L'INCHIESTA

Inchiesta Xpress, Cialente: «non mi pento di aver stanziato fondi per l’aeroporto»

Nuova inchiesta giudiziaria che coinvolge il gestore dello scalo di Preturo

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Inchiesta Xpress, Cialente: «non mi pento di aver stanziato fondi per l’aeroporto»

Cialente e Musarella della Xpress

L’AQUILA. «Non sono pentito di aver assegnato soldi pubblici all'Aeroporto dei Parchi dopo questa nuova inchiesta giudiziaria. Assolutamente no, lo scalo non dipende da quel terreno», che è ora oggetto delle attenzioni dei magistrati.
Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, commenta l'inchiesta della direzione distrettuale antimafia dell'Aquila sullo scalo cittadino.
Secondo quanto emerso in fase di indagine della terra da scavo e macerie edili, provenienti da edifici privati ubicati a L'Aquila, distrutti dal terremoto, sarebbero state smaltite in una discarica abusiva di circa 20 mila metri quadrati in una zona interna all'aeroporto di Preturo, a nord della pista d'atterraggio.
Cinque le persone finite sotto inchiesta in quanto ritenute responsabili di traffico illecito di rifiuti speciali e di discarica abusiva.

Si tratta, in particolare, dell'amministratore ed il direttore commerciale della societa' Xpress, che gestisce l'aeroporto dei Parchi, un ingegnere dipendente del Comune dell'Aquila, referente per l'Ufficio Sviluppo della struttura aeroportuale e tre imprenditori, titolari delle ditte di autotrasporti della Delta Impianti s.a.s. dell'Aquila e della Lunari s.r.l. di Rieti.
Il Comune ha stipulato - nel luglio 2012 - un contratto con la società di gestione dell'aeroporto che prevedeva lo stanziamento di «un massimo di 196mila euro annui per tre anni», per le Start-Up, l'innovazione e tutte le opere di riqualificazione territoriale. Dunque, ha assicurato 196mila euro per il primo anno di gestione. Poi, con determina n.43 del 21 agosto 2013, ha liquidato alla Xpress 98mila euro come anticipazione per il secondo anno. La rata di saldo, per il restante 50%, è stata pagata con determinazione numero 4 del 3 febbraio 2014. Quattro mesi dopo sono stati anticipati altri 100mila sul terzo anno di gestione. Insomma, il Comune dell'Aquila ha già assicurato alla Xpress 492mila euro dei 588mila previsti come tetto massimo.

Il Comune a fine 2013 decise inoltre di stanziare anche 2,8 milioni per lavori «indispensabili per la messa in sicurezza» dello scalo che praticamente è fermo.
«La questione non è se io debba ancora fidarmi o meno della Xpress che ha vinto una gara», dice oggi Cialente. «Spero piuttosto che abbia stipulato un contratto serio per la fornitura delle macerie - ha proseguito il sindaco -. Quello che dovrà emergere dagli atti è se era specificato o meno che la fornitura dovesse venire dalla raccolta delle macerie e in che modo sarebbero state trattate. Anche noi abbiamo usato macerie del sisma, trattate appositamente - ha spiegato -, per rialzare di un metro il campo di rugby in sintetico di Centi Colella, a rischio esondazione. Ma lì la situazione era nota».
A suo giudizio «bisogna porre un problema generale molto serio, cioè che sulle macerie private non c'è controllo. La raccolta più veloce e sicura delle macerie è stata quella dell'Asm (la municipalizzata del Comune aquilano, ndr), l'unica dov'erano presenti costantemente Arta, Asl e Forestale per controllare».
Su quelle private, dice il sindaco, «continuo ad avere preoccupazioni perché dovrebbe esserci il Gps per tracciarle ma alle demolizioni a cui assisto non ho visto controlli e quando ho chiesto mi si è detto che è molto difficile farli. Ho massima fiducia - ha concluso - negli accertamenti della magistratura, come al solito sono assolutamente garantista ma è bene si faccia chiarezza».

CHIARAMONTE: «ETICA MORALE COME STILE DI VITA»
In riferimento alle indagini in corso, interviene anche Chiaramonte, direttore marketing e Commerciale della Xpress: «Io mi occupo di attività di marketing e commerciale. Vedere il mio nome associato ad attività criminose legate anche alla sofferenza del territorio oltre a ledere la mia immagine mi avvilisce in primis come uomo oltre che come professionista. Ho fatto dell’etica morale uno stile di vita grazie anche all’educazione ricevuta dalla mia famiglia. Mi auguro che si chiarisca al più presto la posizione mia e quella della società».
Intanto la società specifica che l’area sotto sequestro è di 4 mila metri quadrati e non 20 mila.

CORRIDORE: «NON SONO A CONOSCENZA DEL TRASPORTO DI MATERIALI DI RISULTA»
L’ingegner Mario Corridore, responsabile comunale per lo sviluppo dello scalo, anche lui indagato nell’inchiesta, invece spiega: «l'intercettazione telefonica allegata agli atti dell'inchiesta, che proverebbe il mio coinvolgimento nella vicenda, si riferisce in realtà a un colloquio assolutamente estemporaneo avuto con il responsabile tecnico dell'aeroporto. In particolare il sottoscritto, trovandosi sul posto per effettuare alcune misurazioni nell'ambito del progetto di allungamento della pista, ha segnalato l'erroneo posizionamento di un cumulo di terra (e non certo di altri materiali) avendolo visto da lontano, dall'esterno della recinzione, in via del tutto casuale. Posizionamento da ritenersi erroneo esclusivamente sulla base delle prescrizioni tecniche fornite dall'Enac per l'adeguamento della resa, ovvero l'area di sicurezza a fine pista. Il sottoscritto non è assolutamente a conoscenza dell'eventualità di trasporto e deposito di materiali di risulta e si è limitato sempre esclusivamente a fornire pareri di natura tecnica per il miglioramento dell'infrastruttura. Ritengo che la situazione possa essere velocemente chiarita nelle sedi più opportune riponendo in ogni caso ampia fiducia nel lavoro della Magistratura».