LA SENTENZA

Formazione fantasma, imprenditrice condannata a restituire 230 mila euro alla Regione

«Regia non casuale per danneggiare amministrazione pubblica»

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Formazione fantasma, imprenditrice condannata a restituire 230 mila euro alla Regione




GIULIANOVA. La Corte dei Conti ha condannato Adele Sabatini, 50 anni di Giulianova, a restituire 230 mila euro alla Regione Abruzzo per corsi di formazione fantasma .
La donna, legale rappresentante e amministratore unico della società di formazione ‘S.D.I. S.r.l’, non si è costituita in giudizio e la condanna è arrivata in contumacia.
La vicenda è cominciata 10 anni fa quando la Regione Abruzzo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per erogare risorse da destinare a corsi di formazione «per ridurre o contrastare l’impatto occupazionale negativo conseguente a crisi settoriali e locali».
In realtà i corsi non si sono svolti come da protocollo. Ad accorgersene, a maggio del 2009, è stato proprio il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: i funzionari incaricati delle verifiche hanno evidenziato gravi irregolarità nella conduzione del progetto.
Da quel momento sono partite le indagini. La Polizia Giudiziaria sulla base delle dichiarazioni fornite dai dipendenti hanno scoperto che molti di loro non avevano frequentato i corsi previsti e, inoltre, «la maggior parte delle firme apposte sui registri di presenza sono risultate apocrife».
Il consulente della procura ha scoperto che il registro delle presenze era stato «dolosamente alterato e falsato»; i corsi non «risultano essere stati tenuti secondo le modalità e la durata prevista dal progetto»; «le 20 ore di lezione previste e relative alla formazione a distanza (FAD) attraverso l’utilizzo di un CD-ROM non sono state erogate».
Infatti tutti i testimoni ascoltati hanno confermato di non avere mai effettuato tale tipo di lezione. E poi ancora «il numero dei corsisti che dichiarano di avere frequentato un corso di formazione per conto dell’ente è nettamente inferiore a quello indicato nel progetto». La maggior parte dei docenti indicati nel progetto ha dichiarato di non conoscere e di non avere svolto alcuna prestazione lavorativa per conto della S.D.I., e ha pure disconosciuto la firma riportata nel registro delle presenze nelle giornata in cui gli stessi risultavano essere gli insegnanti.
Per la Corte dei Conti l'importo del danno (euro 231.103,50) deve essere addebitato tutto a Adele Sabatini.
La donna non ha inviato deduzioni, né ha mai chiesto di essere sentita personalmente.

«RICEZIONE INDEBITA»
Secondo i giudici «emerge dagli atti e dai documenti di causa che la condotta della convenuta era diretta al fine di ricevere indebitamente il finanziamento pubblico de quo. Evidente anche il vulnus finanziario, pregiudizio derivante dalla illecita gestione dei fondi pubblici e corrispondente all’intero importo di quelli effettivamente erogati alla S.D.I. s.r.l. (scuola per disciplina d’impresa). La responsabilità di tale nocumento deve essere attribuita esclusivamente alla convenuta, legale rappresentante della suddetta società».
«Invero», si legge ancora nella sentenza, «Adele Sabatini, quale responsabile dell'esecuzione del progetto, deve rispondere della lesione derivante dall’apparente svolgimento di siffatto progetto, avendo predisposto atti ed attività in modo artificioso, al solo scopo di ottenere ingiusto ed indebito profitto in danno dell’amministrazione».
E se la donna ha rinunciato a difendersi i giudici sono chiari: «la disamina complessiva, coordinata e congiunta degli atti e dei documenti di causa conferma ampiamente il quadro di illecita gestione dei fondi evidenziato dal pubblico ministero».
«Altamente eloquenti», scrivono ancora i giudici, «le puntuali considerazioni e le analitiche rilevazioni effettuate dal consulente tecnico del pubblico ministero penale. Da quanto esposto si evince che le agevolazioni siano state concesse inutiliter, in quanto basate su attività e documentazione non veritiera ossia artificiosa, volta ad acquisire un ingiusto profitto in danno». Per i giudici è stata la donna a «concepire tutto il raggiro» e l’attività svolta le ha consentito «di riscuotere indebitamente il finanziamento». «Una regìa non casuale», conclude la sentenza, «con speculare, evidente danno per l’amministrazione pubblica».

Alessandra Lotti