SANITA'

Abruzzo. Punti nascita sempre più a rischio con i numeri dell’Agenas

Quattro ospedali sotto la media dei 500 parti/anno

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Abruzzo. Punti nascita sempre più a rischio con i numeri dell’Agenas



ABRUZZO. Impietosa fotografia del Pne (Piano nazionale esiti a cura dell’Agenas, l’agenzia nazionale sanitaria) sui punti nascita abruzzesi con meno di 500 parti/anno. Nell’elenco degli ospedali italiani sotto la soglia minima, vengono indicati Ortona (497), Atri (467), Sulmona (333) e Penne (315).
In realtà lo studio dell’Agenzia sanitaria non dice che bisogna chiudere questi punti nascita, così come altri reparti chirurgici, ortopedici e medici che lavorano poco. L’assunto da cui parte l’Agenzia è che dove ci sono meno interventi (ed in questo caso: parti) sale il rischio per la salute. E nel caso dei neonati, tenere aperto un Punto nascita che in media fa un parto al giorno, non sembra essere il massimo della sicurezza per i nascituri ed è in realtà uno spreco di risorse e di personale che non va d’accordo con le attuali ristrettezze economiche della sanità.
Come sostiene Marina Davoli, direttore scientifico dell’Agenas, il Pne non produce classifiche tra ospedali, ma solo indicazioni per migliorare la performance del singolo presidio ospedaliero. E non serve invocarlo né da parte dei tifosi della chiusura o dell’apertura a tutti i costi di questi reparti, la cui sorte – checché ne dica oggi l’ex commissario Gianni Chiodi – era prevista già dal Piano Baraldi.

E la riduzione dei punti nascita attivi in Abruzzo sarà il banco di prova per la fine del commissariamento della sanità per Luciano D’Alfonso.
Quello che sorprende nel dibattito che si è aperto sull’argomento è che non passa ancora il concetto che il Punto nascita oggi si può dire tale solo se consente il parto in sicurezza per il bambino e non per la madre, come hanno sostenuto da sempre i tecnici incaricati dalla Regione e coordinati dal direttore Maria Crocco (e non dall’Agenzia sanitaria abruzzese).
 Ora – soprattutto da parte del centrodestra che prima era molto distratto su questo argomento - si chiede con insistenza una nuova commissione che dovrebbe esprimere un parere ulteriore, a supporto delle decisioni che il duo D’Alfonso-Paolucci dovrà assumere prima di tornare al tavolo di monitoraggio romano.
Ma con questi numeri del Piano nazionale esiti sarà difficile sostenere tesi diverse da quelle dei tecnici, di cui si è invocato il parere, sia per il numero dei parti (che oggi va verso 1.000) sia per le dotazioni tecnologiche e di personale ritenute necessarie.

Sebastiano Calella