IL PROCESSO

Processo di Bussi, la prova chiave è un manoscritto?

Dibattimento 'gemello' ad Alessandria contro Ausimont

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Processo di Bussi, la prova chiave è un manoscritto?


BUSSI. Riprende oggi il processo in Corte d’Assise a Chieti sui veleni di Bussi.
Diciannove gli imputati che rischiano grosso per reati come avvelenamento delle acque e disastro per aver in molte decadi smaltito rifiuti indiscriminatamente, rifiuti pericolosi perchè scarti della lavorazione della Montedison.
Oggi tocca alle parti civili che ricalcheranno grosso modo la linea dell’accusa e premeranno per la condanna degli imputati.
Poi si passerà alle difese che cercheranno di smontare l’impianto della procura di Pescara e dimostrare che non ci sono abbastanza prove per dire al di là di ogni ragionevole dubbio che gli imputati volevano inquinare o che fossero a conoscenza del disastro che si stava compiendo a Bussi.
Nell’ultima udienza, però, le requisitorie dei pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini hanno evidenziato un documento che forse potrebbe essere la prova chiave del processo.
Si tratta di un appunto a mano che proverebbe come le analisi su acque e terreni fossero state taroccate, anzi il manoscritto sembra essere un vero e proprio “vademecum” per alterare i dati e per non allarmare la popolazione e chi non sapeva.
Si tratta del «Manoscritto “Bussi – HPC” del 19/3/2001» una serie di fogli che hanno preannunciato il piano di caratterizzazione della zona predisposto da Montedison (Ausimont e Hpc) e notificato agli enti pubblici. In pratica con questo documento per la prima volta la vecchia Montedison informava gli enti pubblici dell’inquinamento, autodenunciandosi. Ma era solo il 27 marzo 2001 mentre l’attività si era insediata agli inizi del ‘900.

Il manoscritto si inserisce nella corrispondenza tra la direzione operation di Ausimont, (ingegner Capogrosso) e l’HPC, incaricata di redigere il Piano di Caratterizzazione delle aree interne allo stabilimento Siac.
Da questa documentazione, ricostruisce la procura di Pescara, si evince come la società Ausimont intendesse portare avanti la strategia di occultamento dei dati relativi alle analisi del sottosuolo e della falda acquifera, «per fornire un quadro molto sottostimato delle criticità ambientali del sottosuolo e della falda».
In un documento denominato “Incarico per HPC da Capogrosso”, è stata trovata un frase molto significativa: «predisposizione analisi ad hoc da analisi fatte da Bussi per SIAC/HPC, senza dati negativi per H2O e per suolo, relativi a luoghi edificati per impianti».
«E’ chiaro il riferimento», annotano i Forestali, «all’edificazione di nuovi insediamenti produttivi (attuale Silisiamont e Fine Chemicals), realizzati sull’area ex SIAC, contaminata e non bonificata. Con il suddetto documento si affronta anche la problematica relativa alla contaminazione da mercurio dei terreni e dell’acqua di falda. Vengono fornite disposizioni su come la HPC dovrà attuare le indagini al fine di minimizzare e sottostimare il reale stato di inquinamento e rappresentare uno stato di non inquinamento del fiume Tirino da mercurio e piombo».

Per cui «venivano abbassate le concentrazioni dei suddetti metalli pesanti fino a farli rientrare nella norma in prossimità della confluenza con il fiume Pescara».
In un altro passaggio del documenti vengono evidenziate le seguenti affermazioni: «nessun rischio per l’esterno (sotto e a valle per falda)», «l’inquinamento NON ESCE, non c’è emergenza, ma bonifica da risolvere in accordo con le autorità», «OCCORRE NON SPAVENTARE CHI NON SA».
In un altro appunto a mano si legge: «S5 - è critico per clorometani nel terreno da analisi di Piazzardi. Si toglie la analisi di Piazzardi e si mettono i nostri valori "corretti", lasciando la indicazione del carotaggio allo stesso punto effettivo.S9 – Si corregge con ns S9 Tutti a posto nel terreno».
Si tratta –sostengono i pm- di vere e proprie indicazioni tecniche per “taroccare” i documenti da consegnare agli enti pubblici sulla gravità della contaminazione.
Poi ancora : «Concentrazioni non elevate e non richiedenti atti di bonifica. Non richieste attività di bonifica per CLMT, ma solo attività di maggiore controllo ai piezometri».
I forestali hanno poi trovato anche una doppia documentazione sui risultati delle analisi dei carotaggi e dei piezometri relativi alla concentrazione di mercurio. Su questi documenti è stata riportata a penna, per i medesimi punti di campionamento, la dicitura “vere – false”, «dove in quelle false sono state sistematicamente abbassate le concentrazioni» di inquinanti.
Ma chi scrisse quegli appunti e diede quelle direttive per “alterare” i dati delle analisi e farle rientrare in parametri meno allarmanti?
I pm lo hanno detto chiaramente: si tratta proprio dei vertici della allora Ausimont, Leonardo Capogrosso coordinatore dei responsabili dei servizi di protezione ambientale; Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano; i quali rispondevano a Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont.

L’INTERROGATORIO
I pm ne sono sicuri perché a rivelarlo è stato Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002) durante l’interrogatorio davanti la Forestale del 9 luglio 2008.
Guarracino dice: «La caratterizzazione, che venne eseguita propedeuticamente alla notifica secondo il Dm 471/99, venne decisa a livello centrale di Ausimont. Se ne occuparono direttamente il dottor Capogrosso, direzione Operation Ausimont, ed il dottor Boncoraglio HSE. Sempre a livello centrale venne scelta la società a cui affidare l’incarico della caratterizzazione e le modalità esecutiva della stessa. (…) All’epoca l’amministratore delegato di Ausimont era l’ingegner Carlo Cogliati a cui riferivano i responsabili centrali di HSE (Boncoraglio) ed Operation (Capogrosso)» .
E aggiunge: «La stessa notifica firmata da me e presentata agli enti locali non è stata da me redatta materialmente, ma mi è stata sottoposta secondo uno schema comune a quello preparato negli altri stabilimenti e secondo la falsa riga. Presumo fondatamente che mi sia stato sottoposto dal Responsabile HSE che coordinava l’attività del gruppo ( Boncoraglio)».
Nell’interrogatorio del 10 novembre 2008 reso da Guarracino davanti al pm lo stesso individua l’autore del manoscritto: «sono appunti presi dal responsabile di HSE in qualche modo, era il dottor Boncoraglio»
Per la procura questi appunti sono la prova che anche i vertici sapevano, anzi erano tenuti al corrente di tutto e impartivano persino le direttive e le informazioni da divulgare all’esterno e le modalità per alterare le analisi chimiche.

IL PROCESSO GEMELLO
Curiosamente alcuni degli imputati più importanti della ex Montedison sono impegnati parallelamente in un processo “gemello” ad Alessandria per l’inquinamento dello stabilimento di Spinetta Marengo.
Anche qui il processo è alle battute finali.
Anche in quel caso sotto processo c’è Ausimont mente parte civile è Solvay, subentrata nel 2001. Le contestazioni sono praticamente uguali a quelle di Bussi così come la storia denunciata, quasi a dimostrazione che le cose andassero davvero così a quei tempi. Rifiuti, smaltimento senza criteri, inquinamento delle falde: tutto sembra uguale.
Il pubblico ministero Riccardo Ghio ha chiesto per gli otto imputati dai 18 ai 10 anni di carcere.
Avanzate anche le richieste di risarcimento delle parti civili in via provvisionale: 100 milioni dal Ministero dell’Ambiente, 100 mila dalla Provincia, 160 mila dal Comune, 10 mila per ogni singola parte civile
Tra gli imputati figurano anche in quel processo Carlo Cogliati, presidente a amministratore prima Ausimont fino al 2002 e che nel ’93 già patteggiò una pena nell’ambito di uno dei processi satelliti di Mani pulite, Luigi Guarracino, direttore di stabilimento di Spinetta fino, Francesco Boncoraglio, responsabile funzione ambiente.

a.b.