L'UDIENZA

Appello Grandi Rischi, le difese: «se colpa c'è stata ne risponda Cialente»

Il suo assistito «fu 'comandato' dalla Protezione Civile»

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Appello Grandi Rischi, le difese: «se colpa c'è stata ne risponda Cialente»

Boschi e Barberi con Napolitano

L'AQUILA. E' ripreso questa mattina in Corte d'appello il processo per la Commissione Grandi Rischi.
La parola è agli avvocati degli imputati e ad aprire la mattinata è stato il difensore di Franco Barberi, l'avvocato Francesco Petrelli, il quale ha subito chiarito che in questo processo «per una teoria della rappresentanza sociale sono stati formulati i capi di imputazione deformando i fatti. Con sostituzioni e forzature, non conta ciò che si dice nell'Aula, ma la percezione che se ne ha fuori di qui - ha detto l'avvocato - Stiamo discutendo i fatti astratti che attendono più alla rappresentanza sociale di quei fatti».
Il nocciolo del ragionamento del difensore di Barberi è che quando la Commissione Grandi Rischi si ritrovò all'Aquila il 31 marzo 2009 non fu perché «essa decise di autoriunirsi: ma perché fu convocata, con tanto di lettera di convocazione», ha affermato alludendo alla missiva della Protezione Civile di quella data.
Quindi per Petrelli se la Grandi Rischi fu convocata all'Aquila «per fornire ai cittadini abruzzesi le informazioni sullo sciame sismico, la responsabilità primaria è di chi convocò quella riunione», ha detto indicando chiaramente le responsabilità della Protezione Civile e dei suoi vertici.
Rimarcando un presunto vuoto del castello accusatorio, Petrelli ha evidenziato come «il pm (Fabio Picuti) non ha chiesto al suo consulente antropologico Antonello Ciccozzi di definire le modalità attraverso le quali per avventura la teoria avrebbe potuto dar conto di determinati meccanismi sociali, ma al contrario nel suo incarico di consulenza ha chiesto se le condotte abbiano potuto produrre gli eventi».

Parlando della convocazione dei sette membri della Commissione Grandi Rischi, Petrelli ha evidenziato come il numero dei componenti non raggiungeva quello legale previsto. In particolare l'esigenza della convocazione era sorta a seguito della diffusione di un comunicato stampa della Protezione civile regionale dal contenuto imprudentemente rassicurante. Secondo il legale di Barberi, «alcun compito di informare la popolazione aquilana gravava sui singoli esperti. La comunicazione incombeva sui partecipanti esterni alla riunione e cioè su quei soggetti che rappresentavano la Protezione civile a livello centrale (professor De Bernardinis, sindaco Cialente, assessore Stati), indicati espressamente nel varbale della seduta come persone presenti per il Dipartimento».
Secondo il legale, inoltre, gli scienziati convocati fornirono al Dipartimento un'analisi circa l'evoluzione del fenomeno in atto ma il compito di individuare misure di protezione da calibrare sulla situazione rappresentata non poteva che spettare all'organo destinatario dell'informazione scientifica o comunque al sindaco, soggetti deputati alla gestione del rischio e dell'emergenza.
Petrelli ha ribadito in aula come la Commissione Grandi rischi aveva ed ha un solo obbligo d'informazione, verso il Dipartimento avente contenuto tecnico scientifico. Sempre secondo Petrelli, il professor Barberi ad inizio seduta, pose interrogativi agli scienziati sul significato da dare, alla luce delle pregresse esperienze, al fenomeno in corso e durante la discussione, affermò con chiarezza che non era possibile prevedere se avrebbe avuto luogo o meno, una forte scossa, che la sequenza sismica non era un precursore di un grande evento e che tuttavia in una zona sismogenetica come quella dell'aquilano, prima o poi una forte scossa vi sarebbe stata.

«BARBERI FU COMANDATO DALLA PROTEZIONE CIVILE»
Nella sua arringa il difensore del vulcanologo Franco Barberi ha ricordato anche gli eventi mediatici successivi alla riunione della Grandi Rischi all' Aquila, e ha rafforzato la sua tesi spiegando che «Barberi fu 'comandato' dalla Protezione Civile a partecipare alla successiva conferenza stampa».
Per l'avvocato Petrelli, quindi, l'opportunità di fare quelle dichiarazioni «mai state rassicuranti», ha puntualizzato, «non fu una libera iniziativa del professor Barberi, perché in quella conferenza stampa rispettò con coerenza il suo dovere».
In merito quindi alle responsabilità ipotetiche di aver rassicurato gli aquilani «in quella conferenza stampa Barberi ebbe una delega ad Acta. Finito quello cessa di essere il presidente della commissione Grandi Rischi, finisce il suo compito, è un esperto tra gli esperti. Quindi - si è chiesto l'avvocato - finita questa delega, di che cosa è responsabile?»

CONFUTATO IL GIUDICE
Nel corso della sua arringa, l'avvocato Petrelli, ha evidenziato come nell'atto di gravame si critica severamente il percorso metodologico seguito dal giudice di prime cure, il quale, dopo aver ripetutamente ribadito la natura del tutto normativa del giudizio sulla colpa, si sarebbe poi «clamorosamente contraddetto», dedicando ampi capitoli della sentenza alla valutazione delle posizioni scientifiche circa la possibilita', o meno, di prevedere i terremoti e all'analisi della validia' e dell'efficacia quali strumenti di previsione degli studi relativi ai cosiddetti precursori cosi' dimostrando l'ineluttabilita' di parametrare le condotte tenute dagli scienziati allo standard delle conoscenze scientifiche condivise.
E a tale riguardo la difesa ha ribadito come tutte le affermazioni riportate all'interno del capo di imputazione (tra le quali non ve ne e' una estrapolata dal contenuto dell'intervista rilasciata dal professor Barberi) siano da ritenere immuni da qualsivoglia possibile rimprovero e come le dichiarazioni del professor De Bernardinis non siano riferibili agli esperti e all'appellante.
Per Petrelli la dichiarazioni di Barberi «qualunque previsione non ha fondamento scientifico, non vi e' nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento», non sarebbe passibile di censura, ne' dimostrerebbe alcuna antinomia logica, ove si consideri che la prima risposta fu fornita alla specifica domanda rivolta alla Stati (Daniela, ex assessore regionale con delega alla Protezione civile ndr) circa la possibilita' di prevedere i terremoti mediante strumentazione di rilevazione del gas radon. Per la difesa le emergenze del verbale della riunione non sarebbero affatto in contrasto con la lettereratura scientifica relativa a fenomeni precursori, non emergendo dagli atti alcuna prova certa di una relazione tra la scossa delle 3.32 del 6 aprile 2009 e lo sciame sismico che la precede.
La Commissione allo stato delle conoscenze del marzo 2009, non avrebbe potuto formulare previsioni probabilistiche differenti da quelle elaborate sulla base del materiale raccolto dall'Ingv e posto a disposizione degli esperti.

«COME SI SAREBBERO DOVUTI COMPORTARE?»
Per Petrelli il Tribunale avrebbe dovuto dimostrare, sulla scorta degli elementi scientifici certi e inconfutabili che quanto affermato in sede di riunione non fu conforme a quanto sostenuto dalla scienza ufficiale. Avrebbe dovuto chiarire, il primo giudice, la condotta che i membri della Commissione avrebbero dovuto adottare per andare esenti da ogni rimprovero e per evitare il realizzarsi dell'evento, e avrebbe dovuto dimostrare, ciò che non ha fatto, che eliminare le valutazioni espresse dagli scienziati, la catena causale non si sarebbe innescata o non avrebbe condotto agli eventi poi verificatisi.
Appunto poi da parte della difesa al Tribunale per aver omesso di operare le dovute e necessarie valutazioni ai fini del controllo di attendibilità delle fonti, nonostante le numerose e ripetute contraddizioni, puntualmente evidenziate in sede di controesame nelle quali i dichiaranti sarebbero incorsi. Per Petrelli, su questo aspetto, l'indagine valutativa avrebbe dovuto essere particolarmente pregnante, proprio perchè il teste non era chiamato a riferire circostanze da lui direttamente percepite, ma elementi necessari per ricostruire le scelte motivazionali di coloro che decisero di rimanere in casa la notte del terremoto e dunque di altri soggetti. E cio' in un contesto particolarmente complesso costituito dai meccanismi psicologici che presiedono le decisioni di ciascuna persona e dal modo di atteggiarsi dell'uomo rispetto ai messaggi provenienti dai mass media. In assenza di ogni seria indagine - ha evidenziato l'avvocato - di tale tipo, sarebbe arbitrario ritenere che le decisioni della Commissione ebbero a modificare le prescrizioni precauzionali sedimentate a livello di cultura popolare e a eliminare le attitudini di prudenza adottate da tempo immemore.
Secondo la difesa, alcun rilievo potrebbe conferirsi al cosiddetto "Studio Barberi" circa la vulnerabilita' del patrimonio immobiliare aquilano, perche' trattasi di studio assai remoto (1999) e soprattutto esso riguadava i soli edifici pubblici. L'avvocato ha concluso chiedendo per il proprio assistito l'assoluzione.

«È COLPA DI CIALENTE »

Se c'è stato un eventuale, e tutto da verificare, malfunzionamento della comunicazione sugli esiti della famosa riunione della Commissione Grandi rischi il 31 marzo 2009, le famose «rassicurazioni agli aquilani», la responsabilità non può essere del Dipartimento della Protezione Civile, cioè di Roma, ma degli organismi territoriali, cioè aquilani. E' questo in sintesi il senso dell'arringa dell'avvocato Filippo Dinacci, difensore dell'ex capo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, e dell'ex responsabile del rischio sismico della Protezione civile, Mauro Dolce.

«Ammesso e non concesso che qualcuno ci avesse detto cosa avremmo dovuto fare, è bene chiarire che il dipartimento della Protezione Civile non ha competenze sismologiche. Le eventuali responsabilità della Protezione civile sono solo postume ad un evento - ha chiarito Dinacci - come si può quindi insinuare che dei dipendenti possano orientare le scelte comunicative della Commissione Grandi rischi? Roma non è responsabile della comunicazione in loco prima di ogni evento: la Protezione civile sul territorio è prima di tutto il sindaco».

 La tesi di Dinacci è quindi che il principale attore della comunicazione dovrebbe essere individuato nell'allora e attuale sindaco, Massimo Cialente, e in secondo battuta, nell'assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati.