PAURA PANDEMIA

Ebola, la Asl di Pescara si prepara all’emergenza

Oggi video-conferenza nazionale sul virus per informare e concordare strategie

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Ebola, la Asl di Pescara si prepara all’emergenza

Giustino Parruti

ABRUZZO. «Ebola? Un virus emorragico maligno che blocca i ragionamenti delle nostre cellule che hanno un sistema di regolazione per cui il nostro sangue non è né troppo fluido né troppo denso. Ebola interrompe questi meccanismi e quindi provoca emorragia».
Giustino Parruti, primario di Infettivologia nella Asl di Pescara, spiega così i misteri che circondano questo virus e cerca di esorcizzare eventuali paure immotivate.
Il primario ripete che il contagio non si trasmette per via aerea, ma attraverso le secrezioni ed i liquidi del corpo, siano essi sangue, vomito o diarrea e quindi bisogna evitare il contatto con questi liquidi.
Alla luce di quello che è successo con i contagi  in Spagna e negli Usa - dove pure esistevano ed esistono sistemi di sicurezza approvati secondo i protocolli internazionali - il problema che i medici si sono posti come infettivologi è se questo virus si possa aerosolizzare in presenza di secrezioni abbondanti.
 Di fronte a questo possibile pericolo, la Asl di Pescara ha già predisposto un piano che innalza il livello di sicurezza degli operatori, i più esposti al possibile contagio. Per questo sarebbe già stato elaborato un piano in due fasi: l’acquisto di scafandri molto più evoluti rispetto a quelli usati normalmente e la creazione – a fianco al Pronto soccorso – di un locale molto attrezzato ed acquistato in franchising dove effettuare il triage, cioè dove condurre i casi sospetti ed iniziare i prelievi e le cure dove gli operatori sanitari saranno tutelati al massimo.

 Ma ci sono stati casi sospetti?
«No e non si è diffusa nemmeno la psicosi, né si avvertono casi di paura immotivata – continua il primario di Infettivologia – anche perché è ormai chiaro che un’eventuale febbre iniziale non contagia le persone. Semmai i rischi iniziano con i prelievi di sangue ed aumentano con la progressione dei sintomi. Quindi la vera sfida è mettere in sicurezza il malato e garantire il lavoro del medico e dell’infermiere che devono materialmente effettuare gli interventi di assistenza. Perché qui non siamo in Africa, dove il malato di Ebola viene chiuso in un locale ed al massimo gli forniscono acqua e cibo. Qui il pericolo c’è solo nel momento dell’accertamento della malattia. Dopo di che il paziente viene preparato per il trasferimento nel centro nazionale di riferimento che è l’ospedale Spallanzani di Roma».
 La Asl di Pescara anticipa le iniziative degli altri ospedali e questa mattina proprio il primario Parruti sarà presente come rappresentante della Regione Abruzzo in una video-conferenza nazionale dove verranno date altre indicazioni su come affrontare un eventuale contagio.
«Si tratta di concordare criteri minimi uniformi nazionali per affrontare il problema e per evitare inutili allarmismi o ritardi nella predisposizione di tutto quello che serve».

Sebastiano Calella