AGRICOLTURA

Abruzzo. Oltre la crisi c’è la mosca: produttori di olio in ginocchio: «non ci sono olive da raccogliere»

Quest’anno un prodotto di qualità medio-alta non potrà costare meno di 10 euro

Redazione Pdn

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Abruzzo. Oltre la crisi c’è la mosca: produttori di olio in ginocchio: «non ci sono olive da raccogliere»




ABRUZZO. Gli alberi di ulivo sono spogli: nemmeno un frutto tra le foglie. Nei frantoi, però, è quasi tutto fermo e le olive non sono nemmeno lì. La gran parte del raccolto di quest’anno è finito  a terra a marcire.
La colpa è della mosca olearia che ha fatto una vera e propria strage delle olive abruzzesi e non solo. Si parla di un calo minimo del 50% il che significa a  cascata: aziende agricole in ginocchio  che oltre alla crisi economica devono far fronte a questo imprevisto che di sicuro minerà ulteriormente i guadagni.
 Significa anche una intera filiera in crisi ma anche prezzi al consumo che saliranno almeno del 30%.
Insomma una vera  e propria catastrofe naturale per i piccoli produttori abruzzesi –i più vulnerabili- che sono “al fronte” da anni e che con i loro prodotti sono riusciti a scalare le classifiche mondiali degli oli più prestigiosi .

L’ABRUZZO DEI NUMERI
L’Abruzzo lo  scorso anno ha prodotto 19.000 tonnellate di olio attestandosi al 5° posto tra le regioni d’Italia per la maggiore produzione.  Il dato si accompagna agli altri che completano il quadro: oltre 42mila ettari di terreno coltivato ad ulivi, 54.000 aziende dell’indotto e circa 400 frantoi e 19 città dell’olio.
Ora il problema per i produttori è cosa fare: ordinare quantitativi di olio o di olive da imbottigliare per lavorare e garantirsi un guadagno oppure centellinare le scorte dello scorso anno e assumersi l’onere di una produzione più che esigua?
La scelta non è di poco conto perché minerebbe nel primo caso la particolarità geografica dell’olio abruzzese con le sue peculiarità organolettiche preziose.
Sta di fatto che l’allarme lanciato in passato non è stato raccolto e non si è riusciti a far fronte a questa vera e propria piaga che in gergo scientifico è chiamata «Bactrocera Oleae», la mosca femmina che depone un uovo nell’oliva che non si è ancora sviluppata. La larva che nasce si nutre della polpa poi diventa crisalide ed esce dall’oliva ormai devastata. 

Così le olive non maturano ma marciscono e cadono.
Ma come mai quest’anno la mosca ha avuto il sopravvento?
La risposta starebbe nella troppa pioggia che avrebbe favorito lo sviluppo dell’insetto. In media in Abruzzo a luglio avrebbe piovuto 23 giorni su 31 e la media di umidità sarebbe stata di molto al di sopra della media stagionale, tutto questo dimostrerebbe una anomalia climatica come non si ricordava da tempo.
Secondo gli esperti di solito la mosca arriva a fine luglio mentre quest’anno le prime ondate si sono registrate agli inizi di giugno con maggior vigore e per più tempo: il risultato è che invece del solito 10% di produzione contaminata si è giunti al 50-60%.
Questo significa che vi sono aziende il cui raccolto è andato al macero anche per il 90%, aziende che non hanno nemmeno raccolto il prodotto residuo e aziende più fortunate.
Ad essere maggiormente colpite, ovviamente, sono le aziende che praticano l’agricoltura biologica e dunque non possono utilizzare pesticidi per fermare l’insetto assassino.
La Coldiretti ha previsto una produzione scarsa su tutto il territorio nazionale, in calo almeno del 30%, mentre quella mondiale dovrebbe scendere del 17% secondo le stime dell'Oil World.

QUANTITA’ E QUALITA’
Come si sono comportati i coltivatori?
Secondo quanto riferiscono gli esperti del settore le grandi aziende agricole ed i professionisti dotati di mezzi e professionalità adeguate sono riusciti a limitare i danni e a far fronte alla mosca tutelando il prodotto con espedienti più o meno invasivi. C’è anche da dire che per esempio alcune qualità come la “gentile di Chieti” di solito matura più tardi per cui la mosca nelle ondate di attacchi più imponenti avrebbe trovato il frutto ancora troppo duro e impenetrabile.  Gli altri coltivatori, quelli più impreparati o con meno risorse, sono quelli che invece sono rimasti impotenti di fronte alla calamità naturale perdendo gran parte del raccolto. 
Se così si presenta il panorama allora inevitabilmente anche l’olio sarà di qualità disomogenea: da una parte l’alta qualità comunque preservata dai prodotti “professionali” e, dall’altra, invece, la bassa qualità dei produttori più piccoli che hanno salvato il salvabile.
Occhio allora alla qualità e alle certificazioni dop (che sono garanzia per il consumatore e che comportano anche una serie di oneri per il produttore) e al  prezzo.
Quest’anno l’olio di qualità medio-alta non potrà costare meno di 10 euro proprio per i fattori peculiari dell’annata. Un paio di euro in più potrebbe costare il dop biologico prodotto di nicchia che non ha potuto beneficiare delle difese dei pesticidi. Insomma il 2014 da queste parti non sarà dimenticato tanto in fretta.