Metis (lavoro interinale), forse Benedetta Arese Lucini, manager di Uber Italia, Paolo Dosi, amministratore delegato di Clear Channel Italia, società leader mondiale nella pubblicità esterna e gestore esclusivo in Italia del bike sharing.
E poi ancora i grandi costruttori capitolini Parnasi, Toti, Cerasi e l’albergatore Roscioli. Anche Giorgia Albeltino, dirigente di Google Italia, Paolo Cerù, produttore del polistirolo, il direttore generale della Lamborghini Umberto Possini e Annamaria Malato, numero uno della Salerno editrice. Presenti all'appello anche l'amico regista Fausto Brizzi e l'attrice Claudia Zanella. Ma anche Enzo Monaco, calabrese doc e presidente dell'accademia italiana del peperoncino.
Un tavolo anche per il presidente di Telecom Giuseppe Recchi; quello di Confcommercio, Carlo Sangalli; Maria Grazia Mazzocchi, presidente del conservatorio di Milano; l'ex arbitro e ora presidente del Bari Paparesta; l'architetto Stefano Boeri, Alessio Albani, a.d. di Omnia Medica; Roberto De Luca, numero uno di Live nation Italia; Flavio Paone, di Dreamcos cosmetics, esponenti  del gruppo Maccaferri (proprietari al 50% della Power Crop).
Contributo di mille euro e cena di gala anche per il presidente della Roma, James Pallotta, il finanziere Guido Alberto Vitale, accompagnato dall’esperta di moda Albertina Marzotto, il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, Carlo Capasa, ad di Costume national, con l’attrice Stefania Rocca, Fabrizio Du Chene, ad Igp.
All’ultimo momento, riporta il Fatto Quotidiano, non si sarebbero invece presentati Beniamino Gavio e suo cugino Marcello della dinastia autostradale mentre c'era, come riferisce L'Espresso, Valentina Di Zio, figlia del monopolista della spazzatura abruzzese Rodolfo, proprietario del colosso Deco.

«I malpensanti», riferisce il quotidiano, «dicono che, da grandi concessionari di autostrade quali sono, hanno da ringraziare per i regali ricevuti con lo Sblocca Italia. Arturo Scotto, deputato di Sel, sostiene che “nel cosiddetto decreto Sblocca Italia è stato inserito un regalo per i concessionari delle autostrade: la proroga per le concessioni senza gara. Leggiamo dalle cronache dei giornali che nella grande cena di Renzi con gli imprenditori, un posto d’onore sarà per i Gavio. Forse ora comprendiamo il perché di quella inspiegabile norma vergogna”».
Ma i Gavio hanno respinto con forza ogni sospetto di favoritismo: «con lo Sblocca Italia 270 mila posti di lavoro in più e pedaggi fermi per vent'anni», dunque un provvedimento a vantaggio dei lavoratori e dei cittadini.