L'INCHIESTE

Caro estinto, «mazzette in ospedale». Nuova bufera sugli aquilani Taffo

Indagati i fratelli Piero, Peppe e Angelo Taffo

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3100

funerali terremoto l'aquila

L'AQUILA. Sono i fratelli Piero, Peppe e Angelo Taffo, responsabili della omonima impresa funebre, i tre indagati aquilani nell'ambito dell'inchiesta della procura della Repubblica di Roma sul caro estinto che ha portato ieri a 26 perquisizioni e decine di iscrizioni nel registro degli indagati.
I poliziotti della squadra mobile dell'Aquila hanno perquisito le abitazioni private dei tre imprenditori oltre alla sede legale dell'azienda che ha uffici distaccati anche a Roma.
Come riporta il Messaggero in totale sono oltre trenta gli indagati tra politici, funzionari Asl e addetti di pompe funebri al vaglio dei pm Erminio Amelio e Corrado Fasanelli. Nel calderone sono finiti anche l'ex senatore Pdl Domenico Gramazio e il figlio Luca capogruppo di Fi alla Regione.
E poi ancora Luigi Macchitella, ex direttore generale del San Camillo-Forlanini; Vittorio Bonavita, direttore generale della Asl Roma B; e Adalberto Bellomo, ex consigliere di amministrazione del Cotral. Per Egisto Bianconi, direttore generale del Sant'Andrea e il dirigente Filippo Zanutti rispondono solo di turbata libertà degli incanti.
L'indagine riguarda imprenditori nel settore delle onoranze funebri e amministratori pubblici, già in servizio presso unità sanitarie locali della provincia di Roma.
Le investigazioni sono nate nell'ambito di due distinte indagini condotte dalla squadra Mobile di Roma nei confronti di alcuni soggetti ritenuti responsabili di aver posto in essere condotte finalizzate a favorire l'aggiudicazione di gare d'appalto pubbliche presso alcuni importanti nosocomi capitolini fatti per i quali sono indagati, dei reati di associazione a delinquere, concorso in corruzione, falso, truffa e turbativa d'asta.

IL SERVIZIO AL SAN CAMILLO
In particolare, le indagini riguardano un appalto per la gestione dei servizi funerari bandito dall'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. La famiglia Taffo è molto conosciuta: Angelo è presidente di Confartigianato regionale dopo essere stato a capo di quella provinciale dell'Aquila.
Le altre perquisizioni sono state eseguite, sempre nella giornata di ieri, in provincia di Macerata, Ascoli Piceno e Viterbo.
L'indagine è partita due anni fa, in seguito alla denuncia presentata in Procura dal Comitato diritti operatori funerari, presieduto dal cavaliere Mario Menicucci. L'esposto è stato depositato il 21 marzo 2012 dopo l'aggiudicazione dell'appalto per la gestione della camera mortuaria del San Camillo-Forlanini all'agenzia funebre Service One. Il bando di gara prevedeva tra i requisiti per partecipare il non essere agenzia funebre o di non avere collegamenti con agenzie del settore. Ma dalla visura della Camera di Commercio risultava che la Service One è «essa stessa agenzia funebre» e ha come attività primaria «pompe funebri e attività connesse».
Gli investigatori hanno poi scoperto che la gestione delle sale mortuarie del San Camillo e dell'ospedale Sant'Andrea era affidata anche alle agenzie di pompe funebri Cattolica, Semi e Taffo.

L’INCHIESTA AQUILANA
La stessa famiglia Taffo, con Piero e Luciano Giustino, è attualmente sotto processo per una presunta truffa da 20 mila euro per aver fatturato servizi in più nell'ambito dell'affidamento diretto dei funerali di Stato di 205 delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009 e di alcune esequie in forma privata di altri defunti del sisma.
Le indagini della Guardia di Finanza dell'Aquila hanno portato alla luce presunte irregolarità, in particolare il fatto che l' impresa di onoranze funebri avrebbe fatturato servizi effettuati da altre ditte alle quali si erano rivolte i parenti delle vittime del terremoto. A far scattare le indagini sono state le segnalazioni di alcuni parenti delle vittime che hanno sostenuto le spese dei funerali privati e poi presentato rimborso, e da imprese concorrenti. L'inchiesta ha destato scalpore e indignazione anche se la famiglia Taffo ha sempre rigettato ogni addebito.