SANITA'

Infermieri in sciopero il 3 novembre, disagi negli ospedali

A rischio ambulatori e sale operatorie. Stipendi fermi dal 2009

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2053

Infermieri in sciopero il 3 novembre, disagi negli ospedali

ROMA. Lunedì 3 novembre incroceranno le braccia, consapevoli del fatto che la loro protesta porterà disagi ai cittadini ma convinti che le richieste alla base del loro sciopero meritino una risposta urgente.
Sono gli infermieri pubblici: lunedì prossimo, dunque, negli ospedali saranno a rischio le attività ambulatoriali e gli interventi chirurgici programmati, con inevitabili disagi in corsia per pazienti e ricoverati.
A proclamare lo sciopero - al quale si affiancherà una manifestazione davanti a Montecitorio - è il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind al quale, spiega il segretario nazionale Andrea Bottega, «aderiscono circa 22mila dei 220mila infermieri italiani».
Il 3 novembre, spiega, «si fermeranno dunque le attività ospedaliere degli ambulatori, dalla radiologia agli esami di endoscopia, ed a rischio è pure l'attività delle sale operatorie per quanto riguarda gli interventi chirurgici già programmati, ma saranno garantiti gli interventi d'urgenza».

I MOTIVI DELLO SCIOPERO
Tre, fondamentalmente, le ragioni dello sciopero: «Chiediamo innanzitutto la fine del blocco del turn over. Il 'ricambio' del personale con la sostituzione di coloro che vanno in pensione - chiarisce Bottega - è bloccato infatti dal 2008, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro. Ciò vuol dire che gli infermieri sono sempre di meno, nonostante la mole di lavoro».
Tanto che, sottolinea il segretario Nursind, «secondo gli ultimi dati Ocse, in Italia mancano circa 100mila infermieri rispetto alla media degli altri Paesi Ue».
Altro paradosso è che, se da un lato gli infermieri dovrebbero essere più numerosi per stare alla pari con la medie europee, dall'altro aumentano invece i disoccupati: «Oggi sono circa 25mila gli infermieri senza lavoro e agli ormai rarissimi concorsi pubblici si presentano in migliaia per pochissimi posti».
Altro nodo è quello relativo al blocco contrattuale: «Il contratto di categoria è scaduto 5 anni fa e da allora non è stato rinnovato. Ciò significa - denuncia Bottega - che i nostri stipendi sono fermi al 2009».
E la situazione non sembra volgere ad un miglioramento: «Con la legge di stabilità il governo ha chiesto alle Regioni un taglio di risorse agli sprechi che innegabilmente esistono, ma tagliare sugli sprechi vuol dire riorganizzare il sistema dei servizi, cosa che non si può fare senza usare il lavoro professionale. Di fatto - denuncia - anche questa legge di stabilità ribadisce le politiche contro il lavoro pubblico».
Il che vuol dire «che i nuovi tagli andranno a penalizzare inevitabilmente i sistemi di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza».
Insomma, è un profondo malessere quello che la categoria denuncia, a fronte di un dato innegabile: «Gli infermieri - rileva Bottega - sono i professionisti in prima linea nell'accogliere e assistere i malati acuti, cronici e fragili. E non è un caso che i primi ad essere stati contagiati dal virus Ebola siano stati infermieri in servizio presso gli ospedali». E proprio Ebola rappresenta un'ulteriore urgenza irrisolta: «Ad oggi - conclude il leader sindacale - non abbiamo ricevuto una formazione adeguata, nonostante il nostro ruolo sia cruciale per fare fronte all'emergenza».