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Benvenuti al Sud: industrie fantasma dopo 7 anni di recessione

Come si è impoverito il Meridione della Penisola

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Benvenuti al Sud: industrie fantasma dopo 7 anni di recessione

ROMA. Una desertificazione umana prima ancora che industriale. E' il male del Sud dove, per il secondo anno consecutivo, i decessi hanno superato le nascite.
Un fenomeno simile non si era verificato nemmeno nei due anni orribili e lontanissimi nel tempo, il 1867 e il 1918, entrambi alla fine di due guerre epocali, la terza guerra d'Indipendenza e la Grande Guerra. Inoltre il 1918 fu anche l'anno in cui esplose la pandemia della Spagnola che uccise decine di milioni di persone in tutta Europa. Nel 2013 il Mezzogiorno, che ha sempre saputo fare figli, ha dato alla luce appena 177mila nati, il numero più basso dal 1861. E' questo il dato più inquietante che emerge dall'ultimo rapporto dello Svimez sull'Economia del Mezzogiorno che prevede uno «stravolgimento demografico con la perdita di 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni».
 Questo fenomeno parla più di tanti grafici e percentuali. Numeri che ogni anno raccontano sempre la stessa storia: il fallimento, almeno in Italia, delle politiche europee di Coesione con un progressivo e, sembra inarrestabile, divario Nord-Sud. Lo sa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Coesione Territoriale Graziano Delrio che ha garantito per il 2015 la copertura dei 500 milioni di cofinanziamento fatti rientrare nel patto di stabilità interna dopo la lettera di Katainen.
«Garantiremo che nessuna Regione debba limitare la spesa dei fondi europei per rispettare il patto di stabilità interno» ha detto rispondendo a una domanda del governatore della Puglia Nichi Vendola. Ma è andato anche oltre: «Per il Sud dobbiamo fare quello che la Germania ha fatto con le sue regioni dell'Est». Mentre il ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta ha auspicato «un miglior uso dei fondi europei».


 La scommessa è riuscire a farlo per davvero oppure, come ha detto ancora Vendola, il Sud sarà ancora «prima spogliato (dai trasferimenti dello Stato e dai fondi Ue) e poi diffamato (accusato di non saper spendere)».
 Intanto nel 2014 per il settimo anno il Sud è in recessione e continuerà ad esserlo anche nel 2015. Dopo il tonfo del 2013 (-3,5%) quest'anno il calo sarà dell'1,5% e nel 2015 dello 0,7% mentre l'Italia tornerà, anche se lentamente, a crescere. Con un divario Nord-Sud che monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei ha definito "insostenibile".
Ma più del Pil, il Mezzogiorno continua a perdere capitale umano: circa 2,3 milioni di persone sono emigrati al Centro-Nord negli ultimi 20 anni, 116 mila solo nel 2013. Fra questi aumenta l'emigrazione della componente più qualificata: i laureati che sono il gruppo che in percentuale sta aumentando di più passando dai 17mila del 2007 ai 26mila nel 2012 per un +50% in cinque anni. Un'altra forma di emigrazione occulta è quella del pendolarismo. Cioè cittadini che mantengono la residenza al Sud, ma lavorano al Nord ma nelle statistiche vengono considerati come occupati del Sud. Insomma lo storico crollo degli occupati, scesi nel 2013 per la prima volta sotto la soglia dei 6 milioni (a 5,8 milioni) dovrebbe essere corretto in peggio.