LA SENTENZA

Melania Rea: Parolisi prosciolto, «non fece sparire i soldi, li usò denaro legittimamente»

L'ex caporalmaggiore era accusato di aver fatto sparire risparmi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1727

Melania Rea: Parolisi prosciolto, «non fece sparire i soldi, li usò denaro legittimamente»



TERAMO. Dopo l'assoluzione dinanzi al tribunale militare arriva un'altra vittoria per Salvatore Parolisi.
Il militare a settembre era stato scagionato (il fatto non sussiste) dall'accusa di violata consegna aggravata e continuata perché non avrebbe rispettato gli ordini invitando nel suo ufficio ed offrendo da bere alle soldatesse che addestrava nella caserma Clementi di Ascoli.
Adesso il gip di Napoli ha definitivamente archiviato l'ipotesi di reato legato alla sparizione del tesoretto personale (137 mila euro). E’ stata dunque rigettata l’opposizione della famiglia di Melania.
La stessa procura aveva ritenuta infondata l'ipotesi che il caporalmaggiore avesse, in modo fraudolento, fatto sparire i propri depositi commettendo cosi' il «reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice».
Parolisi non ha distratto soldi dal suo conto corrente, per sottrarsi agli obblighi risarcitori stabiliti a suo carico dalla sentenza del gup di Teramo, Marina Tommolini (che aveva condannato Parolisi all'ergastolo per l' omicidio della moglie Melania Rea, ergastolo poi trasformato in appello a 30 anni) ma al contrario, ha utilizzato i suoi risparmi in modo legittimo (per pagare le spese processuali), corretto e trasparente, senza quindi, compiere alcun reato.
I difensori di Parolisi, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato commentano: «Siamo soddisfatti perche' il gip ha accolto integralmente le nostre argomentazioni difensive e con il suo provvedimento ha ristabilito una verita' che, per molto tempo, in modo assolutamente ingiusto, e' stata messa in discussione»
«Nella richiesta di archiviazione», aveva contestato il legale dei Rea, Mauro Gionni, «si sostiene che non si ravvisano gli estremi della condotta ascritta all’indagato. L’assunto, nostro avviso, non appare convincente, nè condivisibile. Perchè a nulla rileva il fatto che le somme di denaro siano state utilizzate per pagare gli avvocati nell’aprile del 2012 e nel dicembre del 2012. Il problema è per i pagamenti successivi alla sentenza di condanna. In essa, come risulta dal dispositivo, Parolisi è stato condannato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva, come per legge. Il 26 ottobre 2012 alla lettura della sentenza di primo grado Parolisi sapeva di essere immediatamente obbligato a pagare una consistente somma di denaro. Pagando gli avvocati, o facendo qualunque altro atto sui suoi conti, successivamente a questa data, si è sottratto dolosamente ad un provvedimento del giudice».
Ma per il giudice non è così.