L'INCHIESTA

Ricostruzione palazzo Agenzia entrate: chiuse le indagini, 6 indagati

L’inchiesta riguarda l’edificio di via Zara

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AGNZIA DELLE ENTRATE L'AQUILA




L’AQUILA. Indagini chiuse per l'inchiesta relativa alla ricostruzione post sisma del palazzo di via Zara a L'Aquila che ospita la sede regionale dell'Agenzia delle entrate (estranea ai fatti).
Sei gli indagati che tra gli altri reati devono rispondere di concorso in tentata truffa aggravata e una serie di falsi. In particolare si tratta dell'imprenditore aquilano Gabriele Valentini, proprietario della Emerald 75, la moglie Stefania Innamorati, amministratore della medesima società, il loro figlio Marco Valentini, presidente del Consiglio di amministrazione, l'ingegnere Antonello Mancini, il funzionario del Comune Massimo Miconi e il dirigente del settore Emergenza sisma e ricostruzione Mario Di Gregorio.
Il titolare dell'inchiesta è il pm Stefano Gallo mentre le indagini sono state condotte dal Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri dell'Aquila.
Il punto ruota attorno alla definizione di "residenziale" dell'edificio che per l'accusa ha una destinazione "direzionale", di proprietà della Emerald 75, un tempo sede della direzione provinciale dell'Enel.
Inizialmente, era il 18 settembre 2009, Stefania Innamorati presentò istanza di contributo per vari immobili tra cui 30 unità abitative in via Zara che secondo l'accusa sarebbero inesistenti.
Il finanziamento licenziato fu di poco più di 732 mila euro ma nessuno riuscì ad intascarlo grazie ai preliminari accertamenti eseguiti in Comune dal Ros.
Mancini è accusato di aver prodotto una perizia giurata falsa, Miconi di aver costruito positivamente la pratica, che inizialmente prevedeva la richiesta di 979 mila euro, Di Gregorio di aver firmato il provvedimento in cui si attestava l'uso residenziale dell'immobile e l'ammissione del contributo.
Per Mancini e Di Gregorio era stata richiesta, alcuni mesi fa, l'interdizione dagli uffici, poi rigettata dal giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella con la motivazione che «non sussistono gravi indizi del falso ipotizzato» poichè «la destinazione urbanistica ab origine era residenziale, come si desume dai documenti prodotti nel corso dell'interrogatorio di garanzia di Massimo Miconi».
Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo, dalla notifica dell'atto avvenuta alcuni giorni fa, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni dei difensori, chiedere al pm il compimento di atti di indagine, di essere sottoposti a interrogatorio.