LA CONDANNA

Accademia Immagine, danno erariale per 600 mila euro, condannato Cialente e altri 7

«Scelta volontaria e cosciente di un bilancio non veritiero»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3838

Accademia Immagine, danno erariale per 600 mila euro, condannato Cialente e altri 7

Massimo Cialente




L’AQUILA. La Corte dei Conti ha condannato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e altre sette persone, Francesca Ruzza, all'epoca direttore amministrativo e poi direttore reggente, Fabrizia Aquilio, revisore dei conti, Nello Bernardi, revisore dei conti, Vito Bergamotto, componente consiglio di amministrazione, Giovanni Moscardelli, componente consiglio di amministrazione, Carlo Petricca, addetto settore amministrativo e Magda Stipa, addetta settore amministrativo.
Gli 8 dovranno risarcire un danno erariale di 594mila euro. Per il sindaco Cialente, che all’epoca era presidente, si parla di 80 mila euro, così come Aquilio, Bergamotto, Bernardi, Ruzza Francesca e Moscardelli.
L’accusa contestava artifici contabili messi in atto per ritoccare i bilanci 2007 e 2008 e ridurre, così, sensibilmente le perdite, da 400 mila a circa 250 mila, scongiurando l’ipotesi di una liquidazione che c’era già da prima del terremoto del 6 aprile 2009. Secondo la Guardia di Finanza dunque l'Accademia avrebbe dovuto restituire i contributi assicurati dalla Regione Abruzzo - per le annualità 2007-2008 - pari a 594.869.00 euro.
Ma la procura contestava anche il danno derivante dal rimborso di spese “a piè di lista”, in favore di soggetti dipendenti dell’Accademia o dell'Istituto Cinematografico dell'Aquila “La Lanterna Magica” (socio fondatore dell'Accademia), senza l’idonea documentazione giustificativa, per un importo complessivo di circa 78 mila euro negli esercizi 2007, 2008 (e 2009).
Se l’indagine penale è stata archiviata questo procedimento parallelo e contabile non ha avuto la stessa sorte.

«RAPPRESENTAZIONE NON VERITIERA»
«Emerge con chiarezza che il bilancio 2007 e, ancor più, quello 2008, fornissero una rappresentazione non veritiera della situazione finanziaria dell'Accademia», scrivono i giudici Gerardo De Marco e Luciano Calamaro nella sentenza depositata mercoledì scorso.
«Dagli atti affiora in maniera univoca», si legge ancora , «la scelta cosciente e volontaria del direttore generale, degli amministratori e dei revisori di registrare nel rendiconto dell'Accademia un credito all'epoca insussistente. Non può ignorarsi che l'argomento fu espressamente affrontato nel corso dell'adunanza del Consiglio d'Amministrazione dell'Accademia del 27 febbraio 2008».
E i giudici citano un verbale in cui si parla espressamente del riconoscimento di un contributo straordinario, a seguito della richiesta inviata nel mese di marzo 2007, a fronte dei lavori di ristrutturazione effettuati per restituire la prestigiosa sala del cinema Massimo alla città. In proposito il verbale della seduta dà atto che «il Consiglio di Amministrazione, dietro precisa rassicurazione del Presidente Cialente, delibera di imputare il contributo straordinario nel bilancio consuntivo 2007 essendo già stata predisposta dall’amministrazione comunale una delibera di giunta che prevede il riconoscimento di tale contribuzione e recuperando le quote degli ultimi cinque anni (dalla ristrutturazione del 2002 al 2006) così come operato a suo tempo per il contributo ministeriale»; ciò alla presenza dei revisori e del direttore generale dell'ente».
«E' quindi evidente», rilevano i giudici, «che il problema fu posto, nell'occasione, altrimenti non si comprenderebbe il senso della “precisa rassicurazione” del sindaco (e presidente dell'Accademia) Cialente».
Secondo i giudici la decisione di soprassedere all'esame della documentazione giuridico-contabile del caso, accontentandosi invece della sola “rassicurazione” verbale «è altamente significativa e non può essere ascritta semplicemente a leggerezza o a dimenticanza, ma costituisce l'espressione consapevole di una precisa e concorde volontà dei presenti di omettere i doverosi accertamenti cartolari sul credito in parola, evitando così di affrontare e risolvere la questione sul piano tecnico».

«PRECISO DISEGNO VOLTO A CONTENERE LE PERDITE»
«Il credito stesso, benché insussistente e non documentato, fu quindi appostato sine cura nel bilancio 2007 e per di più certificato come corrispondente “esattamente alle risultanze dei documenti contabili” malgrado fosse ben presente a tutti», si legge ancora, «che l'operazione fosse stata eseguita senza aver affatto verificato l'esistenza effettiva di un valido titolo giuridico, ma solo “sulla parola” del Sindaco».
La situazione finanziaria dell'Accademia, definita in più documenti dagli stessi imputati come «drammatica» o «gravissima» o «critica», (per di più aggravata da un notevole ritardo nell'erogazione del contributo regionale e caratterizzata quindi da una forte tensione di liquidità), configura secondo i giudici della Corte dei Conti «un effettivo ostacolo a poter anche solo supporre che i convenuti non avessero contezza della effettiva insussistenza del contributo straordinario, asseritamente dato per “stanziato dal Comune”, ma contro il vero».
«Di qui un'ulteriore conferma che l'operazione contabile non discendeva da un semplice errore», insistono i giudici, «per quanto gravissimo, ma rispondeva a un preciso disegno volto a contenere le perdite già nel biennio 2007/2008 in attesa degli sviluppi della situazione e in particolare degli sperati interventi di sostegno finanziario; disegno attuato dal Direttore Generale (che ha predisposto, a norma di Statuto, i bilanci 2007 e 2008 illustrandone i contenuti al consiglio), condiviso dal Consiglio d'Amministrazione (che detti bilanci ha consapevolmente approvato e fatto propri) e scientemente tollerato dall'organo di revisione».