SANITA'

Punti nascita, arriva una nuova commissione sui tagli

Inutile ripetizione del lavoro già svolto da Chiodi

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Punti nascita, arriva una nuova commissione sui tagli


ABRUZZO. Una nuova commissione tecnica regionale – peraltro sollecitata da Gianni Chiodi e da tutto il centrodestra – tornerà ad occuparsi della chiusura dei Punti nascita, come da richiesta espressa del Tavolo di monitoraggio romano per la fine del Commissariamento della sanità abruzzese.
Si tratta con buona intuizione di una commissione del tutto inutile, visto che lo stesso Chiodi, con la benedizione dell’allora maggioranza di centrodestra, aveva già insediato questo gruppo di lavoro, diretto e coordinato dal direttore dell’assessorato Maria Crocco e non dall’Agenzia sanitaria come si continua a dire. Questa commissione formata da pediatri e neonatologi abruzzesi elaborò un progetto basato su un concetto che ancora non viene recepito nel dibattito politico - molto superficiale – di oggi e cioè che il punto centrale della riforma dei Punti nascita è che queste strutture sanitarie debbono assicurare soprattutto il parto in sicurezza per il bambino e non puntare l’attenzione sul parto.
Dalle proposte di tagli si salvò Sulmona, per l’intervento del sub commissario Giuseppe Zuccatelli che valutò le difficili condizioni della viabilità nella zona peligna. Ed invece si torna a parlare della chiusura dei punti nascita con la rivoluzione dei sindaci e dei comitati di Atri e di Penne che scendono in piazza per tutelare i reparti dove si fanno 3-400 parti l’anno. 

«Il livello di discussione che in questi giorni sta impegnando la nostra classe politica e dirigenziale su quali punti nascita sopprimere e quali salvare è, purtroppo, paradigmatico del grado di competenza e cultura della classe dirigente abruzzese nell’affrontare, più in generale, il tema della riorganizzazione della sanità regionale – dichiara Davide Farina, segretario regionale Cisl Fp - Il riordino dei punti nascita è stato previsto già dal Patto della salute 2010/2012 siglato il 9 dicembre 2009 (in concomitanza con l’insediamento di Gianni Chiodi).  Il percorso da intraprendere con la definizione di tutti gli standard operativi, di sicurezza, assistenziali e tecnologici fu individuato nell’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010. Nello stesso accordo fu previsto l’istituzione di un coordinamento permanente nazionale per il percorso nascita per cui in ogni Regione si doveva costituire un Comitato di esperti per formulare una specifica proposta di riorganizzazione del percorso nascita in coerenza delle linee guida tracciate nell’accordo».
 Cosa che Chiodi attuò nel marzo del 2011, tanto che le conclusioni di questo lavoro furono illustrate dalla allora sub-commissario Giovanna Baraldi nel novembre dello stesso anno. La stessa Baraldi dichiarò che la rete del nuovo percorso nascita, così individuata dal Comitato, era attuabile fin dall’inizio del 2012.
 Insomma – sostiene la Cisl - ciò che oggi continua a sconcertare è che il  lavoro prodotto da questa commissione non è mai stato applicato, mentre ora se ne richiede un altro simile. E sconcerta ancora di più che D’Alfonso e Paolucci – forse per le divisioni interne alla maggioranza su questo argomento – abbiano deciso di nominare un’altra commissione che – a rigor di logica - probabilmente arriverà alle stesse conclusioni e cioè lasciare aperti in Abruzzo solo 9 punti nascita. Come già deciso. Perché un punto nuovo, che dovrebbe avere certamente un peso nella discussione, è che nelle recenti statistiche l’Abruzzo è maglia nera per la mortalità dei bambini al parto. Ma di questo la politica vociante non si preoccupa.

Sebastiano Calella