IL PROCESSO

Grandi Rischi, Boschi si difende in aula. Sentenza in dirittura d’arrivo

I giudici dovrebbero decidere entro il 10 novembre

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Grandi Rischi, Boschi si difende in aula. Sentenza in dirittura d’arrivo




L'AQUILA. «Una sequenza sismica non fa arrivare un terremoto più forte. Quello che succede è che una scossa forte fa venire poi una sequenza come successo qui all' Aquila».
Così l'ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi, si è difeso ieri in aula nel corso dell’udienza di Appello. Boschi, condannato in primo grado a 6 anni, è accusato di avere, con gli altri sei esperti e scienziati della Commissione Grandi Rischi, dato false rassicurazioni ai cittadini 5 giorni prima del sisma del 6 aprile 2009. «Con la Protezione civile – ha sottolineato ancora Boschi - affrontammo la possibilità che altre scosse forti facessero crollare la diga di Campotosto».
E ha aggiunto: «il mio lavoro del 1995 mette in evidenza che la previsione dei terremoti non si può fare su basi statistiche né deterministiche, sulla base dei precursori e nemmeno analizzando i terremoti precedenti». L'intervento dell'ex presidente dell'Ingv ha chiuso la quarta udienza del processo.
«Non è la Commissione Grandi Rischi che ha rassicurato, nessuno ha detto state a casa perché c'è uno scarico di energia Sfido chiunque a trovare una parola nei verbali della Commissione che non sia esattamente il contrario della parola tranquillizzare», ha detto poco prima l'avvocato Marcello Melandri, che assiste Boschi.

«A testimoniare - ha detto ancora il legale - è venuta gente di una compostezza e di una spontaneità fuori dal normale, tutti hanno detto la stessa cosa, la Commissione Grandi Rischi ci ha rassicurato perché ci ha detto che si trattava di uno scarico di energia. O tutti sono d'accordo, e non voglio neanche pensarci, oppure tutti hanno sentito quella sola frase, ed è così perché i mass media hanno mistificato riportando questo invece di quanto affermato dalla commissione, che era tutta altra cosa».
Secondo Melandri, il legale, nella sentenza di primo grado «il giudice ha ignorato completamente la testimonianza del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che non si sentiva affatto rassicurato, eppure era il responsabile locale della Protezione Civile».
In un altro passo della sua arringa, Melandri ha parlato dell'allora rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio. «La sentenza di primo grado - ha detto - ignora anche l'allora rettore dell'Università Di Orio che diceva 'state tranquilli perché il terremoto non ci sarà, sono uno scienziato e non chiudo l'Università».
Sempre nell’udienza di ieri hanno preso la parola l'avvocato Francesco Petrelli che difende il vulcanologo Franco Barberi e Filippo Dinacci, difensore dell'ex capo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, e dell'ex responsabile del rischio sismico della Protezione civile, Mauro Dolce.
La tesi di Dinacci è stata che il principale attore della comunicazione dovrebbe essere individuato nell'allora e attuale sindaco, Massimo Cialente, e in secondo battuta, nell'assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati.
«Le eventuali responsabilità della Protezione civile sono solo postume ad un evento - ha chiarito Dinacci - come si può quindi insinuare che dei dipendenti possano orientare le scelte comunicative della Commissione Grandi rischi? Roma non è responsabile della comunicazione in loco prima di ogni evento: la Protezione civile sul territorio è prima di tutto il sindaco».

LA PROSSIMA UDIENZA
La prossima udienza si terrà il 31 ottobre. Il presidente del collegio giudicante, Fabrizia Francabandera, ha potuto però fissare solo una parte del programma: parleranno infatti gli ultimi due difensori, l'avvocato Enzo Musco per Gian Michele Calvi (direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e.) e l'avvocato Alfredo Biondi, per Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova.
Il proseguimento dipenderà dalla decisione del Procuratore Generale, Romolo Como, di replicare o meno alle arringhe difensive. Senza replica, i magistrati entrerebbero in Camera di Consiglio, anche se la sentenza potrebbe non arrivare nella stessa giornata. L'eventuale replica di pg e parti civili verrebbero invece seguite dalle controrepliche delle difese e si entrerebbe in Camera di Consiglio venerdì 8 novembre «o più probabilmente lunedì 10», come ipotizzato dalla stessa Presidente del collegio giudicante Francabandera.