IL PROCESSO

Sisma L'Aquila: Grandi Rischi: sentenza d'appello il 10 novembre

Pg Como bacchetta le difese

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Sisma L'Aquila: Grandi Rischi: sentenza d'appello il 10 novembre

L'AQUILA. Non sarà oggi il giorno della sentenza del processo d'Appello alla commissione Grandi rischi, l'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannato in primo grado, nella sua composizione del 31 marzo 2009, per aver falsamente rassicurato i cittadini aquilani e sottovalutato il rischio sismico a cinque giorni da quella che sarebbe stata la scossa distruttiva del 6 aprile.
Con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose nel 2012 sette esperti sono stati condannati ciascuno a 6 anni di reclusione dal giudice monocratico del capoluogo Marco Billi.
A comportare come conseguenza l'allungamento di qualche settimana dei tempi del processo sarà la decisione dell'avvocato generale, Romolo Como, che sostiene l'accusa nel dibattimento, di replicare alle arringhe degli avvocati difensori degli imputati, alcuni dei quali hanno attaccato direttamente la sua requisitoria nella quale ha chiesto la conferma della pena per tutti. 

«Non ho ancora deciso se replicare o meno agli interventi», dichiara formalmente Como senza sbilanciarsi, ma, da quanto si è appreso, la decisione c'è stata e tornerà a prendere la parola. Questo darà il via a un secondo giro di interventi che, altrimenti, non ci sarebbe stato, e farà slittare l'ingresso in camera di Consiglio da parte del collegio giudicante, presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera.
Dopo Como parleranno i difensori di parte civile che vorranno controreplicare, infine toccherà alle difese, alle quali spetta l'ultima parola.
In base alla durata dell'intervento-bis di Como, oggi pomeriggio potrebbe già essere il turno di qualche legale. Secondo il calendario già stilato, dopo quella di domani la prossima udienza sarà sabato 8 novembre o, più probabilmente, lunedì 10, come ipotizzato dallo stesso giudice Francabandera.
La sentenza, dopo non meno di 6-7 ore di camera di Consiglio, potrebbe arrivare quindi venerdì 14 o anche più avanti, in caso di ritardi.

CHI SONO I COMPONENTI DELLA GRANDI RISCHI
Gli ex componenti la Commissione Grandi Rischi che sono stati condannati per la morte di 29 persone ed il ferimento di altre quattro, coloro, cioe' i cui familiari si sono costituti parti civili, poi divenute in tutto 56, sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Cariche che gli imputati rivestivano all'epoca del sisma.
Tutti in primo grado sono stati condannati in solido tra loro e con il responsabile civile (presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del presidente del Consiglio dei ministri pro tempore), al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio nei confronti delle parti civili.

«CALVI E’ UN LUMINARE,  DA LUI SOLO GIUDIZIO SCIENTIFICO»
«Il professor Calvi è un luminare che probabilmente tra 5-6 anni avrà un premio Nobel»: così Vincenzo Musco, difensore del professore Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre, responsabile del progetto Case, tra gli imputati del processo d'appello ai componenti della Commissione Grandi Rischi all'epoca del terremoto dell'Aquila, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose.
«Durante la riunione della commissione Grandi rischi, Calvi - ha continuato Musco - ha sottolineato che lui era un tecnico e le decisioni spettavano ad altri. E poi lui non ha partecipato ad alcuna conferenza stampa, sedendosi in disparte. Ma veramente potete condannare Calvi per aver espresso un giudizio scientifico?». «Ha dato un giudizio scientifico e gli date 6 anni di reclusione per aver cagionato la morte delle persone?», ha aggiunto l'avvocato Musco.
«Qual è la regola cautelare che ha infranto? Io non sono riuscito a trovarla. Si tratta di una rottura del concetto di colpa come lo abbiamo costruito noi giuristi italiani in 200 anni».
Quindi, da parte del difensore, una critica al giudice di primo grado, Marco Billi.
«Noi non possiamo creare norme ma il giudice monocratico dell'Aquila lo ha fatto a partire da un dato aleatorio e del tutto generico - ha concluso Musco -: ha creato la norma del rischio. Siamo di fronte a un giudizio di colpa senza colpa».
Per Calvi, il legale ha chiesto il «proscioglimento per non aver commesso il fatto».

COMO BACCHETTA LE DIFESE DEGLI IMPUTATI
Como ha preso la parola al termine dell'arringa dell' avvocato Vincenzo Musco, difensore di Gianmichele Calvi, all'epoca direttore di Eucentre. Il procuratore generale ha preso la parola in anticipo per l'assenza di Alfredo Biondi, difensore dell'allora ordinario di fisica dell'Università di Genova Claudio Eva, che ha rinunciato alla sua arringa per problemi di salute. Probabilmente, nel pomeriggio si comincerà il giro delle controrepliche delle parti civili. Poi, nelle prossime udienze quella delle difese, poi la Camera di Consiglio per la sentenza.
«La prova testimoniale va valutata, esiste e non è campata in aria», ha detto Como. «Sono state rese testimonianze dirette perché i parenti vivevano accanto alle vittime - ha continuato il Pg -. Quindi non hanno riferito parole per sentito dire né il derelato».
 Como ha bacchettato le difese degli imputati: «Penso un po' all'antica ma certi termini che ho sentito sulla sentenza sono inaccettabili: 'sentenza raccapricciante, squinternata, non potrebbe leggere giudizio di legittimità in Cassazione'. Ci sono state critiche esterne, convegni, anche da parte di colleghi, ma devono rimanere fuori dal processo in corso. Si è arrivati a definire criminale il comportamento di qualche giornalista che più o meno correttamente faceva il suo lavoro ma sembra quasi sia colpa loro delle morti delle persone».
Nel sottolineare che «se la sentenza di primo grado ha una colpa è stata quella di voler analizzare troppo a fondo alcuni profili giuridici», Como ha spiegato che «mi hanno rimproverato di aver detto che si trattava di quattro amici al bar. Ma se lo avessi detto avrei dovuto chiedere l'assoluzione - ha continuato -. Non lo erano, erano la commissione Grandi rischi e siamo qui per questo motivo. Dello scarico di energia si è parlato in presenza di tutti». Secondo il Pg, c'è stato «un atteggiamento di superficialità di fronte alla conoscenza del rischio sismico che invece tutti riconoscono».

SENTENZA IL 10 NOVEMBRE
Il presidente del Collegio giudicante, Fabrizia Ida Francabandera, sospendendo l'udienza del processo di Appello alla Commissione Grandi Rischi, ha annunciato che la Camera di Consiglio per la sentenza di secondo grado ci sarà il 10 novembre prossimo.
«La Camera di Consiglio sarà lunga e complessa - ha spiegato in aula - Vorremmo entrarvi non stanchi», auspicando il fatto che si vorrebbe far coincidere l'inizio della camera con la mattinata del 10. Dopo la pausa l'udienza riprenderà con le controrepliche delle difese. La mattina del 10 potrebbe essere lasciata ai difensori che rimarranno fuori oggi. Dopo la replica del procuratore generale, Romolo Como, la mattinata è stata dedicata alla replica delle parti civili. 

«ATTEGGIAMENTO ERRATO GRANDI RISCHI DISARMÒ LA GENTE»
«L'atteggiamento errato, azzardato e temerario della Commissione Grandi Rischi ha disarmato la gente. Dovete essere consapevoli di questo».
Così l'avvocato di parte civile Attilio Cecchini, nella replica durante l'udienza del processo di appello a quanti erano componenti dell'organo consultivo della presidenza del consiglio dei ministri nel 2009, anno del terremoto all'Aquila.
«La competenza degli esperti non era quella di prevedere terremoti ma di avvisare sul livello di gravità dello sciame che era in atto da mesi - ha spiegato Cecchini -. Alla Commissione si rimproverano cose semplici: omisero di prevedere la gravità, si sarebbe dovuto dire che quanto accaduto il 30 marzo con la scossa di quattro gradi di intensità poteva succedere ancora. E tutti erano d'accordo con la conclusione dei lavori della Commissione Grandi Rischi».
L'avvocato di parte civile Teresa Di Rocco, ha citato una dichiarazione dell'allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, fatta nel corso della testimonianza al processo di primo grado. «Bertolaso dice 'è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che può essere evitato'».
«Quindi non ci sono morti per caso». Secondo Di Rocco, «c'è stata un'azione sbagliata che parte a monte e con lo sbaglio che porta all'estrema conseguenza. Questi signori avevano il dovere e la consapevolezza di quello che dovevano fare e il concetto di rischio sismico lo indica il legislatore, non è inventato come dicono le difese».