A PROCESSO

In tre a giudizio per la sperimentazione farmacologica

Sotto accusa i rapporti del Cesi con la Fondazione UdA

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In tre a giudizio per la sperimentazione farmacologica




CHIETI. Tre rinvii a giudizio per peculato e ricettazione (prima udienza il 15 gennaio 2015) sono stati decisi ieri da Patrizia Medica, gup del Tribunale di Chieti, a chiusura di una lunga indagine affidata alla GdF di Chieti sulla sperimentazione dei farmaci al Cesi (il Centro scienze per l’invecchiamento) della d’Annunzio.
 Il peculato viene contestato al professor Stefano Martinotti, medico patologo dell’università nella sua qualità di responsabile di un laboratorio del Cesi e ad Alessandro Allegrini, ricercatore universitario e farmacista all’interno del Centro di ricerca clinica dello stesso Cesi. Per ricettazione è stato, invece, rinviato a giudizio il commercialista Gaetano Lepore che avrebbe maneggiato i soldi pagati in più per la sperimentazione.
 La decisione del gup arriva a tre anni dall’esposto-denuncia presentato in Procura dalla d’Annunzio su una presunta estorsione collegata alla sperimentazione di un farmaco nei laboratori del Cesi e dal contro esposto di un imprenditore che aveva visto bocciato il suo farmaco dall’Aifa (agenzia italiana del farmaco) prima dell’autorizzazione per la sua messa in commercio.
E l’accusa di peculato sarebbe dovuta al fatto che la sperimentazione clinica veniva pagata non solo con il contratto firmato dalla Fondazione dell’università per il Cesi. Infatti era più complesso il meccanismo denunciato da un imprenditore a cui l’autorizzazione era stata poi negata dall’Aifa.

Non solo si doveva pagare la sperimentazione ufficiale al Cesi, ma dovevano essere attivate altre consulenze per società private che facevano capo ai rinviati a giudizio. Insomma le case farmaceutiche interessate alla sperimentazione - e quindi non solo l’imprenditore presunto estorsore - avrebbero effettuato extra contratto ulteriori bonifici bancari per somme ingenti a beneficio di chi già operava all’interno del Cesi, tanto che ora la Fondazione chiede ai rinviati a giudizio anche i danni di immagine. In realtà va detto che il professor Martinotti ha sempre negato sue responsabilità in questa vicenda, come dimostra anche il fatto che ha deciso di affrontare il processo, sicuro di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati e pur potendo scegliere un eventuale patteggiamento o un rito abbreviato. Così come ha sempre respinto la sua chiamata in causa il professor Andrea Mezzetti, recentemente scomparso e già direttore del Cesi, che a PrimaDaNoi.it aveva spiegato i meccanismi della sperimentazione e le responsabilità nei contratti per le prestazioni.

Ma dietro questa storia della d’Annunzio c’è chi vede in filigrana l’inizio delle prime crepe nel rapporto tra l’ex rettore Franco Cuccurullo e l’allora direttore generale Marco Napoleone, oltre che lo scontro tra l’università di Chieti e quella di Roma, dalla cui scuola proviene il professor Martinotti che ha sempre respinto le accuse. L’esposto fu inoltrato dopo che Cuccurullo aveva chiamato in soccorso l’ex dg, quando si era visto pressato “energicamente”  dall’imprenditore Tullio Faiella che «rivoleva i soldi pagati in più perché l’Aifa aveva bocciato il suo farmaco per le insufficienze dei laboratori del Cesi».
 Napoleone lo consigliò di informare la Procura e firmò anche lui l’esposto con il quale di fatto si spalancavano i meccanismi interni del Cesi. Ma a quanto se ne sa, l’episodio che ha dato origine all’inchiesta è solo la punta di un iceberg. Infatti la lunga indagine della GdF ha utilizzato molte intercettazioni telefoniche che hanno riempito una decina di cd, il cui contenuto è stato decisivo per la conclusione giudiziaria della vicenda.

Sebastiano Calella