SICUREZZA E SPORT

Morte alla maratona. Croce Rossa e Misericordia: «affidamento a ditta che non ha tutte le carte in regola»

Le organizzazioni preposte al soccorso protestano per il rispetto delle regole

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Morte alla maratona. Croce Rossa e Misericordia: «affidamento a ditta che non ha tutte le carte in regola»




PESCARA. Non solo la morte di una persona durante una manifestazione sportiva.
C’è anche lo strascico polemico e ad ora una zona d’ombra che coinvolge l’organizzazione della maratona dannunziana di domenica scorsa dove ha perso la vita Duilio Fornarola stramazzato al suolo nei pressi del traguardo di piazza salotto.
A prestare i primi soccorsi, nel giro di pochi secondi, è stato un medico volontario della società chiamata dagli organizzatori, Abruzzo Ambulanze di Francavilla. Lo stesso medico poi ha chiesto di chiamare il 118 e una ambulanza con servizio di rianimazione a bordo.
Il Comune dice di non avere responsabilità nella scelta della ditta privata che ha messo a disposizione una ambulanza medicalizzata ma senza rianimazione.
Secondo l’assessore Diodati sarebbe stato fatto tutto il possibile ed il soccorso prestato in tempi brevissimi: 23 minuti dal soccorso al trasporto in ospedale.
Resta il fatto che la società chiamata non sarebbe abilitata al soccorso di feriti ma solo al trasporto come attesterebbe una licenza del Comune di Francavilla e come sembra di capire dal sito ufficiale della società.

Abruzzo Ambulanze, già contattata ieri mattina per prima, non ha finora inteso fornire rispste alle domande che aumentano ogni giorno di più.
Chi sa qualcosa in più sono i vertici di 118 e Misericordia, la principale delle associazioni specializzata e riconosciuta per il primo soccorso in emergenza.
«Innanzitutto appare assai strano che su un evento così importante non sia stato coinvolto sin dall’inizio (come sempre accaduto in passato) l’intero sistema di emergenza locale ed in particolare il 118 che lo coordina e dirige, o comunque Associazioni preparate ad affrontare grandi eventi con strutture, materiale e mezzi idonei», dicono Gianluca D’Andrea della Misericordia di Pescara e Matteo Mattioli della Croce Rossa di Pescara.
A dimostrazione della presunta non piena efficienza del servizio di assistenza fornito durante la manifestazione Croce Rossa e Misericordia affermano di aver prestato almeno tre interventi durante la maratona ad atleti che hanno chiesto assistenza per malori per fortuna meno gravi di quelli di Fornarola.
Perché non è intervenuta la società chiamata a presidiare la manifestazione?
«Tali interventi hanno inevitabilmente lasciato il territorio scoperto di mezzi di soccorso a discapito dell’assistenza alla popolazione locale», denunciano i responsabili di Croce Rossa e Misericordia.

«E’ ben noto che per prestare assistenza sanitaria le organizzazioni devono avere un’autorizzazione sanitaria che certifichi l’idoneità dei mezzi e del personale che, nel caso della Misericordia di Pescara e della Croce Rossa Italiana, vengono rilasciate dopo aver affrontato corsi di formazione proprio dagli operatori del 118. Ci si chiede se la società privata in questione sia munita di tali requisiti; se così non fosse, ci troveremmo davanti ad una grave mancanza; un servizio cosi delicato non poteva essere affidato ad un'azienda priva dei requisiti necessari».
E’ infatti obbligatorio che gli operatori siano costantemente sottoposti ad aggiornamenti e formazione per essere in grado di affrontare ogni tipo di emergenza sanitaria investendo in essa tempo e denaro.
«L’esigenza di tali precisazioni», concludono Mattioli e D’Andrea, «nasce poiché troppo spesso si generalizza e si confonde il lavoro - o meglio il servizio - di organizzazioni serie (per fortuna la maggioranza) che collaborano da anni con il 118, formano il proprio personale, aggiornano i propri mezzi e la propria strumentazione, svolgono i propri servizi senza alcun fine di lucro, con quello di altri soggetti, che hanno tutte altre caratteristiche e non sempre sono preparate adeguatamente a servizi di assistenza così delicati. Occorre chiarezza infine, perché sebbene probabilmente il signor Fornarola non poteva essere salvato comunque, mai vorremmo trovarci nuovamente davanti ad una situazione di una tale improvvisazione organizzativa, che oltre ad esporre a rischio gli atleti, lederebbe l’intera cittadinanza».