L'INCHIESTA

Abruzzo. Ecco il «fantasma di Dedalus»: storia di uno dei tanti scandali abruzzesi mai scoppiati

Le cose che non hanno detto al Presidente D’Alfonso (e che non ha letto su Pdn)

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

17556

Abruzzo. Ecco il «fantasma di Dedalus»: storia di uno dei tanti scandali abruzzesi mai scoppiati




ABRUZZO. Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, in una occasione che più pubblica di quella non c’è (il Consiglio regionale), ha denunciato una presunta truffa milionaria ai danni dell’Ente che presiede.
In Abruzzo questo pare cosa ricorrente: è già accaduto, così come è reale il muro di gomma contro il quale questi "suoni" di solito rimbalzano.
Eppure Luciano D’Alfonso ha parlato di un’opera pagata, non esistente ma collaudata paventando una ipotetica maxitruffa ai danni dei contribuenti. E come se non bastasse il presidente ha denunciato pubblicamente l’impossibilità per lui ed il suo staff di reperire la documentazione.
Possibile che il massimo vertice di una amministrazione non sia in grado di arrivare alle carte?
Eppure stando al racconto del governatore così starebbero le cose.
«Non ho scosso un fantasma perché ne conosco la grandezza e la pericolosità», ha detto D’Alfonso facendo intendere che ignora totalmente cosa vi sia dietro questo “affare” che evidentemente ritiene rilevante.
Ma che cosa è Dedalus?
Per il momento basti sapere che si tratta di un corposo progetto che avrebbe dovuto creare una rete informatica per digitalizzare buona parte della sanità regionale. Una sorta di centrale di elaborazione di tutti i dati sanitari abruzesi compresi il fascicolo sanitario digitale dei pazienti. Un «progetto che avrebbe fatto bene alla sanità» come ha detto il presidente in aula e che avrebbe fatto forse risparmiare soldi ma anche migliorato servizi.
Questo faticoso approfondimento gioverà forse alla ricostruzione dei fatti e della documentazione che ignoti burocrati avrebbero negato al presidente.

UN UNIVERSO CHIAMATO INFORMATICA: POZZO SENZA FONDO
Per capire di cosa si tratta bisogna accettare il fatto che prima dell’epoca della ‘trasparenza’ (che funziona a singhiozzo) per anni gli enti pubblici hanno potuto fare e disfare senza rendere conto a nessuno, operando in totale opacità e senza controllo alcuno. Bisogna anche accettare che per 10 anni la Regione Abruzzo è stata destinataria di centinaia e centinaia di milioni piovuto dall’Europa e destinati alla “informatizzazione”, per costruire opere e infrastrutture che avrebbero dovuto far schizzare l’Abruzzo ai vertici delle regioni europee per grado tecnologico raggiunto nel pubblico e nel privato. Basti solo pensare alla mega infrastruttura della banda larga di cui si favoleggia dal 2000… Invece dei benefici di questi milioni (forse addirittura un miliardo di euro) non vi è traccia.
Dentro questo immenso contenitore scrosciante di fondi pubblici PrimaDaNoi.it con una serie di meticolose inchieste scovò negli anni scorsi una serie di siti internet costati centinaia di milioni di euro, rimasti vuoti e soprattutto inutilizzati.

Non bastò definire quei fatti circostanziati e mai smentiti come “grande beffa tecnologica” per smuovere alcuno.
Uno spreco immenso rimasto un buco nero non solo senza responsabili ma senza nemmeno una sola inchiesta che fosse contabile, penale o amministrativa. Un record.
In questo fantastico universo di Bengodi brilla una stella fulgida che è appunto Dedalus che è il nome di una società molto importante, un vero colosso nella sanità e nell’informatica che di recente è cresciuta a dismisura.
In Abruzzo in questo universo brillano anche due ‘gemelli’ che attraggono nella loro orbita ogni progetto informatico: Abruzzo Engineering, la creatura voluta da Ottaviano Del Turco in capo alla quale mise il suo braccio destro Lamberto Quarta, e l’Arit, che preesisteva e si era sempre occupata di tecnologia e informatica, ente strumentale della Regione, che ai tempi della giunta Del Turco era sotto il controllo dell’assessore Donato Di Matteo, oggi nuovamente assessore della giunta D’Alfonso.

2008 SCHERMAGLIE SUL MEGA APPALTO IRREGOLARE
Nel 2008 il Consiglio di Stato certificò l’irregolarità di una gara bandita dall’Arit nel 2005.
Si trattava di una gara per pubblico incanto, col criterio di scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa, per l'affidamento del progetto “MMG Rete di medici di medicina generale". Valore di 4,2 milioni di euro.
Il capitolato allegato al bando prescriveva che i partecipanti dovessero presentare tra l'altro, a pena d'esclusione, l'offerta economica con allegati «elenco prezzi unitari e computi metrici di dettaglio per ogni tipo di fornitura e di servizio offerto».
Ma qualcosa non andò come doveva andare. Alla gara risposero la società Dedalus spa in associazione temporanea di imprese con Telecom Italia che si aggiudicò l'offerta, e la Finsiel (poi divenuta Almaviva) che si classificò seconda.
Dunque Dedalus vinse ma Finsiel impugno l’aggiudicazione.
Il raggruppamento di Finsiel spa comprendeva anche Insiel S.p.A., Webred S.p.A., Apprise S.r.l.. Titolare di quest’ultima ditta nel 2008 era Agostino Sciascia, molto vicino a Mauro Febbo, poi nominato da Gianni Chiodi a capo del "Comitato tecnico regionale per l’informatica".
Secondo l'esclusa, la Dedalus, aveva omesso di presentare l'elenco dei prezzi ma nonostante questo l'autorità di gara, nella seduta del 7 gennaio 2006, le assegnò il maggior punteggio aggiudicando provvisoriamente l'appalto.
Si spiegò, inoltre, che l'omissione era rimediabile prima dell'aggiudicazione, e nella seduta del 20 gennaio 2006, la Dedalus fornì il documento. Il 20 marzo 2006 avvenne così l'aggiudicazione definitiva. 

Del fatto rimase sorpreso anche il direttore generale dell'Arit che, poco prima, con nota 10 gennaio 2006 n. 277, espresse al presidente della commissione giudicatrice perplessità sulla mancata esclusione di Telecom.
Insomma, questo era il momento buono per fermarsi e aspettare in attesa di chiarimenti.
Il Tar (con sentenza emessa in camera di consiglio da Rolando Speca, presidente; Luciano Rasola e Fabio Mattei), dichiarò il ricorso Finsiel irricevibile «per tardività», con la motivazione che il termine di sessanta giorni per la sua proposizione aveva preso a decorrere dal 7 gennaio 2006, perché a quella seduta di gara era presente il rappresentante della ricorrente.
Ma Finsiel ancora una volta non accettò il verdetto e ricorse al Consiglio di Stato che scrisse in sentenza: «La pronuncia di tardività del ricorso di primo grado è errata, perché il termine per l'impugnazione di un'aggiudicazione comincia a decorrere dalla conoscenza o comunicazione dell'aggiudicazione definitiva, ed è perciò irrilevante che in una precedente fase o seduta fosse o non fosse presente il ricorrente o il suo legale rappresentante».
Questo vuol dire che la classifica già approvata venne giudicata nulla e che la vincitrice dell'appalto milionario dovesse essere considerata Finsiel (Almaviva).
Il Consiglio di Stato ordinò «all'amministrazione regionale abruzzese di dare esecuzione alla presente decisione».
In più Dedalus venne condannata al pagamento delle spese legali di 8 mila euro.
Il fatto è che nel frattempo il progetto era già «in fase avanzata» e l’applicazione della sentenza è stata giudicata complicata e di fatto inattuata.
Cosa rimase da fare alla ditta illegittimamente esclusa ma vincitrice in appello?
Solo una richiesta di risarcimento danni che infatti arrivò qualche mese più tardi.

ARIT. ME NE FREGO DELLA SENTENZA
La sentenza è stata notificata all'Arit in data 8 gennaio 2008 ma nulla successe.
Scattarono ancora diffide ad adempiere ma niente. La richiesta di risarcimento per 1,3 mln di euro di Finsiel per il mancato subentro nell’appalto pure arrivò ma a quel tempo l’Arit era impegnata e frastornata per lo scandalo Sanitopoli.  Era il tempo dei consulenti fantasma e dai cognomi importanti e delle assunzioni che costarono altre centinaia di migliaia di euro.

2009 L’ARIT ALLA FINE SI SCHIODA E PAGA IL RISARCIMENTO
A luglio 2009 (delibera Arit 476 del 9 luglio 2009) il direttore generale Ernesto Esposito si decise a firmare finalmente la delibera che liquidava ad Almaviva (subentrata all’ex Finsiel) circa 233mila euro.
La stranezza è che lo stesso Esposito si era opposto per oltre due anni al pagamento nonostante una sentenza inappellabile. Nessuno della giunta Del Turco gli chiese mai conto del perché.
L'altro dato, forse trascurabile, è che nel frattempo era cambiata l'aria: alla Regione era subentrato il centrodestra di Chiodi che volle creare il “Comitato tecnico regionale per l'informatica” a capo del quale il presidente della Regione chiamò Agostino Sciascia, titolare di una azienda che lavora con assiduità con le pubbliche amministrazioni locali nell'ambito dell'informatica. La ditta di cui era legale rappresentante era la Apprise srl.
La stessa ditta che in società con Finsiel e Webred vinsero il ricorso al Consiglio di Stato contro l'Arit (anche se per ben due volte nelle sentenze il nome della ditta è scritto in maniera non precisa, ndr).
E l'Apprise ritorna spesso nelle vicende informatiche della Regione Abruzzo, per esempio ritorna per certi subappalti ricevuti da un'altra ditta nota ai lettori di PrimaDaNoi.it, la ditta Cyborg, proprio quella risultata vincitrice di un altro appalto curioso bandito dal Comitato per i Giochi del Mediterraneo.
Cyborg che aveva molti contatti con Arit e Apprise si occupò di un altro progetto costato milioni evaporato: Cittadino +. Il vertice della Cyborg è finito poi nell’inchiesta “Caligola” che portò all’arresto bis di Lamberto Quarta.

APPALTI CHE CAMBIANO IN CORSA: UNA CONSUETUDINE ALL’ARIT
Pur con una sentenza che annullava l’appalto, Dedalus è rimasta al suo posto.
Nel 2010 leggendo una moltitudine di documenti forniti da una scrupolosa fonte interna che non ne poteva proprio più di quell’andazzo, PrimaDaNoi.it si accorse che vi era una sostanziale differenza tra i bandi di gara iniziali e poi i capitolati esecutivi messi in opera.
Anche il progetto esecutivo che riguardava la gara contestata affidata a Dedalus appariva diverso.
«Il presente documento», si leggeva in una delibera dell’Arit, «intende illustrare i criteri per la realizzazione del progetto "Rete dei Medici di Medicina Generale", (…) recependo le indicazioni fornite dal Tavolo della Sanità relativamente alle modalità di realizzazione dei servizi relativi al progetto stesso e sostituisce i contenuti tecnici dell’Offerta Tecnica con la quale il Raggruppamento Temporaneo di Imprese si è aggiudicata la gara».
In patica si facevano le gare ma i “tempi tecnici” erano talmente lunghi che subentravano sempre “nuove esigenze” per cui al vincitore si chiedeva di cambiare poco o tanto di quello che era stabilito nella gara facendo insorgere l’ira delle ditte escluse. Chissà se questa pratica è giudicata lecita anche in altre regioni italiane…

2013 LA RICONFERMA DI DEDALUS
Passano tre anni di assoluto silenzio, inerzia e distrazione. Nel 2013, cioè dopo 8 anni dal bando di gara, ci si accorge che non ce la si fa e il progetto per al costruzione della Rete informatica di medici ha bisogno di altre risorse.
Inizialmente il progetto aveva un costo di 4,6 mln ma per esigenze sopravvenute sono poi stati spesi almeno altri 500mila euro.
Lo stabilì il direttore Carlo Greco al vertice dell’Arit nominato dalla giunta Chiodi che ravvisavò la necessità di far proseguire il lavoro iniziato dal raggruppamento di imprese Dedalus.
Così la stessa Arit richiese un preventivo che è stato anche approvato dal comitato tecnico (Crit), inoltre il responsabile tecnico Arit, Gianluca Del Conte rilevò la necessità e urgenza dell’intervento per cui si procedette con la procedura negoziata e l’impegno di reperire ulteriori fondi per le successive annualità.
Una delibera come tante se non fosse per i trascorsi…

LO SCANDALO MAI SCOPPIATO, SCOPPIA OGGI?
C’erano già allora abbastanza elementi per dubitare e per incuriosire qualche investigatore?
C’era lo spazio o il dovere di accertare allora che fosse tutto in regola?
Oggi le parole di D’Alfonso secondo le quali il progetto di Dedalus sarebbe stato collaudato ma non sarebbe esistente portano nuovamente i riflettori su una vicenda che in molti avevano seppellito sotto un conveniente oblio.
Se solo uno dei tanti anelli della catena burocratica avesse aperto gli occhi è possibile che i danni sarebbero stati limitati e uno spreco tra mille sarebbe stato evitato. Invece oggi ci toccano anche per questo tasse ed tagli ai servizi sanitari.
Ma D’Alfonso vuole davvero fare chiarezza e dissipare tutti i dubbi ed i misteri su questa vicenda?
Davvero D’Alfonso ha la forza di scoperchiare questo pentolone a distanza di così tanto tempo nonostante tra i suoi collaboratori vi siano persone che conoscono tutto di questa storia?
D’Alfonso ha deciso di ingaggiare questa battaglia contro fantasmi che si agitano all’orizzonte.
Una mossa politica ormai irreversibile e forse fatale.

Alessandro Biancardi
+++ TUTTI GLI SVILUPPI DELLA VICENDA: LE NOSTRE INCHIESTE SUL "FANTASMA DEDALUS" +++